DELLY.

Di fronte all'insidia.
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1964. Casa Editrice Salani, Firenze.
I ROMANZI DELLA ROSA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Mascia giunge improvvisamente in casa della cugina Rosanna:  orfana e sola e viene accolta con amore e tenerezza.
Il romanzo si svolge tra avventure, intrighi e misteri che fanno intravedere la tragica conclusione di un dramma, nel quale per un amore sano e forte dir la sua parola decisiva.
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Notizie su Delly.
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Delly  in realt uno pseudonimo collettivo, adottato da Jeanne-Marie Petitjean de la Rosire, nata ad Avignone il 13 settembre 1875, e suo fratello Frdric Petitjean de la Rosire, nato a Vannes nel 1876. 
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. 
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione. 
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria , la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi - ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925 - e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello. 

Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly". 

Il romanzo rosa,
Quello di Delly  stato considerato il prototipo del romanzo popolare, soprattutto di romanzi rosa. Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori. 
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Capitolo I.
LA FAMIGLIA ARZEN.

Losbleuc  una cittadina bretone in buona
posizione sulla riva di un fiume trasparente,
circondata da boschi finora risparmiati dall'ascia
devastatrice che spoglia senza piet
tante delle nostre pi belle contrade.  anche
una citt molto vecchia, fiera del suo
quartiere antico, dove le strade strette hanno
ognuna un selciato diverso dall'altro, dove le
case, del tempo della duchessa Anna, offrono
al turista ampia materia di studio e di osservazione.
La chiesa, piuttosto buia,  un curioso
esemplare di architettura dell'epoca, e un altro
esemplare ne  il ponte che attraversa il
fiume. Qui c' una torretta lavorata come una
trina di pietra, l una finestra che fa trasalire
di ammirazione gli intenditori; pi lontano,
una fontana venerabile ornata delle
armi di Bretagna.
Perfino l'erba che spunta tra i selciati, la
muffa verdastra che ricopre talune vecchie
case, i deliziosi giardini abbandonati a se
stessi che digradano verso il placido fiume in
onde lussureggianti di verzura arruffata, aggiungono
al quartiere antico una nota di poesia
arcaica e pittoresca.
Losbleuc ha anche un quartiere nuovo, vicino
alla stazione, una graziosa stazione
bianca che vede discendere ben pochi viaggiatori,
poich la cittadina non offre attrazioni
se non a chi si interessa del passato.
Nuovo si deve intendere qui come termine
di paragone, perch la maggior parte delle
case che formano questo quartiere, pur non
avendo avuto l'onore di vedere il regno della
buona Duchessa, non sono per questo meno
venerabili.
Tale, insieme alle altre, si presenta la
dimora del signor Arzen, il notaro pi conosciuto
di Losbleuc : una buona vecchia
casa senza pretese architettoniche, dove tutta
la nidiata  sistemata comodamente, dove
l'aria e la luce circolano nelle grandi stanze
nelle quali non sono state risparmiate le finestre.
Una famiglia simpatica, quella degli Arzen.
Sette figli molto bene educati da genitori
affettuosi, ma severi. C' anche la nonna,
venerata da tutti.
Aggiungiamoci anche la vecchia Maria, la
cuoca, spesso brontolona, ma che si butterebbe
volentieri nel fuoco per i suoi bambini.
... Il pomeriggio di marzo  sul finire, un
po' piovigginoso e molto fresco. Nel salotto,
la signora Arzen e sua suocera stanno cucendo
vicino a un focherello di legna. Il salotto
 semplice, punto moderno. Le due
donne lo avevano ornato di tappezzerie e di
ricami prima che i continui arrivi di nuovi
bimbi le privassero del tempo da dedicare a
simili lavori.
Ora c'erano altre cose da fare : accomodare,
allungare, fare calzoncini per Lino che
aveva gi otto anni e grembiulini per Giuseppina,
la pi piccola.
Il notaro aveva una buona clientela, nondimeno,
con una famiglia cos numerosa, era
necessario fare economia. Gli Arzen vivevano
molto semplicemente, ma ci non impediva
che fossero felicissimi; si contentavano della
loro sorte senza invidiare le ricchezze altrui,
ed erano anche molto uniti tra loro.
In un angolo del salotto Lino giocava con
Giuseppina, che aveva da poco compiuto cinque
anni. Lino era cieco, questa era la croce
della famiglia. Non si poteva immaginare un
bambino pi bello. I capelli biondi e ondulati
incorniciavano un visetto fine, quasi sempre
sorridente, perch Lino era l'allegria in
persona, e nessuno avrebbe potuto credere,
in un primo momento, che quei grandi occhi
azzurri fossero incapaci di vedere; il bambino
aveva il miglior carattere del mondo e un
cuore tenero che si affezionava profondamente.
- Lino caro, Rosanna ha portato via il
lume da tavolo per lustrarlo, e non lo ha riportato, -
disse la signora Arzen. - Vai a
chiederglielo. -
Il bimbo si alz senza esitare e and verso
la porta. L'apr, fece qualche passo nel corridoio,
e, tornato in salotto, si avvicin alla
madre circondandole affettuosamente il collo
con un braccio.
-  inutile, mamma, sento Rosanna che
viene. -
Infatti una ragazza apparve quasi subito;
aveva in mano un lume che pos sulla tavola
vicino alla quale lavoravano la signora
Arzen e la nonna.
- Scusate se non l'ho portato prima, ma
la povera Maria ha un mal di testa cos forte,
che mi ero messa io a fare la maionese; e a
un tratto  impazzita...
- Chi? Maria? -
Queste parole erano state dette da un ragazzo
sulla quindicina, robusto e ben fatto,
con i capelli rossi tagliati corti, il viso energico,
particolarmente intelligente e astuto.
Era apparso sulla soglia della porta tenendo
in una mano una cartella e nell'altra il berretto
che si era tolto per salutare la mamma
e la nonna.
La ragazza fece una risatina squillante che
scopr dei bei denti.
- Si sa; basta che torni Tug, per esser
certi di sentire qualche grulleria! E di
Gianni, che ne hai fatto?
- Presente!... - esclam una vocetta armoniosa.
Tra Tug e il vano della porta era sbucata
una testa bionda, un viso minuto, birichino,
in cui brillavano gli occhi ridenti.
- Salite presto a cambiarvi, cari, - disse
la signora Arzen.  E tu, Tug, passando,
di' a Marion che ha studiato abbastanza per
oggi e che venga a raggiungerci.
- Vado, mamma, ma la disturber, madama
Sapienza. -
Tug, il punzecchiatore di casa, aveva messo
questo soprannome alla sorella, una ragazzina
di quattordici anni, che studiava accanitamente
ed era sempre la prima della classe
al collegio Cordier.
Rosanna aveva aperto la porta che metteva
in comunicazione con la sala da pranzo e cominciava
ad apparecchiare la tavola. Dopo
poco Marion la raggiunse.
Le due sorelle non si somigliavano per
nulla.
La maggiore, snella e slanciata, aveva un
bel visino roseo, con grandi occhi di un azzurro
cupo, profondi e dolcissimi, e una capigliatura
castano dorata, morbida e soffice,
che suscitava l'invidia di molte fanciulle sue
coetanee.
Marion era la sola della famiglia che avesse
i capelli neri e la carnagione da gitana.. Era
alta e dinoccolata, punto bella, come spesso
dichiarava Tug. Era nell'et ingrata. Marion
aveva inoltre un carattere un po' difficile
e una buona dose di amor proprio; ma
era buona di cuore e voleva un gran bene a
tutti i suoi.
A un tratto, di sull'uscio del salotto, si
fece udire la voce del signor Arzen.
- Mamma, Elena, volete venire un momento
nel mio studio? -
La nonna e sua nuora uscirono subito dalla
stanza.
Rosanna e Marion si scambiarono uno
sguardo inquieto.
- Che ci sia qualche cattiva notizia? -
mormor Rosanna. - La voce del babbo era
diversa dal solito, hai sentito anche tu, Marion? -
Marion annu. Con gesti pi lenti le due
sorelle continuarono ad apparecchiare, poi
tornarono in salotto mentre Tug e Gianni vi
entravano, vestiti da casa.
- Guarda! La mamma e la nonna sono
sparite! - esclam Tug. - Volevo annunciare che ho fatto un
componimento stupendo! -
E schiocc le dita.
- Sono tutte e due occupate col babbo...
Gianni, vai a dire a Maria che non si affretti
a portare in tavola. -
Gianni, un ragazzetto di dodici anni, magro
e nervoso, finse un'aria spaventata.
- Mi manger, Rosanna. Gi stamattina
era tutta spinosa e mi ha mandato energicamente
a spasso quando le ho chiesto un uovo
da buttar gi.
- Ha un gran mal di testa, caro. Vai ad
avvertirla e non ti preoccupare del suo malumore.
- Non dubitare, lui non ha paura del suo
malumore! - esclam ridendo Tug. - E neppur
io, del resto. Maria  una vecchia brontolona,
ma sappiamo che cosa nasconde dietro
le sue arie feroci.
- Io voglio molto bene a Maria, - disse
Lino serio serio.
- Sfido! Tu sei il suo preferito, bambino
mio! -
E Tug, alzato il fratellino tra le braccia,
gli schiocc un paio d baci sulle gote.
- Anch'io! Anch'io!... - strill la piccola
Giuseppina accorrendo col nasino alzato
e i riccioli biondi svolazzanti intorno al
visetto birichino.
- S, due baci anche a te, Josie, e niente
gelosie!... Non esistono tra noi queste cose,
lo sai.
- No, grazie a Dio! - disse Rosanna sedendosi
e prendendo un lavoro incominciato.
Il tempo scorreva; l'ora della cena era passata,
e i genitori non si vedevano ancora. Rosanna
lavorava; Marion, che evitava per
quanto era possibile i lavori di cucito che non
le andavano a genio, sfogliava un libro gi
letto venti volte; Tug punzecchiava la sorellina;
Gianni faceva a Lino la descrizione del
suo professore di tedesco.
Alla fine il signor Arzen e sua moglie comparvero.
Avevano tutti e due l'aspetto triste
e preoccupato.
- Andiamo a tavola, ragazzi, - disse il
babbo.
Maria port la zuppiera e la signora Arzen
serv, la minestra : una scodella piena a
ciascuno. Ma il babbo la prevenne.
- A me poca, Elena. -
E vedendo gli sguardi inquieti che si volgevano
a lui dopo essersi fermati sul posto
vuoto della nonna, disse con tristezza :
- Ho ricevuto poco fa un telegramma che
ci annunzia la morte dello zio Gustavo.
La nonna ed io partiremo tra poco per Parigi. -
Lo zio Gustavo!... Nessuno lo conosceva.
I ragazzi pi grandi sapevano soltanto che
era un fratello minore del babbo, un capo
scarico che, col pretesto della vocazione artistica,
aveva abbandonato molto giovane la
casa paterna e aveva sposato, a soli venticinque
anni, una russa, artista lirica di secondo
ordine in un teatro parigino. Sette anni
dopo, la moglie era morta lasciandogli una
figlioletta.
Mai, da allora, aveva cercato di riavvicinarsi
alla famiglia. All'epoca del suo matrimonio,
il fratello maggiore gli aveva fatto
dei rimproveri che non erano stati perdonati.
Perfino la madre non riceveva mai sue notizie
e molto spesso la povera donna aveva versato
lacrime cocenti pregando per il figliuol
prodigo.
Non le restava adesso che la triste consolazione
di baciarlo sul letto di morte.
- Povera nonna! - disse Rosanna con le
lacrime agli occhi. - Che viaggio penoso
sar per lei... e anche per te, babbo!
- S, perch ho sempre voluto molto bene
a quel povero ingrato. Come sar morto ? Chi
lo avr assistito nei suoi ultimi momenti?...
E quali nuove tristezze ci riserva forse sua
figlia? Deve essere stata educata in modo
strano.
- Quanti anni ha, babbo?
- Diciotto, mi pare, come te, cara. Maria,
portatemi presto della verdura e un
po' di formaggio. Devo anche dare le mie
istruzioni a Camlieu prima di partire. Rosanna,
guarda l'ora esatta del treno. Gianni,
vai a cercare la mia valigia.
- Te la preparer io, non occuparti di
niente, Roberto, - disse la signora Arzen.
- Ora salgo ad aiutare la mamma, poveretta.
- Ci vado io, - propose spontaneamente
Marion che pure non era solita scomodarsi.
- No, figliuola; ho da parlare con la
nonna. Cerca di mangiare qualche cosa, Roberto;
avrai bisogno di tutte le tue forze,
laggi, per provvedere a delle tristi formalit.
- S, mi sforzer... Tug, scrivi tu a Francesco
per comunicargli il lutto che ci colpisce. -
Quando messer Tug quella sera sal nella
sua camera, che occupava da solo da quando
Francesco, il maggiore, era alla scuola navale,
si sedette alla scrivania, prese un gran
foglio di carta e cominci :
Carissimo fratello,
questa volta ti mando una partecipazione: lo zio Gustavo  morto. Il babbo e la
nonna sono partiti poco fa per Parigi. Mi
dispiace per loro, perch altrimenti lo zio
Gustavo  per noi uno sconosciuto. La povera
nonna  molto addolorata, e non vediamo
l'ora che sia di ritorno, tranquilla in mezzo
a noi.
Ma c' l'altra sua nipote, laggi, che probabilmente
le dar del filo da torcere.
Smetto di scrivere perch ho troppo sonno.
Eppoi sai bene che non valgo un fico secco
come corrispondente. Lascio a madama Sapienza la cura di
ammannirti le belle frasette
forbite alla Svign.
Sempre ingolfata tra i libri, la nostra
Marion. Buona figliuola, peraltro, ma suscettibile!...
Si sa : ognuno ha i suoi difetti, non
 vero, fratellone?
a Buona notte. Ti abbraccio.
Tug
 
Capitolo II.
IL NASO DI TUG.

Di fronte alla casa del notaro ne sorgeva
un'altra della stessa epoca, di bell'aspetto,
separata dalla strada da un giardino stretto,
chiuso da una cancellata arrugginita. Era
di propriet di un medico di Losbleuc, il
dottor Dornoy, compagno di studi e amico
del signor Arzen. Le due famiglie erano
unite, oltre che dall'amicizia, anche da un
lontano legame di parentela.
Sposatosi con la figlia di un magistrato di
Vannes, era rimasto vedovo poco dopo la nascita
dell'ultimo bambino, il piccolo Roberto,
figlioccio del notaro. Una sua zia, la signorina
Lazarina Dornoy, era venuta ad abitare
con lui per badare alla casa ed educare i suoi
tre figliuoli.
La prima parte del programma era stata
sempre molto bene eseguita: la direzione di
una casa non aveva segreti per la signorina
Lazarina; ma quanto all'educazione dei figli,
era tutt'altra cosa. La zia era buona, certo,
ma un po' dura e autoritaria e di idee arretrate.
Con Piero, il maggiore, un buon ragazzone
flemmatico, le cose andavano abbastanza
bene; ma Michela e Roberto, Michon e Bobby
per gli intimi, non erano fatti della stessa
pasta e non erano certamente ragazzi facili a
dirigere.
Da qualche mese, Bobby specialmente,
molto fiero dei suoi sei anni, stava diventando
molto indipendente. La signorina
Lazarina ne dava la colpa all'esempio di Michela
e ai cattivi consigli di Tug e di Gianni,
poich i piccoli Dornoy erano quasi tutto il
giorno nella casa di fronte, mentre gli amici
non ricambiavano spesso le visite.
La signorina Dornoy non permetteva giuochi
chiassosi o che sporcassero e mettessero
in disordine la casa tanto ben tenuta. Tug
assicurava che appena ci metteva piede, sentiva
una cappa di ghiaccio che gli calava
sulle spalle.
- Venite a scongelarvi da noi, poveretti! -
diceva agli amici. - Se non aveste il nostro
appoggio, uno di questi giorni vi troveremmo
trasformati in mummie. -
Piero, Michela e Bobby non se lo facevano
dire due volte. Una fraterna amicizia li legava
ai piccoli Arzen. Dal canto loro, la
nonna, la mamma e anche Rosanna, da
quando era diventata grande, facevano quanto
potevano per sostituire la madre dei poveri
orfani, dando loro con tatto dei buoni consigli
oppure facendo rimproveri che, pur non
avendo la fredda severit di quelli della zia
Lazarina, producevano tuttavia un effetto migliore.
Cinque giorni dopo la partenza del signor
Arzen e di sua madre, tutto il gruppo era
riunito in giardino sotto la sorveglianza di
Rosanna che lavorava all'ombra di un piccolo
chiosco, perch in quel pomeriggio di
marzo, il sole scottava. Tutti avevano vacanza
e ne approfittavano con entusiasmo. Il
vecchio giardino, disegnato alla moda di altri
tempi, risonava di risate e di richiami
gioiosi.
- Uff!... Ora mi riposo un poco, ho troppo
caldo, - disse Michela lasciandosi cadere su
una panca. - Tug, vieni anche tu? -
Tug non si fece pregare. Se l'intendeva a
meraviglia con Michela, la cui indole franca
e decisa si accordava col suo carattere risoluto.
Per qualche momento la ragazzina rimase
in silenzio, sventolandosi con il cappello il
visetto affilato, illuminato da due occhi bruni
di rara intelligenza.
Accanto a lei Tug, con la punta di un bastone,
tracciava delle lettere sulla sabbia del
viale.
Michela si chin e lesse ad alta voce:
- Mascia... non  il nome di tua cugina?
- S, - rispose asciutto Tug.
- Sei contento di conoscerla?
- No, affatto. -
Michela lo guard a occhi spalancati.
- In che tono lo dici! Eppure la tua
nonna e tuo padre assicurano che  molto
carina e bene educata.
- Pu darsi, ma c' il mio naso.
- Che c'entra, ora, il tuo naso? - interrog
Michela, meravigliata.
- Ma s, ho un naso straordinario, un
fiuto, se preferisci. Quella Mascia non mi
dice nulla di buono.
- Questa  grossa!... Come puoi giudicarla,
senza neppure conoscerla?
- Il mio infallibile naso, Michon. -
Michon scoppi in una risata, ma quel
bravo ragazzo di Tug non si offese di tanta
irriverenza.
- Chi vivr vedr, - concluse con filosofia.
- A ogni modo, sono contento che il
babbo e la nonna tornino, finalmente! Anche
Camelia  contento, perch potr partire per
assistere al matrimonio di sua sorella.
- Oh, ecco proprio Camelia che viene verso
di noi! -
Da uno dei viali si avvicinava un ometto
sulla quarantina, stempiato, dal viso pieno
e dalla carnagione fresca. Dietro le spesse
lenti degli occhiali sbattevano gli occhi neri,
sorridenti.
Questo individuo, che rispondeva al nome
di Luca Camlieu, era il primo scrivano del
signor Arzen del quale godeva la massima
fiducia. Era un ottimo uomo, molto amato
dai ragazzi che trovavano in lui una indulgenza
senza limite.
Tug lo aveva soprannominato Camelia, non
tanto per analogia con il suo nome, quanto
per il colorito roseo, almeno cos diceva quel
birichino.
Bobby e Giuseppina gli corsero incontro.
- Ci hai portato dei ranocchi, signor Camlieu? -
grid il bambino.
- No no, oggi no, bambino. Si trovano al
mio paese, vicino a Josselin. Oggi porto una
notizia. -
Michela, Tug, Piero e Gianni, si avvicinarono
incuriositi. Anche Marion, che stava
leggendo seduta su una panchina, alz il
capo.
- Una notizia buona? - chiese Michela.
- Buona?... Eh, secondo!... Se quelle persone
saranno simpatiche, sar buona, altrimenti...
- Quali persone? - interruppe Tug.
- I proprietari della Villa degli Uccelli.
- Verranno ad abitarci? -
Una costernazione generale si dipinse su
tutti i visi.
- Ma s, il domestico del signor di Rodennec,
quello che and via con lui quando part
di qui, e che lo ha sempre seguito,  venuto
a ritirare le chiavi della villa per vedere quali
riparazioni ci sono da fare. Il suo padrone,
ora ammalato,  stato preso dalla smania di
rivedere il suo paese e di venire a finir qui
i suoi giorni. Arriver tra un paio di settimane;
sta facendo il viaggio di ritorno sul
suo yacht, in compagnia della moglie e del
figlio. Eh, eh!... Potranno essere degli ottimi
clienti, se affideranno la cura dei loro affari
al nostro studio! Il signor di Rodennec era
gi ricco prima di partire, e laggi  diventato
un vero nababbo. -
Si fregava le mani, tutto contento all'idea
della manna che poteva cadere sul suo principale;
perch quel bravo Camlieu non era
guastato da idee moderne e considerava come
suoi gli interessi del notaro. Gi nella sua
mente contemplava gli atti importanti che
sarebbero stati stesi nello studio Arzen: il
contratto di matrimonio del giovanotto... gli
affari da sistemare dopo la morte del signor
di Rodennec.
Prevedeva tutto, il buon Camlieu.
Ma i ragazzi non vedevano cos lontano.
Per loro era una vera costernazione; ed ecco
perch: soltanto una siepe separava il piccolo
parco della Villa degli Uccelli dal giardino
degli Arzen, e in quella siepe, gi da
molto tempo, Tug e Gianni avevano aperto
un passaggio.
Abbandonato a se stesso, fresco e frondoso,
attraversato da un gomito del fiume, il piccolo
parco era l'ideale per i giuochi di quei
ragazzi.
Quanti dolci ricordi vi erano raccolti! Francesco
ne aveva fatto l'argomento della sua
prima poesia; Tug e Gianni non potevano
contare le merende che vi avevano fatte con
i loro compagni nei giorni di vacanza; Rosanna
ammirava il suo pittoresco abbandono
e amava la sua ombra, deliziosa durante
l'estate.
E non c'era pericolo che il proprietario venisse
a disturbarli! Il signor di Rodennec era
partito dalla Bretagna dopo aver perduto la
moglie e un bambino; aveva viaggiato a lungo,
poi, in India, era passato a seconde nozze
con una ind di alta casta dalla quale aveva
avuto un figlio.
Mai pi era tornato nel suo paese. Il signor
Arzen aveva in consegna le chiavi della
casa e gli spediva le rendite di una sua grande
tenuta nei dintorni. I ragazzi si consideravano
dunque in casa loro nel parco abbandonato.
- Che tegola, cari miei! - esclam Tug.
E correndo verso la sorella maggiore che
aveva interrotto il lavoro per ascoltare,
grid:
- Hai sentito, Rosanna?... Anche tu volevi
tanto bene al vecchio parco!
- S,  una cosa spiacevole; ma che volete,
ragazzi, non possiamo mica impedire
l'ingresso al proprietario!
- Io ci ander lo stesso, - dichiar
Bobby.
- Anch'io! - fece eco la vocetta di Giuseppina.
Il signor Camlieu la prese in collo.
- Manderanno le guardie ad arrestarti,
piccola Josie.
- Non ho paura delle guardie. Non ho
paura di niente, io!
- Solo dei cenciaioli, non  vero, tesoro?
- disse Tug.
Giuseppina si confuse e fece il broncio voltando
la testolina.
- Devono essere persone poco garbate, per
venirci a disturbare cos! - esclam Michela.
- Che cosa dice il tuo naso di loro,
Tug?...
- Nulla per il momento, cara. Se mi dir
qualche cosa, ti comunicher le mie osservazioni. -
Bobby, prendendo da parte Gianni, gli
sussurr:
- Senti, se si mettessero nel parco delle
bestie molto cattive? Quelli avrebbero paura
e se ne andrebbero via subito subito.
- S; ma quali bestie?
- Dei serpenti naia, come quelli della figura
che Marion mi fece vedere l'altro giorno.
Eppoi dei leoni e delle grosse scimmie.
- E dove li andrai a pescare, sciocchino?
Se avessi almeno una mezza dozzina di topi
che gli sgattaiolassero tra le gambe! Ah, il
nostro parco! Che disgrazia! -
Tug, con la fronte corrugata, girava attorno
al sicomoro in un atteggiamento da Napoleone.
Michela lo guardava incuriosita; finalmente
non pot pi trattenersi, e gli si avvicin.
- A che pensi? - gli chiese.
Il ragazzo si ferm, le afferr il braccio e
sussurr misteriosamente:
-  stata lei che ci ha portato questo
guaio.
- Lei, chi?
- La cugina russa! Porta male.
- Sei pazzo, Tug.
- I pazzi sono spesso le persone pi savie,
Michon. In ogni modo, io sto con gli
occhi aperti! -
 
Capitolo III.
L'ORECCHIO DI PASCAL.

La nonna avrebbe condotto con s la nipote.
Era rimasta sorpresa, aveva scritto alla
signora Arzen, di trovare una ragazza molto
bene educata, mite, incantevole, affettuosa,
che aspirava soltanto a una vita tranquilla,
di famiglia.
Mascia era vissuta in Russia fino all'et
di sedici anni, con una zia della madre, che
possedeva nella provincia di Kiev una piccola
propriet che amministrava da s. Poi
Gustavo Arzen, che fino ad allora non si era
occupato della figliuola, aveva avuto l'idea di
farla venire a Parigi e l'aveva messa in un
buon collegio dal quale sarebbe dovuta uscire
solo nei mesi estivi per andare a passare le
vacanze dalla zia.
Ma questa zia era morta gi da qualche
tempo; Mascia non aveva beni di fortuna, ed
era troppo giovane per vivere sola. La nonna
le aveva detto:
- Vuoi venire a stare con noi? Troverai
una famiglia che ti vorr bene. -
Mascia si era gettata piangendo tra le
braccia della nonna.
- Oh, nonna, che fortuna  questa per
una povera orfana come me! -
La notizia era stata accolta con gioia da
tutta la famiglia Arzen, tranne Tug. Ognuno
si preparava a ricevere come meglio poteva
la povera ragazza rimasta senza famiglia. Le
avevano preparata una camera accanto a
quella di Rosanna.
Questa, il giorno del suo arrivo, la riemp
di fiori, con quel gusto squisito che metteva
in tutte le cose.
Alle sette i ragazzi erano tornati dal collegio
e Marion dall'istituto; tutti si incamminarono
verso la stazione. Sul marciapiede,
il signor Le Doullec, capostazione, salut la
signora Arzen e Rosanna e rispose compiacente
alle domande di Gianni che si interessava
di tutto, mentre Tug, con le mani conserte
dietro la schiena, andava in su e in gi
a passi concitati, seguito da Giuseppina che
trotterellava tirando al guinzaglio il suo piccolo
Kif-Kif.
- Ecco il treno! - grid a un tratto
Gianni.
Appariva infatti un pennacchio di fumo.
Alla svolta della strada ferrata spunt la locomotiva,
poi la fila dei vagoni.
Da uno sportello qualcuno si sporgeva agitando
un fazzoletto.
-  la nonna! - annunzi Giuseppina
saltellando di gioia.
- Buon giorno, nonna! -
Arrivato in stazione, il treno si ferm stridendo.
I ragazzi si precipitarono verso uno sportello
che si apriva e si gettarono tra le braccia
del signor Arzen.
- Buon giorno, cari!... Buon giorno,
Elena! Va tutto bene?
- Tutto bene, Roberto. Sei molto stanca,
mamma? -
La nonna comparve allo sportello, era palliduccia
ma sorrideva dolcemente alla nuora
e ai nipoti.
- No, non molto, cara Elena, e sono felice,
nel mio dolore, di aver condotto con me
questa povera figliuola. -
Il signor Arzen, che era alto e forte, sollev
tra le braccia la sua esile madre per
farla scendere. Apparve allora sulla soglia
dello scompartimento una ragazza piccoletta,
vestita a lutto. Salt svelta a terra senza attendere
aiuti e si slanci verso la signora
Arzen.
- Sei la zia Elena, vero? - disse con
voce dolce.
- S, cara, e desidero che tu ti consideri
una mia figliuola, - rispose la signora
aprendo le braccia.
Mascia vi si rifugi e baci la zia sulle
guance.
- La nonna me lo aveva gi detto!... Oh.
come sei buona, zia, e quanto bene ti
vorr! -
Gli occhi, di un azzurro pallido e cangiante,
le si empirono di lacrime. Era mingherlina,
con un viso n bello n brutto. La
sua espressione di dolce tristezza conquist
subito il cuore di Rosanna e di Marion, con
le quali scambi dei baci affettuosi. Gianni
si lasci baciare volentieri; poi venne la volta
di Tug, freddo e corretto; poi di Giuseppina,
che Mascia defin una bambina incantevole,
e infine di Lino.
- Poverino!... - mormor Mascia con
voce dolce e cadenzata, mentre si chinava per
appoggiare le labbra sulla fronte del bambino.
Ma Lino si ritrasse, stornando bruscamente
il visetto.
- Non vuoi che ti baci, piccino? - domand
la ragazza.
- Ma Lino, che ti prende ? - chiese la signora
Arzen sorpresa, poich il piccolo non
era solito far di questi capricci.
Il bimbo si lasci baciare con aria riluttante.
Tug, che con la coda dell'occhio non aveva
perduto la piccola scena, quando tutta la famiglia
usc dalla stazione per avviarsi a casa,
prese per mano il fratello e lo trattenne un
po' indietro.
-  carina, la cugina, - disse con noncuranza.
- Non mi piace, - dichiar nettamente
Lino.
- Ma come? Cos di primo acchito?!...
- S, perch la sua voce mentisce... sai,
come quella della signora Gradu quando fa
dei complimenti alla gente per poi dirne
male.
- Senti, senti! - borbott Tug tra i
denti.
Arrivati a casa, si misero tutti a tavola
per fare onore al pranzo preparato con tanto
impegno da Maria.
Come aveva detto la nonna, Mascia sembrava
molto bene educata. Parl poco, ma
con tatto e con acume, e pi di una volta
espresse la sua riconoscenza in modo commovente.
Tanto lei che la nonna, stanche per il viaggio,
si ritirarono subito dopo aver pranzato.
Rosanna l'accompagn fino in camera ed
ebbe due baci in ringraziamento dei suoi
fiori.
Quando torn in salotto a raggiungere la
madre, Marion e i fratelli, si un alle lodi
che stavano facendo della nuova venuta. Solo
Tug e Lino tacevano.
Il maggiore, seduto in un angolo del salotto,
sembrava assorto in profonde meditazioni.
- Che fai, Tug? Dormi?... - chiese Rosanna.
- No, cara; penso.
- A che cosa?
- A qualche cosa di molto serio, ma per
ora non posso dirtelo.
- Tienti il tuo segreto, non ho premura di
conoscerlo. Dimmi piuttosto che impressione
ti ha fatto la nuova cugina.
- Non mi piace, - rispose serio serio
Tug.
Una esclamazione di meraviglia accolse
questa risposta perentoria.
- Che dici! Eppure  molto carina!
- Fai troppo presto a giudicare la gente,
Tug, - disse la signora Arzen. -  un tuo
difetto, sai bene che te l'ho gi detto parecchie
volte.
- S, mamma, lo so... ma devi riconoscere
che spesso vedo giusto.
- Che presunzione!... - esclam Marion
in tono canzonatorio. - Ma questa volta riconoscerai
che vedi male. Sono certa che Mascia
 un'ottima ragazza. -
Tug si alz stendendo la mano con gesto
maestoso.
- Me lo auguro di tutto cuore, - disse
con enfasi. - E se entro un anno riconoscer
di essermi sbagliato, prometto di fare onorevole
ammenda.
- Intanto farai bene a non dimostrarle
quello che pensi, - disse la madre in tono
severo. -  tua cugina,  orfana, e non ha
avuto una vita felice; voglio che trovi tra
noi larga e affettuosa ospitalit. Hai capito,
Tug?...
- S, mamma, benissimo, far il possibile
per contentarti... tanto pi che non voglio
che la cugina diffidi di me, - termin in
cuor suo.
La mattina dopo, mentre Tug usciva per
andare al collegio scrse dietro il cancello
di casa Dornoy la testa scapigliata di Michela.
- Ebbene, Tug, come  la cugina? - gli
domand sottovoce la bimba.
- Pare che sia carina, - rispose gravemente
il ragazzo.
- Come, pare?... Non l'hai ancora vista?...
- S.
- Dunque?
- Non devo dare ancora nessun giudizio
sul suo conto, - egli replic, sempre pi
serio.
Michela lo guard sbalordita, poi scoppi
in una bella risata.
- Perch fai una faccia cos solenne,
Tug? -
Gianni, che usciva di casa in quel momento,
li raggiunse.
- La cugina  molto carina, sai, Michela. -
Tug si raddrizz con un bel gesto d'indignazione.
- Ti prendo a testimone, Michon; anche
questo di Gianni non  un giudizio affrettato?
Ma no; fino dal primo momento  lecito
dire che  carina, incantevole, graziosa
eccetera, mentre il povero Tug viene rimbrottato
perch dichiara, in piena coscienza, che
a lui non piace. Oh, giustizia, non sei di
questo mondo! -
E pieno di dignit messer Tug volt le
spalle e si allontan, seguito da Gianni che
rideva come un matto, lasciando Michela
sbalordita che lo guardava con il naso appoggiato
al cancello.
Che cosa gli prende? pensava la ragazzina.
L'arrivo della cugina gli fa dar balta
al cervello?
Una finestra si apr al primo piano; una
voce secca chiam:
- Michela, dove sei?
- Eccomi, zia! -
Con un salto fu ai piedi della scalinata.
L, in alto, la signorina Lazarina sporgeva
il magro viso incorniciato dalle bande dei
capelli neri, lucenti.
- Che cosa facevi laggi? Stavi al cancello
con quei capelli in disordine? Vergogna
! Sali subito, pettinati e vai a prendere
Bobby che corre in giardino. Andremo al mulino
Brahon a cercare delle uova. -
Michela soffoc un sospiro. Le passeggiate
con la zia Lazarina non erano divertenti,
bisognava camminarle sempre accanto, per
benino, senza permettersi sbalzi a destra
o a sinistra, quasi senza parlare, perch la
signorina Lazarina temeva di compromettere
la sua dignit discorrendo con i bambini.
Tug le chiamava le passeggiate reggimentali,
ma i soldati avevano almeno trombe e
tamburi per animarli!
La bambina si vest e scese nella sala dove
la signorina le fece una minuziosa ispezione.
Poi tocc a messer Bobby la stessa formalit,
e finalmente tutti e tre presero la via del
mulino distante circa tre chilometri, in aperta
campagna. La strada era piacevole e il sole
tiepido.
Camminando, Michela pensava:
Se almeno ci fosse Tug! Com'era strano,
stamani!
Pensava anche a quella cugina Mascia, e
aveva una gran voglia di conoscerla.
 
Capitolo IV.
GLI OCCHI DI MICHON.

Erano ormai passati dieci giorni e la
prima impressione della famiglia si andava
confermando. Mascia era la dolcezza e la compiacenza
in persona. Affettuosa e dolce con
la nonna, gentile e deferente verso gli zii,
aiutava Rosanna nelle faccende di casa, consigliava
Marion e Gianni per i loro compiti,
faceva divertire Giuseppina e leggeva ad alta
voce a Lino; sempre gentile, sorridente, serena.
Tug, mantenendo la parola data, non lasciava
trapelare i suoi sentimenti e si sforzava,
nei suoi rapporti con Mascia, di comportarsi
come gli altri. Forse per la ragazza
intuiva la prevenzione di Tug perch si mostrava
un po' fredda con lui.
Ma due o tre volte, colse l'occasione dei
suoi successi scolastici per rivolgergli un
complimento che Tug, imperturbabile, ricevette
con tranquillit rispondendo correttamente:
- Grazie. -
Mascia era stata presentata ai Dornoy il
giorno dopo il suo arrivo.
Conquist subito la signorina Lazarina, lasci
Piero indifferente ed entusiasm Bobby
insegnandogli un giuoco russo, che ottenne
l'approvazione della terribile zia, perch
aveva il vantaggio di farlo star tranquillo per
un po' di tempo.
Quanto a Michela, Tug, vedendola quella
sera, le chiese:
- Dunque, che ne dici di Mascia?
- Mi piace molto;  carina e deve esser
buona. Il tuo naso ha mentito questa volta,
Tug! -
Tug prese tra le sue le mani della bambina
e la guard in viso con aria seria.
- Michon, ti ha fatto dei complimenti?
- Come fai a saperlo?
- Ti ha detto che hai dei begli occhi?
- Ma come fai a indovinarlo, Tug?... -
esclam Michela sbalordita.
- Oh, non  cieca!... Vede subito il meglio
delle persone e anche il loro punto debole.
E se ne serve. Sei troppo fiera dei tuoi
occhi, Michon. A Marion fa mille elogi dei
suoi dentini e della sua passione per lo studio.
A Gianni, che  un pigrone, l'altro
giorno ebbe il coraggio di dire che baster la
sua intelligenza per fargli un posto nella
vita. Cerca di conquistare Lino, che sente
ostile, raccontandogli delle storie meravigliose.
- Ma, Tug, perch pensi che abbia delle
cattive intenzioni?
- Senti, Michon, tu che di solito sei perspicace,
quando la rivedrai, stai bene attenta,
osservala bene... poi mi dirai le tue impressioni. -
Due giorni dopo, i ragazzi Dornoy erano
andati a giocare dai loro amici.
Michela si avvicin a Tug e gli sussurr:
- Avevi ragione, Tug; i suoi occhi mentono!
- Bene, ora potrai sorvegliarla anche tu.
Con i tuoi occhi e il mio naso, siamo a posto,
e se un giorno sar necessario, la smaschereremo. -
Detto questo, il bellicoso Tug and a raggiungere
l'amico Piero e lo scosse con forza
perch quel giorno gli sembrava pi addormentato
del solito.
Il parco della Villa degli Uccelli era ormai
chiuso per i ragazzi. Venivano fatte riparazioni
alla casa sotto la sorveglianza di
Herv Binic, il domestico del conte di Rodennec,
un omaccione rossiccio, dall'espressione
dura, che faceva filare operai e fornitori,
ma pagava subito fino all'ultimo centesimo;
si capiva che i suoi padroni gli davano
ampi poteri.
Intanto da Nantes e da Parigi erano arrivate
numerose casse, dei mobili, una bellissima
automobile, una carrozza e dei cavalli
da sella e da tiro. Gli Arzen sapevano
tutto questo dagli impiegati dello studio, i
cui uffici davano sulla strada dove si apriva
il cancello della villa, e anche da Giacomo,
il ragazzo che si occupava del giardino ed
aveva cura della carrozza e del cavallo del
signor Arzen.
La curiosit dei ragazzi si univa al rimpianto
per la perdita del loro parco. Andavano
a contemplarlo con malinconia dal
buco della siepe. E, neanche a farlo apposta,
mai era apparso loro pi fresco e pi verdeggiante
di quell'anno, mai c'erano stati
tanti uccelli!
Un giorno Bobby fu severamente rimproverato
da Rosanna per aver formulato questo
augurio criminale:
- Se almeno la loro nave naufragasse
come quella di Robinson e restassero per
tutta la vita confinati in un'isola remota,
con i selvaggi. -
L'imminente arrivo di quei nababbi costituiva
un avvenimento per la piccola pacifica
citt. Che fortuna per il commercio che languiva!
Le madri che avevano figlie da marito
gi sognavano il giovane visconte di Rodennec.
Tutti cercavano d'informarsi con discrezione
del giorno dell'arrivo, con la segreta
speranza di potersi appostare sul loro passaggio
per vederli.
Ma Herv rimaneva impenetrabile, assicurava
che i suoi padroni avevano l'abitudine
di avvisarlo all'ultimo momento e che
lui, Herv, era abituato da molto tempo a
stare sempre pronto.
Una mattina messer Tug si svegli in una
disposizione di animo malinconica. Aveva
sognato che il signor di Rodennec faceva
abbattere tutti gli alberi del parco, e che questo
era ridotto a un orribile deserto.
Dicono che in passato fosse un tipo originale;
questa pazzia potrebbe benissimo venirgli
in mente, pensava Tug.
Preso da un'idea improvvisa, balz dal
letto, si vest a mezzo, ed entr nella camera
accanto dove dormivano i fratellini.
Lino sonnecchiava ancora; Gianni, sempre
di buon umore, si lavava, canticchiando.
- Ragazzi, visto che i vicini non sono ancora
arrivati, perch non andiamo a dire addio
al nostro parco?
- Ci sto. Ma come faremo col cameriere?
- Non si alza cos presto se non ci sono
i padroni. Eppoi, non ci avvicineremo alla
casa. Andiamo?
- Andiamo! -
Finirono di vestirsi in fretta, poi, in punta
di piedi furono alla scala. Non bisognava
attirare l'attenzione di Maria, che doveva gi
essere in faccende in cucina, e di Rosanna
che si preparava per andare ad ascoltare la
Messa delle sei.
Senza incontrare ostacoli arrivarono nel
giardino e di l passarono nel parco attraverso
la siepe.
- Peccato che con noi non ci sia anche
Michon! Le piace tanto il vecchio parco! -
disse Tug.
- E anche Francesco, - soggiunse Gianni.
Ha composto dei versi tanto belli su questo
parco! Sar un gran dispiacere per lui non
poterci pi entrare. -
Errarono per i viali erbosi, al disopra dei
quali si intrecciavano i rami fronzuti dei
grandi vecchi alberi. L'aria era fresca, piena
di effluvi silvestri. Il sole nascente illuminava
i boschetti e faceva brillare il fiumicello
che gorgogliava nel suo letto pietroso, agitando
di continuo le lunghe erbe di un verde
tenero.
 Attraversiamo? - domand Gianni accennando
al tronco d'albero che sostituiva il
ponticello rustico caduto per la vecchiaia.
- Attraversiamo pure, - rispose Tug.
Dall'altra parte si presentava una incantevole
radura tappezzata di una bella erbetta
che l'aprile nascente punteggiava di fiori.
Gli uccelli cinguettavano a pi non posso.
Gianni si ferm per ascoltare una capinera...
ma sussult al suono di un vocione
che diceva:
- Ehi, ehi, che fate qui? Ve ne andate a
spasso come se fosse casa vostra! -
Il domestico del signor di Rodennec era
sbucato da un viale. Tug e Gianni, spaventatissimi,
erano rimasti impietriti, mentre
l'uomo si avvicinava corrugando le sopracciglia
rossastre.
- Chi vi ha dato il permesso... - cominci
a dire.
- Lascia stare questi ragazzi, Herv, -
disse una voce maschile e amabile. - Credevano
certamente che la casa non fosse ancora
abitata. -
I due fratelli si voltarono e si trovarono
a faccia a faccia con un giovanotto che indossava
un elegante pigiama. Nel suo viso
olivastro scintillavano dei grandi occhi neri,
pieni di fuoco, che sorridevano ai ragazzi.
Tug e Gianni si levarono il berretto.
- Scusateci, signore, - disse garbatamente
il maggiore. - Non credevamo di disturbare
venendo qui a quest'ora e volevamo
dire addio al parco.
- Siete pienamente scusati. Tu mi cercavi,
Herv?
- Venivo a sentire se il signor visconte
esce stamattina.
- No, non esco. -
Herv fece un inchino e si allontan, mentre
il giovanotto si rivolgeva ai due fratelli.
- Siete miei vicini? - chiese sorridendo
benevolmente.
- S, signore; siamo figli del signor Arzen,
il notaro. Solo una siepe separa il nostro
giardino da questo.
- E l'attraversavate spesso quando la
Villa degli Uccelli era disabitata? Avevate
ragione perch questo piccolo parco selvatico
 incantevole e proprio adatto per giocarvi e
farvi merenda.
- Davvero! - asser Tug con un sospiro
al quale Gianni fece eco.
Il signor di Rodennec pos la mano sulla
spalla del maggiore.
- Dovete continuare a venirci come
prima. -
Tug lo guard stupefatto.
- Davvero, lo permettete?...
- E perch no? Non siamo mica degli orchi!
Saremo anzi molto contenti di vedere
questo vecchio parco rallegrato dai vostri
giuochi.
- Ma non siamo mica noi soli! Siamo
sette fratelli; ma si pu non contare Rosanna
che  gi una ragazza, Francesco che  al
Borda e Marion a cui non piace giocare.
Ci sarebbero poi anche i nostri amici Dornoy...
- Potranno venire anche i vostri amici.
Del resto, devo venire da vostro padre, e
gliene parler. Arrivederci, ragazzi. -
Tese ai fratelli una mano lunga e bianca
al cui dito scintillava un meraviglioso rubino
che abbagli Gianni.
Tug e il fratello tornarono a casa trionfanti,
fieri di portare la bella notizia e di
raccontare che erano gi in buoni rapporti
con i loro vicini.
- Che bel tipo! E come  gentile!... -
dichiar Tug.
- E che occhi ha! - soggiunse Gianni.
Il signor Arzen smorz un poco il loro entusiasmo
rimproverandoli per la loro indiscrezione.
Seppero anche che, se non avessero
dormito tanto profondamente, avrebbero sentito
la sera avanti, alle undici, l'automobile
andare alla stazione e tornare con i vicini
che, arrivando a quell'ora, l'avevano fatta in
barba ai loro nuovi concittadini.
Tug disse con un sorrisetto malizioso:
- Che delusione proveranno, a Losbleuc!
Quella pettegola della signora Gradu sar disperata. -
La signora Gradu era la matrona delle
malelingue della citt. Subdola e melliflua,
tagliava i panni addosso a tutti a colpi dei
suoi dentacci aguzzi. Per questa ragione Tug,
tanto buono e leale, non la poteva soffrire.
 
Capitolo V.
I VICINI.

Vi fu grande emozione in citt quando apparvero
i domestici ind venuti al seguito
dei forestieri. Erano sei, quattro uomini e
due donne, vestiti con i costumi del loro
paese. Uno era l'autista, e fu visto fin dal
primo giorno, seduto nella macchina, accanto
al padrone che guidava, mentre sul sedile posteriore
era disteso un cane enorme, dal pelo
fulvo.
Al ritorno da questa passeggiata, fatta probabilmente
per dare un'occhiata ai dintorni
di Losbleuc, il visconte Even di Rodennec si
ferm a casa Arzen ed ebbe un colloquio col
notaro.
-  distinto e gentile quanto mai, - dichiar
questi ai suoi quando si ritrov con
loro la sera, all'ora di pranzo. - Mi ha
detto che torner con sua madre per farvi
visita. -
Maria, che stava togliendo le scodelle della
minestra, brontol:
- Saranno certo tutti pagani!
- Sbagliate, cara Maria, - rispose il signor
Arzen. - Sono tutti cattolici, padroni
e domestici. Ah, ragazzi: il signor di Rodennec
mi ha anche detto che potete andare
a giocare nel parco; gli farete piacere. Ma mi
raccomando, siate discreti ed educati.
- Sar meglio aspettare prima la visita
della signora di Rodennec, - fece osservare
la signora Arzen - per essere certi che approva
l'invito del figliuolo.
- Hai ragione, Elena, - approv la
nonna. - Non bisogna correre il rischio di
riuscire importuni alle persone, n aver l'aria
di gettarsi tra le loro braccia. -
Mascia, silenziosa, mangiava dei bocconcini
di pane ascoltando con attenzione come gli
altri. Tug, che la sorvegliava con la coda
dell'occhio, vide le labbra color corallo contrarsi
come quelle di un bambino goloso che
senta nominare leccornie prelibate, vide il
lampo di cupidigia che attraversava gli occhi
chiari, occhi angelici, diceva la signorina
Lazarina alludendo alla loro dolcezza sorridente
e candida.
Che cosa le frulla per la testa? pens il
feroce osservatore. Bisogna sorvegliarla. Lo
dir a Michon.
La mattina dopo Rosanna, scendendo in
giardino per raggiungere la sorellina che era
l a fare il chiasso, trov Giuseppina inquieta
e affannata alla ricerca del suo cane che era
sparito.
- Forse  andato nel parco; ma lo chiamo,
e non torna.
- Non pu essere che l; andiamo a chiamarlo
ancora. -
E presa per mano la bimba, Rosanna si diresse
verso il fondo del giardino.
Arrivate presso la siepe, sentirono un sonoro
abbaiare, poi le grida di spavento di un
cagnolino.
-  Kif-Kif! Gli fanno male! - grid
Giuseppina. - Kif-Kif, vieni qui subito! -
In quel momento si sent una voce di uomo
che chiamava:
- Murad, qua! Vuoi smetterla di spaventare
quella povera bestiola? -
Dopo qualche istante, di l dalla siepe apparve
Even di Rodennec tenendo tra le braccia
il povero Kif-Kif tutto tremante.
Vedendo Rosanna si lev con premura il
berretto.
- Vi prego di scusare il mio cane, signorina, -
disse sorridendo. - Non gli ha fatto
nessun male, gli ha soltanto fatto paura con
la sua mole.
- La colpa  del nostro cane, e vi chiediamo
scusa. Dir al babbo che faccia chiudere
questa siepe, altrimenti Kif-Kif sconfiner
sempre.
- Ma di dove passeranno allora i vostri
fratelli e sorelle? Siete la signorina Arzen,
non  vero?
- S, signore; ma siete troppo buono a
permettere a quei diavoletti di entrare nel
parco.
- Sar invece un gran piacere per noi.
I vostri fratelli, che vidi ieri, hanno una fisonomia
leale che mi piace. Soprattutto il maggiore
ha un'espressione intelligente e risoluta
che mi ha colpito.
-  Tug, - disse Giuseppina, i cui occhi
azzurri, tanto simili a quelli di Rosanna, non
si staccavano dal simpatico viso del forestiero.
- Volete darmi Kif-Kif, per piacere?
Il vostro cane  l dietro e gli fa paura. -
Even rise e porse il cagnolino al disopra
della siepe. Rosanna lo prese e lo diede a
Giuseppina.
-  molto pauroso il vostro Kif-Kif, signorina...,
come vi chiamate?
- Mi chiamo Giuseppina o Josie, signore;
come volete, - rispose con un certo sussiego,
stringendosi al petto il povero Kif-Kif ancora
tremante. - Non  coraggioso, no... ma
il vostro cane  cos grosso...
- Ci non gl'impedisce di essere molto
buono, come vi accorgerete quando verrete a
trovarci... perch verrete a giocare nel parco,
non  vero, signorina Josie?
- Certamente, signore! Non mi par vero!
Potr venire anche Bobby?
- Chi  Bobby?
-  Bobby Dornoy, che sta di casa di
fronte a noi. Suo padre  medico, sapete?
- No, non lo sapevo. Conosco ancora poche
persone, qui.
- Avete fatto intanto la conoscenza di una
piccola chiacchierona, - disse Rosanna sorridendo.
- Andiamo, Josie, ringrazia il signore
e torniamo a casa.
- Grazie, signore. Anche Kif-Kif vi ringrazia
perch avete impedito al vostro grosso
cane di mangiarlo! - aggiunse la birichina
sollevando la bestiola che protest con un
brontolio.
Il signor di Rodennec, che sembrava divertirsi
molto, rispose allegramente:
- Aspetto presto Kif-Kif con la sua padroncina...
e l'amico Bobby per giunta. -
Salut Rosanna, rivolse a Josie un gesto
amichevole e si scost dalla siepe, senza per
allontanarsi.
Segu con gli occhi Rosanna e la sorellina
finch pot vederle, pensando:
Com' carina! E semplice!
Quando non pot pi scorgerle, riprese il
cammino verso la villa, seguito da Murad.
And alle scuderie a dare un'occhiata e a
fare una carezza al suo cavallo preferito, poi
entr in casa.
Questa era una vasta costruzione di due
secoli addietro, non molto caratteristica ma
di aspetto maestoso. Sulla soglia di una
porta a vetri stava una donna ancora giovane
e bella. Indossava una lunga vestaglia
bianca ricamata, e una sciarpa di tulle laminato
d'argento le avvolgeva la testa e le spalle.
- Eccoti, finalmente, caro! - disse con
voce dolce e un leggero accento esotico. -
Mi pare che il parco ti piaccia molto.
- Sempre di pi, cara mamma.  veramente
delizioso, e ho idea che avremo anche
dei vicini simpatici. -
Dall'interno, una voce d'uomo disse con
allegra ironia:
- Ti sei gi fatto questa opinione per
aver veduto il padre e due dei figliuoli?
- ...e anche due delle figliuole, - rispose
Even entrando nella sala arredata con mobili
antichi, dove suo padre, un uomo dal
viso sottile e sofferente, ma dall'espressione
arguta, era seduto vicino a una tavola ingombra
di libri.
- Ah, capisco! Le donne sono sempre
quelle che rivelano il tono della famiglia. Carine,
quelle ragazze?
- Una ha soltanto cinque anni, babbo,
ma  veramente carina. Sono sicuro che ti
divertirebbe moltissimo.
- Far volentieri la sua conoscenza. Un
tempo i bambini mi erano piuttosto indifferenti,
ma invecchiando mi piacciono sempre
pi. Sarei un bravo nonno, Even; ma temo
che rimanderai all'infinito questo mio desiderio.
Ci vorrebbe una donna perfetta per incontrare
il tuo gusto, mio caro! -
Cos dicendo guardava il figlio con orgogliosa
tenerezza.
Even rise allegramente.
- La scopriremo, babbo, vedrai! Mamma,
non si potrebbe andare a far visita alle signore
Arzen nel pomeriggio?
- Oggi stesso, Even? Mi pare troppo presto...
siamo appena arrivati!
- Che importa, mamma. Sono i nostri vicini.
Ci trovi qualche inconveniente, babbo?
- Nessuno, nessuno!... Ma dimmi, anche
l'altra sorella ha cinque anni? -
Even rise di nuovo.
- No, babbo; l'altra  una ragazza, ma 
carina quanto la piccola.
- Lo credo! Di solito non hai tanta fretta
di far visite. Ma non ti montare la testa per
un bel visetto. Ci vuole una moglie seria
e buona, altrimenti col tuo carattere soffriresti
troppo, ragazzo mio. -
Even divent serio.
- Stai tranquillo, babbo. Prima di ogni
altra cosa guarder all'anima, al cuore e all'intelligenza
di colei che ti dar per figlia.
Eppoi, sai bene che ho piena fiducia nella
mamma e in te e che seguir sempre i vostri
consigli.
- Bene, ragazzo mio. Poich vogliamo soltanto
la tua felicit, puoi essere certo che
approveremo la tua scelta se vi riscontreremo
tutte le garanzie necessarie. Andate
pure tutti e due a trovare oggi quelle signore,
e poi tu, Djalma, mi dirai il tuo parere su
quella fata che ha avuto il privilegio di piacere
fin dal primo momento a questo giovanotto
fino a ora tanto difficile, - soggiunse
con malizia rivolgendosi alla moglie.
 
Capitolo VI.
PICCOLE INCRINATURE.

Le signore Arzen ebbero dunque nel pomeriggio
la visita della contessa di Rodennec
e di suo figlio, e rimasero affascinate da entrambi.
Si vedeva subito che la signora era la bont
in persona; inoltre era una donna intelligente
e distinta; il marito, che l'aveva sposata
appena quindicenne, l'aveva saputa plasmare
molto bene, modificando la prima educazione
impartitale che era stata prettamente
orientale.
Le furono presentate Rosanna e Mascia,
poi Lino e Giuseppina. Even prese la piccola
sulle ginocchia e le domand se Kif-Kif
si era completamente rimesso dallo spavento
della mattina.
- S, sta benissimo, - rispose lei seria
seria. - Ha mangiato tutta la sua zuppa.
Ma ora sono dispiacente perch Bobby  impermalito.
- Perch? Che cosa gli hai dunque fatto,
Josie?
- Niente! Gli ho detto soltanto che lo
avete invitato a venire con me, nel parco per
giunta. Lui  diventato rosso rosso, ha fatto
il viso di quando la signorina Lazarina lo
sgrida e mi ha detto: Se  cos, non verr!
No, non verr, per giunta!. -
Le signore ed Even si misero a ridere.
- Quanti anni ha, questo personaggio cos
suscettibile? - domand il Visconte.
- Ha sei anni, - rispose la nonna. -
 molto intelligente, ma il suo amor proprio
ha bisogno di essere dominato.
- Davvero! Gli dirai, Josie, che fa male
a essere cos orgoglioso, e che voglio assolutamente
che venga a trovarmi a casa insieme
con te.
- E Kif-Kif ?
- Anche lui, naturalmente!
- Ma terrete chiuso il vostro bestione, non
 vero? - domand Giuseppina con voce carezzevole.
- Josie, che dici! - esclam Rosanna con
rimprovero.
- Lasciatela dire, vi prego. Si vede proprio
che il mio povero Murad la intimidisce.
Eppure bisogner che tu faccia amicizia con
lui, Josie. Ci mi far molto piacere.
- Non potr mai!... - sospir Josie. -
 troppo grosso!
 Ma s, vedrai. In India, i bambini di
un nostro vicino gli volevano tanto bene che
bisognava separarli da lui a forza. -
Quando, verso le cinque, Michon torn da
scuola e la zia Lazarina la mand dalla signora
Arzen per chiederle una informazione,
la bimba condusse con s Bobby. Giuseppina
vedendo il suo amico, gli corse incontro
trionfante:
-  venuto, sai?
- Chi?
- Il signore che sta alla Villa degli Uccelli.
 gentile gentile. Ma ho paura che voglia
farmi mangiare dal suo cane... e mi ha
detto di dirti che fai molto male a essere orgoglioso,
e vuole che tu venga con me a casa
sua. 
Bobby si raddrizz con aria offesa.
- Non obbedir al tuo signore! Sono sicuro
che  molto cattivo, prima di tutto perch
vuole farti mangiare dal suo cane...
- Ma no, no,  soltanto una mia paura!...
Quanto sei sciocco, Bobby! Non  affatto cattivo
e ha gli occhi buoni buoni e grandi
grandi, neri come la notte!... Ti ricordi la
fiaba che ci raccontava Rosanna? C'era un
principe che aveva gli occhi come i suoi, e
una principessa che aveva gli occhi azzurri
come quelli di Rosanna.
- Anch'io ho gli occhi azzurri, Josie, -
disse una voce carezzevole.
Mascia era apparsa improvvisamente accanto
ai bambini.
- S, ma non quanto quelli di Rosanna, e
neppure cos grandi. Sono sicura che gli occhi
della Principessa non somigliavano per
niente ai tuoi! -
Mascia fece una risatina strana, molto simile
al suono di una campana incrinata.
- E il Principe dagli occhi neri spos la
Principessa dagli occhi azzurri? - domand
la ragazza.
- Certo, e furono molto felici! Vuoi che
dica a Rosanna di raccontarti la fiaba?
- Grazie, Josie, ma ho passata l'et in
cui piacciono i racconti delle fate. Ho qualche
cosa di meglio da fare.
- Che cosa? - domand la bimba.
Un sorrisetto scopr i dentini aguzzi di
Mascia.
- Ho da lavorare, piccina mia! Questa 
la vita. -
Josie fece una piccola smorfia.
-  noioso lavorare. Vieni, andiamo a
giocare, Bobby!
- No, perch mi parlerai ancora di quel
tuo signore! - rispose Bobby con molta dignit.
- Ma certo,  necessario, poich vuole che
tu vada a trovarlo.
 No, no, no! - esclam Bobby con molta
energia.
Rosanna, attirata da queste veementi proteste,
si avvicin e ne chiese la ragione.
Quando seppe di che cosa si trattava, prese
Bobby sulle ginocchia e gli fece un bel sermoncino;
dopo di che, il recalcitrante, sebbene
non del tutto convinto, promise di andare
insieme a Giuseppina nel parco di quel
signore.
La sera, quando tutta la famiglia fu riunita,
le signore espressero le loro impressioni
sugli ospiti del pomeriggio. Mascia approvava
con uno sguardo o con una parola. Era
sempre molto riservata quando si trattava
di fare un apprezzamento sulle persone o
sulle cose, e questa sua abitudine faceva dire
alla nonna:
- Come  prudente e delicata! -
Alcuni giorni dopo, la signora Arzen e le
ragazze andarono alla Villa degli Uccelli e
furono ricevute con squisita gentilezza dai
signori di Rodennec.
Quando si accomiatarono, il Conte dichiar
che avrebbe gradito moltissimo che la sua
casa diventasse la casa dei bambini.
Questo fu il principio di relazioni sempre
pi frequenti e pi intime. Nonostante le
loro grandi ricchezze, i Rodennec erano persone
semplici, che facevano una vita comoda,
ma senza lusso, e davano in beneficenza gran
parte delle loro rendite. Avevano abitudini e
opinioni che ben si accordavano con quelle
degli Arzen.
Il notaro, che nelle sue ore di libert si
dilettava di letteratura, si trov subito bene
in compagnia del Conte e di suo figlio, entrambi
molto amanti delle lettere e dotati di
una intelligenza profonda e raffinata. La signora
di Rodennec stava volentieri in compagnia
delle signore Arzen, e le piaceva far
venire a casa sua Rosanna e Mascia.
I bambini poi avevano ingresso libero non
solo nel parco, ma anche in casa. Il Conte,
quasi sempre inchiodato sulla Sua poltrona,
si divertiva moltissimo alle uscite di Giuseppina
e di Bobby. Quest'ultimo, ormai del
tutto convertito, non si faceva pi pregare
per seguire la sua piccola amica, e tutti e
due erano diventati amiconi del terribile
Murad.
Even, sempre allegro, prendeva spesso
parte ai giuochi dei ragazzi, dei quali era diventato
l'idolo, pur sapendo farsi obbedire a
bacchetta perch, sotto il suo aspetto dolce,
possedeva una grande fermezza e un vivo
senso del dovere.
Era un uomo di carattere, e le sue qualit
morali e intellettuali, unite alle sue doti
fisiche, giustificavano la tenera ammirazione
dei genitori per lui.
Al momento delle vacanze di Pasqua, a
causa di una epidemia scoppiata all'Accademia
navale, Francesco torn a casa con
una licenza abbastanza lunga. Era un ragazzone
biondo, magro e nervoso come Gianni,
sognatore e dolce di carattere, talvolta poeta,
e veramente studioso.
Even e lui provarono subito una reciproca
simpatia, riconoscendo a vicenda le loro nature
serie e leali. Fecero insieme lunghe gite
in automobile, e spesso furono invitati anche
Tug, Gianni e Piero Dornoy.
E quando Even ebbe fatto costruire nel
parco un campo per tennis e per altri giuochi,
vi furono delle belle partite con Rosanna
e Mascia, alle quali si univano talvolta anche
altri giovanotti e ragazze che avevano
fatto amicizia con i proprietari della Villa
degli Uccelli.
Even, molto circondato e adulato, era cortese
con tutti, ma riservava la sua amicizia
alla famiglia Arzen. Insegnava a Francesco
e a Tug a guidare l'automobile e a montare
a cavallo; insegnava a Mascia a giocare a
tennis, faceva un po' di musica con Rosanna;
dava consigli a Marion sui suoi studi letterari,
e modellava con l'argilla, per Bobby e
per Josie, delle figure buffe che mandavano
in visibilio i due bambini.
- Mio figlio incanta tutti, - aveva detto
un giorno il signor di Rodennec alla nonna,
che faceva dei gentili apprezzamenti sulla delicata
cortesia che Even aveva per tutte le
donne, giovani o vecchie.
E una volta Bobby fece ridere molto il
giovanotto con questa osservazione:
- Mi domando come facevamo a vivere
qui, quando non c'eravate voi! -
Questa gradevole relazione tra vicini serviva
di grande svago a tutti, in modo che alcuni
piccoli cambiamenti che si stavano producendo
a poco a poco in alcuni membri
della famiglia Arzen, erano inavvertiti.
Innanzi tutti la nonna, che prima si contentava
facilmente e approvava sempre in
tutto la nuora, cominciava a diventare esigente,
brontolava di tutto, era severa con
Rosanna che prima era la sua prediletta.
Marion diventava pedante, e la sua suscettibilit,
sempre in aumento, le procurava dei
rimproveri, in seguito ai quali restava a lungo
imbronciata. Alla pigrizia di Gianni si univa
ora anche l'indisciplina, e in collegio fioccavano
le punizioni. Perfino il carattere di
Josie era diventato difficile.
Un germe di discordia si insinuava in
quella famiglia tanto unita. Era ancora poca
cosa, lievi cretti nella pace familiare; ma
qualche volta l'uno o l'altro ne risentiva,
senza sapere di dove venisse quel venticello
maligno che minacciava la loro tranquillit.
Sarebbe parso pazzesco accusarne Mascia,
quell'angelo di Mascia, come diceva la
nonna che si affezionava ogni giorno pi alla
nipote. Mascia era di umore sempre uguale;
sapeva essere allegra al momento opportuno,
seria o commossa secondo i casi. Era impossibile
trovare una persona pi servizievole di
lei, e Rosanna se ne accorgeva. Fin dai primi
giorni del suo arrivo le aveva chiesto di lasciare
a lei alcuni piccoli servigi che la nonna
era abituata a ricevere dalla sua grande.
Rosanna, con la sua bont, non aveva voluto
rifiutare, sebbene le dispiacesse molto
rinunziare a quelle piccole cure che erano
una vera gioia per il suo animo affettuoso e
grato; ma diceva a se stessa che era naturale
che anche Mascia volesse dimostrare il suo
affetto alla nonna.
A poco a poco, per, si trov completamente
soppiantata dalla cugina. Mite e insinuante,
abilissima in tutti i lavori, adulatrice
misurata, con una abilit meravigliosa per
scoprire in ognuno lo stato d'animo del momento
e conformarvi i suoi atti, le sue parole,
la sua fisonomia, Mascia si insinuava
nel cuore della nonna a danno di Rosanna,
i cui servigi venivano adesso quasi sempre
rifiutati.
Rosanna, di cuore sensibile, cominciava a
soffrire di vedersi messa da parte dalla nonna
che amava teneramente; ma non pensava affatto
a incolparne Mascia.
Questa si faceva in quattro per farle qualche
piacere, e sapeva dirle con commovente
tenerezza:
- Ti voglio tanto bene, Rosanna. Sei una
sorella per me! -
Per gli zi poi, aveva delle attenzioni veramente
filiali.
Marion non vedeva che per gli occhi della
cugina; Gianni dichiarava che era pi carina
di Rosanna, che sapeva meglio di lei spronarlo
allo studio; Josie, che era una ghiottona,
le faceva mille moine per farsi dare dei
dolci, e Mascia glieli dava di nascosto, perch
di rado era permesso averne fuori dai
pasti.
I soli refrattari erano Tug e Lino. Le belle
favole non erano riuscite a vincere il riserbo
del piccolo cieco. Quanto a Tug, se nel primo
entusiasmo della relazione con i vicini aveva
un poco perso di vista il suo compito di osservatore,
lo aveva ripreso con impegno da
un certo giorno in cui aveva visto una luce
strana negli occhi di Mascia che si posavano
sul rubino che Even portava al dito.
Michon, inoltre, che aveva una fede cieca
nell'amico Tug, non si lasciava sfuggire l'occasione
di osservare, senza parere, la nuova
venuta. Perci una domenica, nel pomeriggio,
mentre si preparavano per una partita
di croquet nel parco, confid a Tug:
- Stamani, alla Messa, ho osservato a
lungo Mascia. Aveva un'aria cos fervente e
pia... pi ancora di Rosanna, che pure sta
sempre tanto raccolta! Ma a forza di guardarla
mi sono accorta di una cosa molto
strana: i suoi occhi, che sembrava non si
staccassero dall'altare o dal suo libro, vedevano
tutto quello che accadeva, e si fissavano
pi che altro, spessissimo, sul banco del signor
di Rodennec.
- Diamine!... Ma senti un po', Michon:
mi pare che Mascia non sia stata la sola a
non seguire la Messa... -
Michela arross.
-  vero; quella mi fa sempre distrarre.
Ma  colpa tua, Tug; sei tu che mi hai resa
diffidente.
- Certo, tu agisci a fin di bene.  veramente
seccante avere tra noi quella santarellina,
e se un giorno o l'altro si potesse smascherarla...
- Smascherare chi ? - domand Even che,
avvicinandosi senza far rumore, aveva udito
le ultime parole.
Tug rimase confuso, e Michela arross di
nuovo.
- Una persona molto ipocrita, - rispose
il ragazzo. - Ma non posso dirvi il suo nome,
perch farei male. -
Un sorriso dischiuse le labbra di Even.
- Non dirmi nulla, caro Tug, non ho bisogno
di -saperlo. Ma ti approvo, perch smascherare
l'ipocrisia, dovunque si trovi,  un
dovere. Michon, tu verrai nel mio campo con
la signorina Rosanna; Tug andr invece in
quello di sua cugina Mascia. -
Tug insinu il braccio sotto quello del giovanotto
e alz verso di lui gli occhi ridenti,
s, ma anche un po' contrariati.
- Lo avete fatto apposta a mettermi con
lei, signor Even?
- Certo, per insegnarti a reprimere le tue
antipatie.
- Come fate a saperlo? -
Il giovane sorrise con lieve sarcasmo.
- Lo spirito di osservazione non  una tua
privativa, messer Tug! Lo possiedo anch'io
e te ne accorgerai pi di una volta. Ho gli
occhi buoni come quelli di Michon, che stamani
ha ascoltato la Messa, guardando la
signorina Mascia. -
Scoppi in una risata vedendo l'aria stupefatta
di Tug e il rossore che copriva il viso
di Michela.
- Ma sapr tenere il segreto, non abbiate
paura! - soggiunse in tono fattosi improvvisamente
serio.
Si allontan rapidamente nella direzione
del campo del croquet, lasciando sbalorditi
i due amici.
- Tug, credo che sia un poco stregone! -
sussurr infine Michela piuttosto impaurita.
- In chiesa non ha mai girato gli occhi dalla
mia parte. -
Tug alz con sdegno le spalle.
- Stregone! Che grulleria!... Ma credo
che... -
Ebbe un lampo di trionfo negli occhi, mentre
mormorava, piegandosi verso la bimba:
- Credo che la Santarellina abbia trovato
un altro che non si lascer mettere nella
rete! -
 
Capitolo VII.
DUE CAMPANE, DUE SUONI.

La nonna a Francesco.
Ho tardato un poco a rispondere alla tua
lettera, carissimo, perch, come gi ti hanno
scritto, sono stata poco bene. Ora mi sono
rimessa quasi del tutto e ieri, per la prima
volta, sono uscita con Mascia nella macchina
dei Rodennec. Avevano insistito tanto, che
non ho osato rifiutare, sebbene questo mezzo
di locomozione non mi ispiri molta fiducia,
come ben sai. Ma il signor Even ha guidato
a una velocit cos moderata, che mi sono
quasi ricreduta.
Questa passeggiata mi ha fatto piacere
soprattutto per Mascia, che era pallida e
stanca dopo avermi curata con tanto zelo.
Che cara bambina! Mi  stata accanto di continuo,
spiando i miei desidri, senza volersi
mai far sostituire da tua madre e da Rosanna,
finch io non la obbligavo.
- Ho passato tanti anni senza conoscerti
e senza poterti coccolare, nonna! Lascia che
adesso mi possa rifare! - mi diceva.
 una piccola maliarda! Tutti qui le vogliono
bene. I signori di Rodennec mi fanno
i pi caldi elogi della sua grazia, del suo
buon carattere e della sua intelligenza. Il visconte
Even si intrattiene volentieri con lei.
Tutti i nostri amici l'apprezzano molto. Il
signor rettore  edificato del suo fervore religioso,
e le dame di carit ammirano la delicata
sollecitudine che ha per le famiglie bisognose
affidate alle sue cure.
Mi accorgo che sto parlandoti unicamente
di Mascia. Il babbo e la mamma stanno bene
e anche i ragazzi. Rosanna  un po' palliduccia
da qualche tempo a questa parte, e anche
meno allegra e un po' nervosa. Non ha
quella bella uguaglianza di umore tanto pregevole
nella cugina. Ma in compenso diventa
sempre pi bella e forse anche un po' civettuola.
Troverai un cambiamento nel suo
modo di vestire, tanto semplice fino ad ora.
Anche Marion  un po' stanca;  molto
irritabile e non lascia un momento i suoi
libri.
Josie  sempre molto carina e continua
a rallegrare i nostri vicini in compagnia di
quel bricconcello di Bobby.
I nostri rapporti con quei cari Rodennec
diventano sempre pi intimi. Nei giorni di
vacanza il signor Even conduce spesso Tug e
Gianni a fare delle passeggiate. Ieri fu il
turno della mamma, delle ragazze e dei piccoli;
li port a Vannes, facendo un bellissimo
giro.
Costrinsi Mascia ad andare con loro; non
voleva assolutamente lasciarmi, povera piccina!
Smetto di scriverti, caro Francesco, perch
sono ancora un po' debole e il dottor
Dornoy mi ha raccomandato di non stancarmi
la vista. Mascia mi fa lettura; non ha
la voce armoniosa di Rosanna, ma legge benissimo,
con molto sentimento e fini sfumature.
Ti abbraccio di vero cuore, carissimo. Non
ti affaticare troppo.
La tua nonna.
Tug a Francesco.
Caro Ammiraglio,
salve e fratellanza, come dicevano i cittadini
della Repubblica una e indivisibile,
prima del nome, della quale sto studiando la
veridica storia. Mi decido a prendere oggi la
penna per mandarti un saggio della mia
prosa, poich ti lamenti del mio silenzio.
Sai benissimo, caro mio, che ti voglio bene
lo stesso, ma poich ti occorre il mio bello
stile, eccolo!
Che c' di nuovo qui? Niente, almeno
per i comuni mortali; ma per chi sa vedere...!
A che pr parlarti di questo? Come tutti
gli altri, anche tu hai trovata perfetta la
Santarellina; perci mi daresti del pazzo se
ti dicessi che entro un anno avr seminato
la zizzania dappertutto.
Che cosa fa? mi domanderai.
Con le moine e le bugie aizza la nonna
contro la mamma e contro Rosanna; incoraggia
i difetti di Marion, di Gianni e di
Josie; ogni giorno si insinua sempre pi nelle
buone grazie della signorina Lazarina eccitandola
contro Michon, e in quelle dei signori
di Rodennec. Per questi ultimi, non 
pi soltanto angelica, ma addirittura serafica!
E bisogna vedere il suo fervore in chiesa!
E le sue visite ai poveri, con un grosso fagotto
sotto il braccio, sempre per nelle ore
in cui pu esser vista da tutti! Cos mi ha
detto Maria che non l'ha mai potuta soffrire
e la tiene d'occhio.
Sospetta forse che Michon diffida di lei?
Certo  che non perde nessuna occasione per
nuocerle sotto sotto, mostrandosi carina e
affettuosa in apparenza. E questo mi fa fremere!
Se fosse malvagia apertamente, tiriamo
via! Ma con quella ipocrisia!
Lo sai che l'altro giorno mi accrsi che
Marion (aggiungo tra parentesi che la nostra
Sapienza sta diventando proprio insopportabile)
era gelosa di Rosanna? Il babbo, di
ritorno da Vannes, aveva portato alla nostra
sorella maggiore una graziosa bluse ricamata.
Era naturale, vero?  tanto buona,
tanto premurosa per tutti noi, e aiuta tanto
la mamma nelle faccende di casa! Ebbene,
Marion si impermal. Ha tenuto il broncio
a Rosanna per diversi giorni. Tra noi non 
mai esistita la gelosia e ci siamo voluti sempre
un gran bene!
Eppoi, figurati che la nonna rimprovera
Rosanna di essere troppo ambiziosa, troppo
elegante! Fino a poco tempo fa lei stessa la
incitava a vestirsi per benino, e ricordo benissimo
di averle sentito dire, l'anno scorso,
sottovoce, alla mamma:  Come sa vestirsi
con nulla, la nostra bambina! Anche un vestito
da quattro soldi, addosso a lei fa figura!.
Ebbene, Rosanna non ha cambiato da allora;
si fa sempre da s vestiti e cappelli, e
certamente non spende pi di prima per vestirsi
perch ha sempre tanto giudizio! Chi
ha cambiato, dunque? E perch'
Ieri, per esempio, che era domenica, per
andare alla Messa rinnov un cappellino che
fin di fare sabato sera.  di tulle nero, con
piegoline, sboffi, e non so che... e le stava
proprio bene! Marion ne aveva uno uguale,
ma non faceva la stessa figura.
Rosanna, dunque, se ne va alla Messa col
suo cappello. All'uscita, ci uniamo alla signora
di Rodennec e a suo figlio, e io vedo
subito, dagli occhi di Even, che anche lui
trovava graziosissimo quel cappellino. La signora
lo ha lodato, poi ha invitato a colazione
Rosanna, Mascia, Lino e Josie. Mascia
rifiuta  per non lasciare la nonna .
Rosanna se ne va con i bambini, noi la
raggiungiamo pi tardi e passiamo un pomeriggio
piacevolissimo alla Villa degli Uccelli.
Non avevo mai visto Even cos allegro,
e Rosanna non era pallida e preoccupata
come la vedo da qualche tempo. Ma ecco che
al ritorno la nonna le fa quasi una scenata
per via di quel disgraziato cappello! Non era
da lutto. La civetteria e il desiderio di piacere
le facevano dimenticare che la nonna e
la cugina erano ancora in lutto grave...
Rosanna aveva gli occhi pieni di lacrime
quando la incontrai che usciva dalla camera
della nonna.
Le feci tante domande, che fin col raccontarmi
la ragione del suo dispiacere.
- Non so che cosa abbia la nonna contro
di me! - soggiunse con aria desolata. - Non
l'ho mai vista cos! -
Allora non potei pi trattenermi, e abbracciando
la mia povera Rosanna, le dissi:
- Che cos'ha? Perbacco! Ha, che  sobillata
da quella peste di Mascia che  gelosa
di te, mia bella Rosanna! Ma difenditi; non
lasciarti prendere il posto! Sei troppo buona,
troppo fiduciosa, vedi! -
Lei mi guardava con aria spaventata.
- Come ti scaldi la fantasia, Tug! Perch
accusi Mascia?
- Ma via! Anche tu cominci a diffidare,
in fondo! Capisco che per carit cristiana
tu non voglia soffermarti su questo pensiero.
Ma non temere; io e altri la sorvegliamo, e
se cercher ancora di fare del male a te o a
uno dei nostri, guai a lei!
- Tug, sei matto?
- S, s, la solita storia! Tug  pazzo...
Tug ha idee stravaganti! Ma un giorno si
vedr che il naso di Tug non s'inganna! -
Ti ho gi detto che Gianni sta diventando
insopportabile? E per giunta ieri ho
scoperto che Josie mangiava dei dolci di nascosto.
Dopo molte insistenze, fin col dirmi
che glieli aveva dati Mascia, raccomandandole
di non dirlo a nessuno  perch avrebbe
commesso un grosso peccato.
-  vero, Tug? - mi domanda l'innocente.
-  peccato simulare. Non facevi sotterfugi,
prima, Josie! Che brutta cosa! -
Piange, la consolo, poi vado a raccontare
la cosa alla mamma che casca dalle nuvole,
non del tutto, per, perch il cambiamento
della nonna nei suoi riguardi le aveva gi
dato un'ombra di sospetto. Dapprima pens
di parlarne al babbo, poi decise di aspettare
ancora, perch lui, che  occupato tutto il
giorno e vede la nipote soltanto all'ora dei
pasti, non si accorge di nulla, e potrebbe non
crederci.
Per di pi crede necessario aver riguardo
per la nonna. D'ora in poi la mamma sorveglier
attentamente i bambini, Josie e Gianni
specialmente, perch Lino non sembra disposto
a subire la volont di Mascia.
Ecco a che punto siamo arrivati, caro
mio. C' qualche cosa che si sfascia nella famiglia.
Mi consola per un certo venticello
di diffidenza che alita intorno a qualcuno. La
benda si solleva e finir col cadere.
Chi mi pare abbia fiuto quanto il sottoscritto,
 il signor Even; ho idea che non si
sia mai lasciato ingannare dal candore della
Santarellina e che la osservi. Mi domando
perch in questi ultimi tempi si intrattenga
molto pi a lungo con lei, quando ci riuniamo;
ma non ha davvero la stessa espressione
di quando parla con Rosanna.
Il nostro amico  sempre pi simpatico,
e io gli voglio bene come se lo conoscessi da
molto tempo. Facciamo delle lunghe conversazioni
molto serie, e mi accorgo che  un
pozzo di scienza, bench cos giovane. Parlo
in tedesco con lui e ho fatto pi progressi
in due mesi che in cinque anni di lezioni di
quel povero abate Mulbach, che si spolmona
invano per farci entrare in testa quelle interminabili
parole tedesche. Even, oltre a
molti dialetti indiani, parla bene l'inglese e
il russo. Questa lingua gli  stata insegnata
dal segretario di suo padre, il signor Arnzof,
che ora  in vacanze per ragioni di salute,
ma che dovr tornare alla fine dell'estate.
Che letterona ti ho scritto, caro Ammiraglio!
Pi lunga di un giornale! Ci vorranno
due francobolli e se Mascia se ne
accorge, dir con il pi innocente dei suoi
sorrisi:
- Tug vuol far guadagnare le Poste con
le sue chiacchiere. -
Perch devo dirti che ora vengo accusato
di essere spendaccione.
Questa  grossa, non ti pare? E costei
vive sotto il nostro tetto, si fa fare regalucci
dalla nonna...
Basta! Ne ho tante sullo stomaco che non
la finirei pi. Quando verrai ne riparleremo.
Ti riverisco, caro Francesco, e ti bacio con
affetto.
Il tuo fratello di terra
Tug
P. S. - Altro indizio: Murad, che 
festosissimo con tutti, e specialmente con Rosanna,
ringhia ogni volta che Mascia vuole
accarezzarlo, bench lei gli faccia gli occhi
dolci e gli parli con voce melliflua. Ho grande
fiducia nell'istinto delle bestie, quasi quanto
nel mio. Valoroso Murad! Ecco un altro che
non si lascia sedurre dalle moine!
 
Capitolo VIII.
DUE ALLEATI.

Alla fine dell'anno scolastico, alla distribuzione
dei premi, Tug raccolse grandi onori
perch aveva sempre studiato seriamente e
con costanza.
I compiti di Gianni, invece, furono giudicati
cos scadenti che il direttore gli fece
dei rimproveri alla presenza di suo padre.
Giunti a casa, il signor Arzen lo sgrid severamente;
ma Gianni, per la prima volta
in vita, sua, rispose con tanta insolenza che
si busc un gastigo esemplare: una giornata
intera di reclusione in camera sua e, cosa
ancora pi grave, fu privato della gita che
era stata fissata a Belle-Isle, a bordo del
Djalma. lo yacht dei Rodennec.
Da diversi giorni la bella nave incrociava
nelle acque del Morbihan.
Even aveva intenzione di fare molte gite
per mare con alcuni amici, e a Tug, in premio
dei suoi successi, fu data la scelta della
prima mta.
Una mattina fresca e caliginosa, il signor
Arzen, Rosanna, Mascia, Marion, Michela,
Tug e Piero, furono portati in automobile
a Vannes, dove si imbarcarono subito sul
Djalma, che lev l'ncora mentre Even faceva
visitare ai suoi ospiti l'interno dello
yacht, piccola meraviglia di eleganza e di comodit.
Ma appena preso il largo, incominciarono
i guai; Rosanna e Michela dovettero rifugiarsi
nelle cabine, assistite da una cameriera
indiana; e di l a poco anche il signor
Arzen, Marion e Piero furono costretti a
scendere dal ponte. Soltanto Mascia e Tug
resisterono validamente.
Con le mani incrociate dietro la schiena,
Tug passeggiava in su e in gi per la nave,
chiacchierando con l'equipaggio e osservando
le manovre. Mascia invece non si mosse dal
ponte superiore, sdraiata in una lunga poltrona
di canna d'India, in cui spariva il suo
corpo minuto. Parlava con Even che, in piedi
vicino a lei, si appoggiava alla spalliera di
una sedia.
Nel suo andirivieni, Tug, tanto per non
perderne l'abitudine, osservava la cugina.
Una volta di pi not che, quando si trovava
col visconte di Rodennec, assumeva delle arie
pi celestiali che mai.
Quel giorno specialmente qualche cosa nella
sua fisonomia colp il ragazzo, dandogli una
impressione che non riusciva a definire.
Even chiacchierava allegramente e Mascia,
sorridendo, rispondeva con quella espressione
soave e candida che le era abituale, ma che
quel giorno era pi marcata del solito. Poi,
a poco a poco, la sua espressione cambi:
divenne commovente. Even, fattosi serio, sembrava
ora attento, e pieno d'interesse.
Che cosa gli sta raccontando, la Santarellina?
pensava Tug, perplesso e inquieto,
senza saperne il perch.
Con aria disinvolta and sul ponte superiore
e sent Mascia che diceva con voce patetica
e tremante:
- S, la mia vita  stata sempre triste e
penosa, e l'avvenire, ne sono certa, non mi
sar pi benigno.
- E perch? Avete la famiglia pi simpatica
e pi buona che si possa immaginare.
- Certo, sono molto gentili con me e io
voglio un gran bene a tutti, ma non potr
restare sempre a loro carico, dovr cercarmi
una sistemazione... e mi sar ancor pi penoso
trovarmi tra estranei dopo aver vissuto
con parenti cos affettuosi e pieni di premure
per me. -
La sua voce si abbassava; pareva che il
pianto la velasse.
- Chi lo sa? Forse vi sposerete presto. -
La ragazza fece un gesto di meraviglia alzando
gli occhi su Even, quegli occhi azzurri
pieni di angelica rassegnazione.
- Sposarmi? Senza dote? Non c' neppure
da pensarci!
- Esistono anche delle persone disinteressate,
signorina.
- Sono cos rare! Se almeno avessi la bellezza
di Rosanna, forse...
- La bellezza non  tutto per un uomo
serio.
- Oh, certamente! Ma Rosanna ha anche
tante altre qualit. Ammiro sempre la sua
abilit in tutto... io che non sono buona a
nulla. Sa vestire cos bene! Ambisce di far
risaltare la sua bellezza, e le piacerebbe
molto condurre una vita di lusso e mondana.
Purtroppo non potr averla in casa di suo
padre! Per lei ci vuole un matrimonio ricco...
e infatti mi pare di aver capito che ci pensa
e che bader pi alla ricchezza che al marito. -
Questo era troppo. Tug, furente, si avvicin
con l'intenzione di dire il fatto suo a
quella impudente bugiarda; ma Even volt
gli occhi verso di lui e il ragazzo si ferm,
ammutolito; in quello sguardo aveva letto
l'ordine di tacere.
Perch?
Tug non riusc a spiegarselo, ma intu che
Even in quel momento stava svolgendo un
suo piano. Tug aveva la pi grande fiducia
nella intelligenza e nella lealt dell'amico;
perci si sent rassicurato, e fu felice in cuor
suo all'idea che la perfida Mascia fosse a
sua volta gabbata.
- Ehi, amico Tug! Il tuo stomaco non
si rivolta un pochino?... - chiese Even ridendo.
- No davvero! Io sono nato per fare il
marinaro, e se non dovessi continuare la discendenza
degli Arzen notari, avrei raggiunto
Francesco al Borda.
-  un gran sacrificio per te, Tug?
- No. Il babbo mi ha lasciato libero dicendomi:
Se ti dispiace fare il notaro, scegli
secondo i tuoi gusti e le tue attitudini.
Io non ti forzer mai a seguire questa o
quella carriera. A dire il vero, il mestiere
di notaro non mi entusiasmava eccessivamente,
ma non mi ispirava neppure avversione;
sicch, ben sapendo quale fosse il segreto
desiderio del babbo, gli ho risposto:
Far il notaro. Ed ecco perch, signor visconte
di Rodennec, il notaro Tug Arzen
avr l'onore e il piacere di offrirvi i suoi servigi,
tra un certo numero di anni, per questo
o quell'atto che avrete la bont di far redigere
nel suo studio. -
Even scoppi a ridere, ma nei suoi occhi
neri brillava una certa emozione.
- Sei un bravo ragazzo, Tug, - disse,
dandogli un colpetto sulla spalla. - E credo
che i tuoi clienti avranno a che fare con un
vero galantuomo.
- Tutti gli Arzen sono stati veri galantuomini, -
disse Tug con fierezza. - Non ho
che da seguire il loro esempio;  molto semplice.
- Molto semplice davvero, e farai bene a
farlo. Sentirsi la coscienza tranquilla  il
maggiore dei beni... non  vero, signorina?
- Oh, s! - disse Mascia in tono convinto.
- L'onest e la rettitudine sono bellissime
virt; ma quanti, purtroppo, le mettono
da una parte come un bagaglio troppo
pesante!
- Oh, s, molti! - sospir Tug alzando
al cielo uno sguardo patetico.
Even volse altrove la testa mordendosi il
labbro come per trattenere una risata, mentre
Mascia fissava sul cugino uno sguardo
pieno di sospetto.
- Vado a vedere come stanno Rosanna e
Michon, - disse alzandosi. - Rosanna, poverina,
soffre il mare, e temo che questa
scossa non le giovi nello stato di salute in
cui si trova.
- Perch? Sta poco bene? - chiese Even
con vivacit.
- Eh, s! Da qualche tempo ha cattiva
cera. Non ve ne siete accorto?
- S,  vero; ma non sar nnlla. Forse un
po' di anemia.
- S... certo... - disse Mascia esitando.
- Ma ha bisogno di curarsi, poverina! Una
sorella di tua madre  morta di consunzione,
vero, Tug? -
Il ragazzo sbarr tanto d'occhi.
- Neanche per sogno! Chi te l'ha raccontata,
questa? La zia Enrichetta, che aveva
dieci anni pi della mamma,  morta per le
complicazioni di una scarlattina che aveva
preso curando dei bambini poveri.
- Davvero? Mi pareva di aver capito, da
quanto mi ha raccontato la nonna... ma per
tornare a Rosanna, dico che ha bisogno di
curarsi. Non  punto robusta. Ieri, salendo
le scale, ansimava. Ors, voglio andare a vedere
queste ammalate. Arrivederci a tra
poco. -
Even e Tug la guardarono allontanarsi,
piccoletta e minuta, avvolta in una gran
sciarpa di velo nero che le svolazzava attorno.
Quando fu scomparsa, il ragazzo alz
verso Even il viso preoccupato.
-  vero, Rosanna ha l'aria stanca. Temo
che si affligga molto...
- Di che cosa?... =- chiese vivamente
Even.
Tug esit un momento, poi si decise a confidargli:
- Di vedere la nonna staccarsi da lei per
quella Mascia! Ha il cuore tenero, la nostra
Rosanna, e questo fatto le d un gran dolore,
tanto pi che la nonna sta diventando ingiusta
e quasi dura con lei. -
Un lampo di irritazione pass negli occhi
scuri di Even.
- Ma come!? Quella vipera la fa soffrire? -
chiese con sorda collera.
Vedendo lo sguardo stupefatto di Tug, gli
prese le mani.
- Ascoltami, amico mio. Questa parola
mi  scappata, e ti prego di non ripeterla a
nessuno, almeno fino a nuovo ordine. So che
diffidi di tua cugina, e hai ragione. Gi da
parecchio tempo ho intuito che tipo . Sto
studiandola da un pezzo e mi convinco sempre
pi che  perfida e che non esiter a mettere
in opera tutti i mezzi possibili per raggiungere
il suo scopo. Ho paura di capire
quale sia... ma non lo raggiunger mai. Temo
tuttavia per tua sorella, e non sar tranquillo
fino a che quella ragazza non sar smascherata
davanti a tutti.
- Ma di che cosa avete paura? - balbett
spaventato Tug.
- Di tutto!  una di quelle creature pericolose
che non hanno nessun senso morale
che le freni e che non esitano davanti a nulla
pur di conquistare quello che bramano. Ma
come farlo capire ai tuoi genitori, e specialmente
alla nonna che, me ne sono accorto, 
cieca addirittura? Non ho nessuna prova da
portare; non sono che un estraneo, e giovane,
per giunta. Tu sei trattato da ragazzo,
sebbene in questa circostanza tu sia stato il
pi perspicace della famiglia. Non ci resta
che continuare a sorvegliarla senza che se
ne accorga. Non ti meravigliare dunque se,
dopo quanto ti ho detto, mi vedrai gentile
con lei; e da parte tua cerca di non farle capire
troppo che non ti lasci ingannare. Siamo
intesi, Tug?
- Va bene, ma... mi spaventate! Pensate
che possa far del male a Rosanna? -
Even ebbe un piccolo fremito e impallid.
- Spero di no! Se ne dubitassi, non esiterei
a dirlo al signor Arzen. Credo che si
limiter a sorde manovre per rovinare Rosanna
agli occhi della nonna... e a quelli
di qualche altra persona. Ma noi sventeremo
le sue manovre, a forza di pazienza e di abilit. -
Tug strinse con forza le mani di Even.
- Con voi, la riuscita  sicura. Peccato
che gli altri siano tutti ciechi!
- Il fatto  che quella ragazza  terribilmente
astuta e bisogna avere uno spirito di
osservazione molto acuto per capirla sino in
fondo. Ma noi ci siamo riusciti.
- S, ma anche Michon, e un poco anche
Maria.
- Ah, ah! Anche la vostra vecchia brontolona?
Ottima recluta, quella, in caso di
bisogno! Basta, Tug, lasciamo per ora l'argomento.
 in vista Belle-Isle. -
Infatti, dietro un leggero velo di nebbia,
apparivano le alte scogliere della grande
isola bretone. Intorno allo yacht beccheggiavano
molte barche da pesca, e le onde facevano
dondolare incessantemente le boe galleggianti
che segnano i punti di attracco.
Nei pressi della diga il mare diventava a
poco a poco pi calmo, pi azzurro, sotto il
cielo caldissimo; ma una brezza deliziosa che
sapeva di salso ne temperava l'ardore.
Gli ospiti cominciavano a riapparire sul
ponte. Per il signor Arzen, Rosanna e Michon,
il mal di mare si era limitato a un momento
di malessere. Rosanna, palliduccia ma
sorridente, dichiar a Even, che le era andato
premurosamente incontro, che si sentiva
benissimo e pronta a esplorare l'isola.
Mascia le si avvicin circondandole affettuosamente
le spalle.
- Non ti stancare, Rosanna. L'aria di
mare forse ti eccita un po', ma sentirai la
reazione pi tardi.
- Affatto! Mi sento benissimo e del tutto
rimessa da quel piccolo malessere.
- Stai attenta, - insist ancora la voce
dolce di Mascia.
Un lampo di impazienza, subito represso,
pass nello sguardo di Even.
- Prima di tutto ci rifocilleremo, - disse
allegramente. - Dopo scenderemo a terra e
decideremo il programma della giornata. -
Lo yacht pass rasente al piccolo faro che
segna la punta dell'isola; entr poi nel porto
del Palazzo, la graziosa capitale di Belle-Isle,
costruita sull'orlo di un fiord in miniatura,
molto pittoresco.
Su un alto promontorio sorge la cittadella
di Vauban. Nei diversi bacini, all'imbocco
del porto, si vedeva un certo numero di barche
da pesca; ma a quell'ora e con quel bel
tempo, molte erano fuori, in cerca di tonni
e sardine.
Even condusse i suoi ospiti nella sala da
pranzo dove li attendeva una colazione leggera
alla quale tutti fecero molto onore, anche
Piero Dornoy che era stato il pi indisposto.
Quindi sbarcarono, e dopo aver prenotato
le camere all'albergo, poich sarebbero ripartiti
il giorno dopo, se ne andarono, pieni
di entusiasmo, per visitare la cittadina e le
principali curiosit dell'isola.
Belle-Isle, che dal di fuori appare assai
scoscesa,  invece, nell'interno molto fertile
e varia di aspetto. Su un versante si trova la
costa Selvaggia, contro la quale si precipitano
le onde furiose, scavando le rocce in
mille forme fantastiche e impreviste. Questa
parte dell'altipiano, spazzata dai marosi
salsi,  sterile e i villaggi vi sono rari; ma
presenta un contrasto notevolissimo con il
versante opposto. L, tra strette vallate, si
stendono praterie circondate da alberi, sorgono
villaggi in mezzo agli orti e a fertili
coltivazioni. Gli allori e i mirti, il mare
calmo dai toni azzurri, la mitezza del clima,
danno l'illusione dei paesi meridionali.
- Quale preferite vedere per prima? -
domand Even ai suoi ospiti. - La costa
Selvaggia o la costa Blu? -
Rosanna, Tug e Michela, erano per la
prima; il signor Arzen, Mascia, Marion e
Piero, per la seconda.
- Oggi vediamo la costa Selvaggia, -
disse Even - e domani, prima di ripartire,
se ci alziamo di buon'ora, spero avremo il
tempo di fare una piccola escursione dall'altra
parte. Che ne dite, signor Arzen?
- Ma certo! - approv questi. - Infatti
si dice che la costa Selvaggia sia magnifica,
specialmente nei dintorni del faro di Bangor. -
Tug, che si trovava in quel momento vicino
a Marion, la sent borbottare:
-  naturale: al desiderio di Rosanna si
sacrifica quello degli altri! -
Il ragazzo le si accost all'orecchio e le
mormor:
- Vuoi stare zitta, brutta gelosa che non
sei altro! Cerca di ricordare quante volte la
nostra sorella si  sacrificata per noi! -
Marion rispose con uno sguardo furibondo
e volt le spalle al fratello. Ma Tug ebbe il
tempo di mormorarle ancora, in tono canzonatorio:
- Prendi esempio dall'angelica Mascia! Guarda come 
soddisfatta e sorridente,
proprio come se non avesse optato anche lei
per la costa Blu! -
Infatti Mascia, con la massima gentilezza,
si dichiarava ben lieta di visitare prima la
costa Selvaggia, poich questo era il desiderio
della cara Rosanna.
- Ma non voglio imporre i miei gusti a
nessuno! - protest vivacemente Rosanna.
- Il signor di Rodennec me lo ha domandato,
e io ho risposto semplicemente, come
gli altri. Mi far altrettanto piacere vedere
la costa Blu!
- Va bene, la vedremo domani, signorina
Rosanna. Ormai  deciso: oggi visiteremo
l'altra parte, - rispose calmo calmo Even.
Dopo aver visto la pittoresca punta dei Puledri,
la grotta dello Speziale, il faro di Bangor,
che si erge in una regione pericolosissima
per le navi, e il porto di Donant, immensa
spiaggia circondata da gigantesche e
scoscese scogliere, nessuno ebbe a rammaricarsi
della scelta fatta.
Durante questa escursione accadde un
fatto che sarebbe potuto diventare un tragico
incidente. Mentre quasi tutti stavano
riposando, Mascia e Tug esploravano le scogliere.
La ragazza procedeva leggera come
un camoscio, agile e graziosa.
A un tratto, scivol sulle rocce. Tug, che
sopraggiungeva dietro a lei in quel momento,
l'afferr saldamente e la sostenne, finch non
riusc a rimettersi in equilibrio.
Era impallidita e fu scossa da un brivido.
- Grazie, Tug! -
Voleva prendergli le mani, ma lui le ritir
rispondendo con una alzata di spalle:
- Eh!  cosa da poco.
- Come, cosa da poco? Mi hai salvato la
vita, caro Tug. -
Di nuovo egli alz le spalle borbottando
qualche cosa tra i denti. Poi si allontan,
saltando tra le rocce e scotendo di tanto in
tanto rabbiosamente la testa.
L'incidente non era passato inosservato.
Inoltre Mascia, appena di ritorno, si affrett
a raccontarlo, con una emozione cos commovente,
da far venire le lacrime agli occhi.
Tutti si rallegrarono con Tug, che lasci dire
con noncuranza, continuando a ripetere che
era cosa da poco.
Il giorno dopo, mentre lo yacht si staccava
dall'isola, Even si trov per un momento
solo con Tug il quale, pensieroso e con la
fronte corrugata, guardava le alte scogliere
dorate dal sole.
- A che cosa stai pensando? - domand
Even posandogli la mano sulla spalla.
Tug alz verso il giovanotto il suo sguardo
leale, ma un po' duro in quel momento.
- Mi stava domandando se non ho avuto
torto a impedirle di precipitare.
- Non dici mica sul serio, eh?
- S!
- Ma via! Tu, cos onesto e buon cristiano,
come puoi rimpiangere di aver fatto il tuo
dovere!
- Mi domando appunto se era davvero il
mio dovere. Quella ragazza ci nuocer forse
molto; sicch...
- Non possiamo esser giudici di questo,
mio caro amico. -
Il ragazzo sospir.
-  vero, ma questa idea mi ha tormentato
tutta la notte.
- Mettiti bene in testa, Tug, che non si
deve mai rimpiangere di aver compiuto il
proprio dovere, qualunque cosa avvenga.
E poi, non ti tormentare eccessivamente riguardo
alla cugina.  falsa e senza scrupoli,
ma non bisogna aggravare le cose; non sarebbe
caritatevole. Sorvegliamola e basta.
E poi, non si potrebbe sperare che l'esempio
di tua madre e di tua sorella, tanto buone e
leali, possa, a lungo andare, avere un effetto
salutare su lei? -
Tug scosse il capo.
- Ho paura di no. Gli ipocriti cambiano
difficilmente. Conoscete la signora Gradu?
- S, l'ho veduta una volta dalla signorina
Dornoy. Una donna molto alta, magra,
con un profilo da capra, che ha un sorriso
mellifluo ed esoso?
- Proprio cos. Anche lei  una ipocrita.
Viene da noi e dice alla mamma e a Rosanna
le cose pi gentili, le abbraccia, le bacia, poi,
appena fuori, il tono cambia; ci critica tutti,
dice che siamo dei buoni a nulla. Ho idea
che, essendo tanto brutta, sia gelosa di Rosanna.
-  probabile. Ma persone di questa specie
si incontrano frequentemente nel mondo,
caro Tug. Tutto sta nel non lasciarsi ingannare.
-
A poco a poco Belle-Isle spariva in mezzo
a una nebbia dorata. Il mare assumeva tinte
pi glauche, le onde si gonfiavano facendo
dondolare la nave civettuola.
A poppa, Mascia era in piedi accanto a Rosanna.
Lo sguardo di Even si diresse verso le due
ragazze; si pos tenero su Rosanna, poi si
volse a Mascia, e dalle sue labbra, non udita,
usc questa parola:
- Giuda! -
 
Capitolo IX.
JOSIE SI SACRIFICA.

Quel pomeriggio i ragazzi erano riuniti a
conciliabolo nella stanza da studio dove si
erano rifugiati perch la pioggia non consentiva
di stare in giardino. Erano tutti presenti,
compresi i tre Dornoy. Rosanna presiedeva
la riunione; si trattava di prendere accordi
per festeggiare il compleanno della
nonna, che ricorreva la settimana seguente.
Gianni, aveva gi esposte alcune di quelle
idee balzane che erano la sua specialit, e si
era fatto rimbrottare da Tug il quale prendeva
molto sul serio la sua funzione di vicepresidente.
- Recitiamo una tragedia di Corneille, -
propose Marion, che il giorno prima era stata
elogiata a scuola per aver recitato senza sbagli
tutta una scena dell'Orazio.
I fratelli le risero in faccia.
- Bimba, se credi che vogliamo aiutarti a
massacrare davanti a testimoni quel povero
Corneille, ti sbagli! - esclam Tug. - Ti
sentii, l'altro giorno, declamare in camera
tua le imprecazioni di Camilla; pensai subito
alla signora Bichonneau quando grida
al suo rampollo: Oh, Yvonnick, cattivo
soggetto, sei il disonore della famiglia! Finiscila
di rotolarti nel ruscello, se no ti allungo
uno sculaccione!. -
Uno scoppio unanime di ilarit accolse questa
uscita di Tug, fatta in quel tono faceto
che gli era abituale. Ma Marion divenne di
fuoco e si alz di scatto.
- Va bene; fate come volete, io me ne
lavo le mani! - esclam con voce fremente
di collera.
Rosanna le pos la mano sul braccio.
- Via, non essere cos suscettibile! - le
disse con dolce rimprovero. - Tug scherza.
Non dice mica cattiverie.
- Per me s, sono cattiverie le sue. Va
sempre a cercare le cose che mi possono irritare.
- Non  difficile; tutto ti urta, cara Sapienza! -
replic Tug. - Ma insomma,
siamo riuniti per il programma dei festeggiamenti
per la nonna; facciamo dunque la
pace e continuiamo la nostra seduta.
- Non avete bisogno di me, disse Marion,
incaponita. - Fate quello che vi pare.
Io reciter un piccolo dialogo con Mascia che
sa dire cos bene i versi.
- E allora vattene con Mascia; fate la
commedia insieme, lei la sa fare!
- Ma, Tug, che cosa ti prende? - protest
Rosanna.
Il ragazzo rispose con una spallata:
- Non ci badare; la lingua mi prude, qualche
volta. Sicch, dicevamo? Che cosa proporresti,
Michon?
- I fuochi d'artificio, - rispose la bimba,
mentre Marion usciva dalla stanza con aria
dignitosa.
- S,  approv Tug -  una buona idea;
si potrebbe farli.
- Bisognerebbe farne uno molto grosso,
con la signora Arzen nel mezzo, - soggiunse
Bobby.
- Come sarebbe a dire? - domand Rosanna.
- S, come il fuoco d'artificio che fu fatto
per la festa di san Pietro. In mezzo alle girandole
c'era san Pietro con il mazzo delle
chiavi. -
Rosanna si mise a ridere.
- Non sar facile farlo per la nonna,
Bobby mio. Ma i fuochi d'artificio mi pare
vadano benissimo per chiudere la giornata,
tanto pi che avremo a cena i nostri vicini.
Lino reciter la poesia di Francesco, Josie
dir la favola del lupo e dell'agnello...
- Anch'io voglio dire qualche cosa per la
signora Arzen, - dichiar Bobby. - Che
cosa potr dire, Rosanna?
- Prima di tutto dimmi che cosa hai imparato
a scuola.
- Tante cose, - rispose Bobby con sussiego.
- Il Piccolo Caporale... e anche
I Pesci Rossi... e La Rana che vuol diventare
grossa come il Bove... e La Volpe
e il Corvo.
- Questa va bene per Mascia e per Marion
! - interruppe l'incorreggibile Tug. -
Suggerir loro di scegliere questa poesia. Su,
marmocchio, dicci quello che sai. Sentiamo
di che cosa sei capace. -
Ma Bobby, rosso come un galletto, si alz
a sua volta.
- Non sono un marmocchi ... - grid rabbioso
- e tu sei... sei un... un... -
Nessun epiteto abbastanza grosso gli veniva
in mente. Poi, all'improvviso, ricordando
improvvisamente qualche discorso
udito e non capito, termin con tono schiacciante:
- Un anarchico! -
E rest tutto avvilito vedendo Tug, Gianni
e Michon che si torcevano dalle risa, mentre
Rosanna stentava a mantenersi seria.
- Oh, piccino, come l'hai trovata bella!
- riusc ad articolare Tug. - Ne ha di
buone, questo ragazzo! -
Per mala sorte di Bobby, la signorina
Lazarina usciva in quel momento dal salotto,
dove era con la signora Arzen che le aveva
dato la ricetta per una certa marmellata, e
lo vide dalla porta lasciata aperta da Marion.
Cap subito che Bobby era stato preso
da una di quelle collere alle quali, purtroppo,
andava spesso soggetto. Entr nella stanza
da studio seguita da Mascia che stava riaccompagnandola
alla porta.
- Ecco Bobby che ne fa una delle sue! -
disse con voce tagliente. -  veramente piacevole
la sua compagnia.
-  stata una cosa da nulla, signorina,
- si affrett a dire Rosanna. - Hanno canzonato
Bobby che si  un po' impermalito,
ma sono certa che ora gli dispiace.
- Come sei indulgente, cara Rosanna! -
mormor Mascia. - Cos ti fai voler bene dai
bambini; ma non  il sistema per educarli.
- No, dicerto! - intervenne la signorina
Lazarina. - Non te ne intendi, Rosanna, e
non fai che avvezzar male questi indisciplinati.
Torna subito a casa, Bobby; starai
senza frutta e senza dolce stasera, e domani
non verrai qui a giocare. -
Questo colpiva il bambino nel punto debole.
Si gett tra le braccia di Rosanna singhiozzando.
- S, s, domani ci verr! - balbett. -
Dimmi, Rosanna, potr venire?
- Prima di tutto devi obbedire alla zia, -
disse la ragazza con dolce fermezza.
- Forse domani ti perdoner, se sarai stato
molto buono.
- Per fortuna la signorina Dornoy non 
debole come te, - intervenne Mascia con dolcezza.
- E Bobby lo sa benissimo! - dichiar
la signorina Lazarina. - Vattene immediatamente,
Bobby, se non vuoi che la punizione
aumenti. -
La piccola Josie, rossa rossa e con gli occhi
scintillanti, le si piant davanti.
- Siete una cattivaccia! - grid con
quanta voce aveva in gola.
- Josie, che ti prende? Chiedi subito scusa
alla signorina Lazarina, - disse Rosanna in
tono severo.
Josie volt la testa dicendo:
- Mai!... Mai!...
- Allora starai anche tu senza frutta e
senza dolce stasera, come Bobby! -
La piccola allora grid trionfante al suo
amico che se ne stava andando, tutto avvilito,
a testa bassa:
- Vedi, siamo pari, Bobby! -
Ma Bobby rispose sgarbato:
- Quanto sei sciocca! Se tu avessi avuto
la frutta e il dolce avresti potuto serbarmene
una parte per domani! -
Josie rimase sopraffatta dalla mentalit
pratica di Bobby, che le rivelava l'inutilit
del suo eroico sacrificio.
Mascia e Rosanna accompagnarono fino
alla porta la signorina Lazarina. Piero, con
le mani in tasca, guardava cadere la pioggia.
Josie si stropicciava gli occhi con vigore perch,
dalla porta lasciata aperta, le arrivava
un odorino delizioso. Non sapeva affatto,
quando si era associata allegramente alla punizione
di Bobby, che quella sera ci sarebbe
stato un dolce di cioccolata, altrimenti... altrimenti
sarebbe stata zitta, aspettando una
migliore occasione per dire il fatto suo alla
signorina Lazarina.
Purch Maria non avesse fatto proprio
quella sera il budino di cioccolata... il nec
plus ultra per Josie!
Tug, a cavalcioni a una sedia, rifletteva,
con gli occhi rivolti al soffitto.
Michela lo guardava, colpita dalla sua aria
assorta.
Il ragazzo si chin all'improvviso verso la
bimba e mormor:
-  colpa sua se Bobby  stato punito cos
severamente!
- Colpa di chi?
- Della Santarellina. Le altre volte la signorina
Lazarina ascoltava volentieri Rosanna,
che stimava moltissimo. Ora l'altra,
che lavora sotto sotto, riesce a farle credere
che Rosanna  debole e ci avvezza male tutti,
e che, in tal modo, ci nuoce.
- Forse hai ragione, - disse Michela visibilmente
colpita dalla sagacia di Tug.
- Quello che  certo, comunque,  che la zia ci
tratta con pi severit da quando conosce
Mascia.
- Lo vedi? Bisogna stare attenti! Non ti
dico altro, perch... -
Si interruppe. Rosanna e Mascia rientravano
nella stanza.
- Che cosa raccontavi di tanto segreto a
Michon? - chiese Mascia sorridendo.
- Delle cose molto interessanti.
- Si potrebbero sapere?
- Impossibile! Segreto di Stato! - disse
Tug con solenne gravit.
- Dovresti entrare in diplomazia, sarebbe
proprio adatta per te.
- Mi piacerebbe, ma lo studio del babbo
mi tende le braccia. Invece di rappacificare
il mio paese con gli altri Stati, cercher di
riconciliare degli eredi quando si bisticceranno
intorno a un gruzzolo. Il babbo dice
che non  tanto facile e che l'umanit 
spesso cattiva. -
Il campanello squill.
- Non vi scomodate, vado io! - grid Tug
saltando nell'ingresso.
Apr la porta e lanci una esclamazione di
gioia:
- Signor di Rodennec! Che fortuna!... Ci
darete qualche buona idea per la festa della
nonna!
- Volentieri, e sapr. Ma venivo per dire
una parola a tuo padre.
- Il babbo  uscito e star fuori tutto il
pomeriggio.  dovuto andare dalle parti di
Plouernac per redigere un testamento. Ma
c' Camelia nello studio, se pu bastarvi.
- No, aspetter. Che cosa mi dicevi dunque?...
- Ma entrate! Ci siamo tutti, fuorch Marion
e Bobby che sono in gastigo.
- Come, anche la signorina Marion?
- Accade anche a lei, come a tutti! -
disse filosoficamente Tug. - Le  saltata la
mosca al naso perch non mi sono estasiato
davanti alle sue declamazioni, e se ne  andata.
- Ma via, che cosa mi dai a intendere?
- Delle sciocchezze, senza dubbio, - disse
Rosanna apparendo sulla soglia della stanza
da studio. - Come sta vostro padre? - soggiunse
tendendo la mano a Even che si inchinava
per salutarla.
- Sta molto meglio, grazie. Il clima del
suo paese natio fa prodigi. Gi da parecchio
tempo volevamo che tornasse qui, ma lui temeva
che la mamma provasse la nostalgia
dell'India.
- Spero che non sia cos.
 No, per fortuna! Alla mamma piace
molto star qui, ed  felice di avere dei vicini
tanto simpatici.
- Come sapete far bene i complimenti! -
disse Tug. - I vostri, per, sono sinceri,
cosa che altrettanto non si pu dire di quelli
di tutti.
- Tug ne ha sempre delle nuove! - disse
Rosanna ridendo. - Ma poich il babbo non
c', volete passare in salotto a fare un salutino
alla nonna?
- Con piacere. Ma pare che prima sia richiesto
il soccorso dei miei lumi per l'organizzazione
della vostra festa.
- Tug  un indiscreto. Non siete affatto
obbligato ad aiutarci.
- Lo far con molto piacere e sar felice
di contribuire alla celebrazione della festa
della vostra nonna, per la quale nutro la massima
stima.
- Se  cos, entrate nella nostra sala del
consiglio, - disse Rosanna ridendo.
Josie si precipit verso il giovanotto e gli
disse in tono insinuante e imperativo insieme:
- Per piacere, prendetemi in collo. -
Even la sollev come una piuma e se la
mise seduta sul braccio.
Allora Josie, avvicinandosi al suo orecchio,
gli sussurr trionfante:
- Mi sono messa senza frutta.
- Come, come? Mi pare impossibile,
Josie!
- S, per fare compagnia a Bobby.
- Bobby  stato dunque punito? Che cosa
ha fatto? -
- Si era un po' stizzito. La signorina
Lazarina l'ha sentito e lo ha messo in gastigo,
e domani non lo lascer venire qui. Allora
per esser punita anch'io, ho detto alla signorina
Lazarina che  una gran cattiva, e
Rosanna ha detto che stasera mi terr senza
frutta.
- Ah,  stata la signorina Rosanna che...?
Ma se il tuo amico aveva fatto una sciocchezza,
non era una buona ragione, Josie,
perch tu fossi sgarbata con la signorina Lazarina.
Te lo sei proprio meritato questo castigo.
- Tanto pi che non ha voluto chiedere
scusa, - soggiunse Rosanna.
- Questo  anche peggio. Se lo avessi saputo
non ti avrei presa in collo, Josie. Non
mi piacciono le bambine disobbedienti. -
Giuseppina, rossa rossa, abbass la testa e
grosse lacrime le scesero sulle guance. Even
aveva l'aria molto severa.
- Senti: se tu mi prometti di andar subito
a chiedere scusa alla signorina Lazarina,
pregher Rosanna di revocare la punizione.
Ma per questa volta soltanto, perch
se ricomincerai, sar finita; non mi occuper
mai pi di te.
- S, vi andr... balbett Josie.
- Va bene. Quando avrai fatto la penitenza
io chieder la grazia. Ebbene, Tug, di
che cosa si tratta?
- Vogliamo fare qualche cosa di bello per
la festa della nonna. Abbiamo pensato a dei
fuochi d'artificio.
- Benone!
- E poi, i piccoli potrebbero recitare qualche
cosa... e anche Marion e Mascia, credo. -
Mascia alz le sopracciglia, meravigliata.
- Marion non me ne aveva parlato.
- Non importa, troverai pur sempre qualche
cosa da sciorinare, - rispose poco gentilmente
Tug. - Ma anche gli altri vorrebbero
esibirsi, non  vero, Pierone? Che ne
dici? - soggiunse dando un colpetto amichevole
nelle costole del suo placido amico.
Piero sembr spaventato.
- No, no, io non recito! Mi impappino subito...
e poi mi vien caldo!
- Metteremo a disposizione di vossignoria
una tinozza per rinfrescarsi! - disse serio
serio Tug.
Tutti risero, compreso Piero che, di natura
buona e pacifica, non si adontava mai
delle uscite dell'amico.
- Parliamo seriamente, - disse Even, sedendosi
al posto che Rosanna gli indicava davanti
alla grande scrivania, mentre tutti gli
si aggruppavano intorno. - Che ne direste
dei quadri viventi?
- Ottima idea! - esclam Tug.
Gianni schiocc le dita.
- Si potrebbe rappresentare qualche cosa
di patriottico?
- S, certo, Gianni. Poi cercheremo una
scena biblica nella quale si possa fare entrare
anche Lino e Josie. Ma dov' andata quella
bambina? -
Michela corse alla porta rimasta socchiusa
e chiam:
- Josie! Josie! -
Di l a poco si sent un passetto esitante,
poi Giuseppina comparve, raggiante in viso.
- Dove sei stata? - domand Rosanna.
- In cucina.
- A che fare?
- Sono andata a domandare a Maria perch
si sentiva quel buon odore di cioccolata.
Sta facendo il budino. -
Le sue narici si dilatavano fiutando l'odore
che veniva dalla cucina.
- Che ghiottona! - esclam Tug in tono
di virtuosa indignazione.
Josie alz il nasetto con aria di sfida.
- Anche tu eri un po' ghiotto da piccino,
e so che una volta il babbo ti mise in castigo perch avevi leccato tutti gli orli dei
barattoli di marmellata!
- Toccato, Tug! - esclam Even ridendo.
Ma vedi, Josie, tuo fratello si  corretto. Anche
tu devi correggerti. -
Josie rimase perplessa.
- Ma... sar permesso che mi piaccia il
budino di cioccolata! - mormor.
- Sicuro! Non bisogna per esserne troppo
ghiotti, cio, non bisogna pensare tante ore
in anticipo al piacere che proveremo nel mangiarlo,
come fa una bimba di mia conoscenza. -
Giuseppina, rassicurata, and a cercare
Kif-Kif, che dormiva pacificamente in un angolo,
e poi venne a sedersi su uno sgabello
vicino a Even.
- Stavamo parlando di quadri viventi.
Che cosa sceglieremo? -
Ognuno dette il suo parere, e alla fine si
trovarono d'accordo su una scena tratta da
Atalia. Lino doveva rappresentare Eliacim;
Tug, il gran sacerdote; Marion, Atalia...
- Se acconsentir, - osserv Gianni.
- S, la convinceremo, non dubitate, -
disse Even. - Poi, che ne direste di un quadro
in cui foste tutti vestiti da ind?
- Magnifico! - approv Tug. - Ma vi
vestirete anche voi, Even? Ci avevate promesso
di mettervi un giorno il vostro vestito
di laggi.
- E va bene, me lo metter in onore della
festa della signora Arzen. Ai vostri costumi
penser Arvti, la cameriera di mia madre.
Per le prove verrete alla Villa degli Uccelli,
perch la nonna non veda.
- Ma sar un disturbo per i vostri genitori, -
protest Rosanna.
- Niente affatto; sar per loro un piacere
e una distrazione. Sono certo che la mamma
stessa vorr aiutarci a organizzare tutto, e
mio padre vi dar molte buone idee. Venite
dunque stasera dopo pranzo.
- Posso venire anch'io? - chiese Josie.
- Sei invitata anche tu, come pure Marion
e Piero, se la signorina Dornoy lo permette.
- E Bobby?
- Ah, Bobby  in gastigo! Ma cercher
di ottenergli il perdono. -
Giuseppina batt le mani e ci fece ringhiare
Kif-Kif.
- Bravo! Chiedetelo voi alla signorina Lazarina.
Un giorno le sentii dire che a voi non
pu rifiutare nulla!
- Ci mi lusinga! Vedremo se riuscir
nella mia missione. E ora vado a salutare la
signora Arzen, se non la disturbo.
- Oh, no davvero! Alla nonna dispiacerebbe
assai se non andaste a farle un salutino, -
si affrett a dire Mascia. - Venite,
vi accompagno.
- Sicch, a stasera, non  vero, signorina? -
disse Even salutando Rosanna.
- Spero che niente me lo impedisca. Ehi,
Josie, dove vai? -
La bimba si avviava verso la porta, tenendo
Kif-Kif in braccio.
- Vado dalla nonna col signor Even, se
no si dimentica che deve condurmi dalla signorina
Lazarina, e allora tu non mi darai il
budino.
- No, non me ne dimentico, Josie, - disse
Even. - Ma puoi venire lo stesso. Vai ad
avvertire la nonna, ma bada bene di non
dirle le sorprese che stiamo preparando per
la sua festa. -
La piccola alz verso di lui il visetto malizioso
e si mise un dito sulle labbra; poi
apr la porta del salotto, annunziando:
- Nonna, c' il signor Even che vorrebbe
salutarti; dopo andremo dalla signorina Lazarina. -
- A che fare dalla signorina Lazarina? -
domand sorpresa la nonna.
- A chiederle scusa.
- Che cosa le hai fatto? -
Even, che stava entrando con Mascia, raccont
l'accaduto e a quali condizioni era disposto
a implorare da Rosanna la revoca del
castigo; e soggiunse:
- Temo per che la prospettiva del budino
di cioccolata abbia una grossa parte in questo
pentimento!
- Vedi, Josie, il signor di Rodennec ti
considera, e giustamente, una ghiottona, -
disse la nonna.
Mascia, avvicinatasi alla bambina, le fece
una carezza sui capelli.
- Ma no, non  poi tanto ghiotta, nonna.
Che male c' se le piace il budino di cioccolata?
Mi pare che Rosanna sia stata crudele
a scegliere per punirla proprio il giorno in
cui sapeva che ci sarebbe stato il suo dolce
preferito.
- A me pare invece che sia stato proprio
a proposito! - replic Even con un tono in
cui vibrava, senza che lo volesse, una sorda
irritazione.
- Certo, se la colpa fosse stata grave; ma
non lo era. E poi, se avesse saputo prenderla
con dolcezza, avrebbe ottenuto che la bambina
chiedesse subito scusa, - soggiunse a
mezza voce, come parlando tra s e s.
-  vero; talvolta Rosanna  troppo severa,
- mormor la nonna. - Non sa come
vanno presi i bambini. -
Even stava per protestare, indignato, ma
seppe contenersi, e scambi qualche frase insignificante
con la nonna e con la bambina.
Poi se ne and, conducendo con s Giuseppina.
La signorina Lazarina era sola nel salotto
rigido e freddo come lei. Fu meravigliata
vedendo il signor di Rodennec e la bambina;
ma Josie, che aveva premura di uscirne, si
avanz risoluta verso di lei e le disse arrossendo:
- Signorina, chiedo scusa per avervi detto
che siete cattiva.
- Ah, bene, Josie! - disse la signorina
Lazarina. - Cerca di essere pi buona, da
ora in poi, e non dare il cattivo esempio a
Bobby. -
Even le spieg perch aveva accompagnato
la penitente.
- Oh, Rosanna non si far pregare per
perdonarla!  troppo debole con i bambini! -
disse la signorina.
- Anzi, a me pare che sappia avvezzarli
molto bene, signorina.
- Ma come!  la debolezza in persona, ve
lo assicuro! Da qualche tempo poi va peggiorando
sempre pi. Un tempo ero convinta
che sarebbe stata un'ottima madre di famiglia,
ma ora non ne sono pi tanto sicura.
Ha anche, in fatto di vestiario e fronzoli,
dei gusti dispendiosi che mi sembrano incompatibili
con la sua posizione. Peccato, perch
 una bella ragazza.
- Per fortuna ha anche altre qualit, -
disse Even con una tranquillit veramente
meritoria, perch si sentiva bollire il sangue
nelle vene.
- S, s, non  una cattiva figliuola. Ma in
famiglia la guastano troppo, sono sempre in
ammirazione davanti a lei. Avrebbe dovuto
provare per un poco la vita che ha avuto sua
cugina. Povera Mascia, cos buona e rassegnata!
E com' semplice in ogni cosa! Non
 ambiziosa, lei!... E ha gi dei princpi ben
definiti sulla educazione dei bambini.
- Dalla teoria alla pratica ci corre molto,
talvolta, - disse Even con una punta di ironia.
- Come mai, allora, proprio poco fa
ho sentito la signorina Mascia biasimare sua
cugina per la punizione, ben meritata del resto,
inflitta a Josie, e da lei giudicata troppo
severa?
- Avrete capito male, caro signore, ve lo
assicuro io, perch Mascia, in mia presenza,
ha amichevolmente rimproverato Rosanna
per la sua troppa indulgenza con i bambini. -
Even strinse le labbra.
- Gi, avr capito male, - disse con
calma. - Ma accuserete anche me di colpevole
debolezza se intercedo per ottenere da
voi la grazia per Bobby?
- Non  possibile. Quel ragazzo sta diventando
insopportabile.
- Ma se vi chiedesse scusa?
- Allora, forse... ma non c' pericolo che
lo faccia.
- Mi permettete di provare?
- Oh, fate pure! Lo mando a chiamare.
- Preferirei andare io da lui. Dov'?
- In camera sua, credo. Josie, indica al
signor di Rodennec la camera di Bobby. Ma
sar fatica sprecata, perch quello  il ragazzo
pi testardo e pi orgoglioso che si
possa immaginare. -
Quale fu la sorpresa della signorina Lazarina quando, dieci minuti dopo, vide apparire,
insieme col signor di Rodennec, il piccolo
Bobby che, avvicinatosi a lei con passo
deciso, le chiese umilmente perdono e promise
risolutamente di non arrabbiarsi pi
neanche se lo avessero chiamato marmocchio.
- Se  cos, ritiro la punizione, - concesse
con magnanimit la signorina Dornoy.
- Puoi ringraziare il signor di Rodennec,
perch lo faccio pi che altro per contentare
lui. Non  mia abitudine ritornare sulle decisioni
prese.
- Gli permetterete di venire stasera con
Piero e Michela a casa nostra dove combineremo
qualche cosa per la festa della signora
Arzen? - domand Even.
- Bene... per questa volta, sia pure! Ma
trasgredisco alle mie abitudini.
- Sono felice e fiero di aver ottenuto una
simile vittoria! - rispose Even amabilmente.
- Ma potete star sicura che non ne abuser.
Far riaccompagnare i bambini dal mio fedele
Seradi. -
Quando il dottor Dornoy entr in salotto,
qualche minuto dopo che Even se ne fu andato,
la signorina Lazarina gli disse, entusiasta:
- Quel visconte di Rodennec  veramente
amabile. Che differenza tra lui e la maggior
parte dei giovani di oggi!  di una cortesia
squisita. Ha modi distinti. E che giovane serio!...
 proprio quello che ci vorrebbe per
Mascia. -
Il dottore guard la sorella un po' stupefatto.
- Mascia? E perch non Rosanna, che 
una ragazza buona e bella? -
La signorina Lazarina alz le spalle.
- Non lega le scarpe a Mascia.  una vanesia.
- Oh! - protest il fratello.
- So quello che dico. Ora che c' qui sua
cugina, vedo la differenza... e spero bene che
il signor di Rodennec sappia scegliere da
uomo intelligente. -
Il dottore non cerc di discutere. Aveva il
carattere flemmatico del suo figliuolo maggiore
e, inoltre, non ignorava, per averne
fatto pi volte l'esperienza, che sua sorella
voleva avere sempre l'ultima parola. Si capiva
per dal suo viso che non era punto convinto,
perch mentre usciva dal salotto e si
avviava verso il suo studio, Michela, di ritorno
dalla casa degli amici, lo ud borbottare:
- Non mi piace affatto quella ragazza.
Non  leale! Mentre Rosanna  davvero una
buona figliuola. -
Even sonava frattanto alla porta del notaro
e, consegnando Giuseppina alla sorella
maggiore, riferiva solennemente il risultato
della sua missione e sollecitava la grazia per
la colpevole, cosa che gli fu concessa senza
difficolt.
Josie gli salt al collo.
- Grazie, signor Even! In compenso di
tutto il disturbo che vi siete preso per me,
stasera vi porter un pezzo di budino. -
Rosanna e il giovanotto scoppiarono in una
risata.
- Di cioccolata? - domand Even.
- Naturalmente,  il migliore! Ve ne porter
molto, perch siete tanto buono. -
Even le diede un bacio per guancia.
- Anche tu sei carina, Josie, quando ti
comporti bene. Mangia pure il tuo budino
alla mia salute, ch mi farai ancora pi piacere.
- No, lo serber a Bobby; anche a lui
piace molto.
- Ha buon cuore, questa piccina, - disse
sottovoce Even a Rosanna. - Il pensiero di
far piacere all'amico vince la sua golosit.
- S, ha veramente buon cuore. Questo
compensa i suoi difettucci, che per si attenueranno
con l'et, se sar guidata con fermezza. -
Mentre Rosanna, dopo pranzo, si alzava da
tavola per andare con la cugina, i fratelli e
le sorelle alla Villa degli Uccelli, la nonna
si rivolse alla nuora con quel tono agrodolce
che, adesso, talvolta prendeva:
- Elena, credo sar bene che ti aiuti a
finire il vestito di Josie, se vuoi metterglielo
domani, che  domenica.
- Ma, cara nonna, avr il tempo di lavorarci
quando torno e lo finir prima di mezzanotte,
stai tranquilla, - replic Rosanna
con vivacit, perch aveva sentito l'indiretto
rimprovero. - Lo avevo gi detto alla
mamma, ed eravamo d'accordo che non si
sarebbe affrettata.
- S, ma sar un lavoro poco preciso.
Prima facevi tutto con la massima cura, ma
oggi non pi. Prova ne sia quel fiocco che
mi avevi messo l'altro giorno sul cappello;
ieri Mascia ha dovuto ricucirlo. Non bisogna
pensare solo al proprio piacere, figliuola
mia. -
Il viso di Rosanna divenne di fuoco. Il
rimprovero era cos immeritato, che la ragazza
ebbe un moto di rivolta del tutto insolito
in lei.
- Va bene, stasera non uscir, - disse
con voce fremente di indignazione a stento
repressa.
- Oh, se fai questo sacrificio con tanta
poca buona grazia non servir a nulla, perch
il lavoro ne risentir!
- Te lo porter domattina, nonna; potrai
esaminarlo da diritto e da rovescio e farmi
i tuoi rimproveri. -
Scapp per nascondere le lacrime, e soprattutto
perch temeva di dire parole troppo
vivaci; gi si vergognava di quelle che le
erano sfuggite. Non era sua abitudine rispondere
cos, ma i rimproveri della nonna erano
stati troppo duri.
Ripensandoci bene, non se li era un poco
meritati?
No, veramente le pareva di aver fatto
quanto aveva potuto per contentare tutti e
di non aver trascurato il suo lavoro. Le piaceva,
s, la compagnia dei signori di Rodennec,
ma come piaceva anche a tutti gli altri,
compresa Mascia, nonostante le sue arie di
noncuranza.
Mascia...
Che strana sensazione di diffidenza andava
radicandosi da qualche tempo nell'anima di
Rosanna! Se ne rimproverava, senza tuttavia
poterla scacciare completamente. E ora diceva
a se stessa:
Lo devo a lei!
Ma subito si riprese.
Come sono ingiusta!  cos affettuosa e
gentile con me! Sono gelosa, perch mi accorgo
che la nonna le vuole pi bene che
a me!
Ma non riusciva a liberarsi da questa idea
ossessionante. Si sentiva un po' triste, povera
Rosanna, pensando all'ora piacevole che
avrebbe potuto passare con i suoi, in casa
degli amici.
Sospirando, si mise a cucire il famoso vestito
che era stato la cagione di quella scena.
Come aveva detto alla nonna, bastava un'ora,
un'ora e mezzo tutt'al pi, per finire il lavoro.
Poco dopo la signora Arzen cerc la figliuola,
e trovandola con gli occhi bagnati di
lacrime, attir sul suo petto la bella testolina
e la baci a lungo, con tenerezza.
- Non ti angustiare, cara;  stato un momento
di malumore della nonna. In fondo,
anche lei apprezza come tutti noi la buona
volont e il senso del dovere della nostra Rosanna.
- Mamma, tu almeno non penserai che
cerco prima di tutto il divertimento e che
sono negligente nel mio lavoro?
- No, bambina mia, sei sempre l'esempio
che porto agli altri. Ti ripeto, non tormentarti,
perch ti assicuro che la nonna ti
vuole sempre un gran bene. -
Even si rabbui, quella sera, quando Mascia
annunzi che la cugina non era venuta
con loro perch voleva finire un vestito per
il giorno dopo.
- Un vestito per Josie, - precis Tug,
che aveva assistito alla scena e che, da quel
momento, si era accigliato.
- Mi dispiace! - disse la signora di Rodennec.
- Ci mancher molto la cara Rosanna,
tanto allegra e graziosa!
- Una vera perla! - soggiunse il Conte,
e gli occhi di Tug brillarono di gioia.
- Oh, s! - esclam Mascia. - Avrei voluto
proporle di finire io il lavoro; ma non
so cucire bene come lei e avevo paura di non
contentarla.
- Ma noi vogliamo anche voi! - esclam
la Contessa. - Tutt'e due le cugine ci sono
ugualmente simpatiche e ci fa tanto piacere
averle con noi.
- Siete troppo buona! S, avrei dovuto
cercare di far venire anche Rosanna, perch... -
Gett uno sguardo a Tug, che si era distratto
in quel momento con la venuta del
grosso Murad, e, chinandosi verso la Contessa,
fin sottovoce:
- Quel lavoro non era tanto urgente; la
vera ragione  stata un puntiglio di Rosanna
per un piccolo rimprovero che le aveva fatto
la nonna.
- Non posso immaginare vostra cugina
imbronciata, - disse la signora.
- Infatti, non  sua abitudine! E poi, non
ne ha l'occasione, perch fa quasi sempre
tutto quello che vuole. Genitori, fratelli e
sorelle, Tug specialmente, sono in costante
ammirazione davanti a lei. E lo capisco benissimo,
perch anch'io subisco il suo fascino. -
Quando Mascia e i bambini tornarono a
casa, Rosanna mise a letto la sorellina, poi
and in camera sua. Era l da cinque minuti
appena, e stava spazzolandosi i capelli,
quando fu bussato all'uscio. Vide entrare
Mascia, quasi infantile nella vestagliola un
po' svolazzante, con i capelli raccolti in una
treccia.
- Devo informarti di quello che  stato
deciso stasera per la festa della nonna.
- Ti ringrazio, ma Tug mi ha gi detto
tutto, mentre mettevo a letto Josie, - rispose
Rosanna con freddezza.
- Ah, bene, non lo sapevo! Devo anche
chiederti scusa di non essermi offerta di restare
in vece tua a finire il vestito di Josie.
Ma l per l non ho osato, perch la nonna
aveva l'aria cos scontenta! Dopo, per, mi
 dispiaciuto, pensando che ti avrebbe fatto
piacere passare la serata dai nostri vicini.
- Ti sono grata per la buona intenzione,
ma non avrei mai permesso che tu ti fossi
privata per me di questo piacere, - rispose
Rosanna, sempre freddamente.
Mascia scosse la testa.
- Oh, a me poco importa! La mia unica
gioia  di vedere felici gli altri, e te in particolare,
Rosanna mia! 
Chin la testa e le sue labbra si posarono
sulla guancia della cugina. A quel contatto,
Rosanna fu scossa da un lieve moto di ripulsa.
Quando finalmente Mascia se ne fu andata,
rest a lungo immobile, con la magnifica capigliatura
che scendeva in onde dorate sulla
vestaglia.
Poi, passandosi la mano sulla fronte, mormor
pensierosa:
- Com' triste dubitare di qualcuno! -
 
Capitolo X.
SCOMPARSA MISTERIOSA.

Nei giorni che seguirono ci fu un grande
andirivieni tra la casa del notaro e la Villa
degli Uccelli. La nonna fingeva di non vedere,
di non capire, e non chiedeva spiegazioni su
quelle continue riunioni con i vicini.
- Andiamo a giocare con Murad, nonna,
- si era creduta in dovere di spiegarle Josie,
guardandola con occhi maliziosi.
- Divertitevi, cari, - aveva risposto amorevolmente
la nonna.
Anche le ragazze, su richiesta della Contessa,
si recavano tutti i giorni da lei con
Tug e i bambini. Aiutavano la signora e la
cameriera ind a preparare i costumi per i
quadri viventi, mentre il Conte e suo figlio si
divertivano con i piccoli, o chiacchieravano
con Tug e Marion.
Poi facevano tutti insieme merenda in salotto
oppure, quando il tempo lo permetteva,
nel giardino; quel momento era atteso con
grande impazienza da Josie e da Bobby, perch
Even aveva raccomandato al maggiordomo
di non far mai mancare degli ottimi
dolci di cioccolata.
L'allegria e l'entusiasmo non mancavano
in quelle piccole riunioni e il signor di Rodennec
si stropicciava le mani tutto contento,
dichiarando che si sentiva un altro in mezzo
a tanta giovent. Infatti la sua salute andava
migliorando; ora poteva fare delle passeggiate
nel parco, appoggiandosi al braccio
del figlio o del fedele Herv.
- La mia Bretagna fa miracoli! - soleva
dire.
Il giorno avanti la festa, vi and solo Mascia
con i bambini. Rosanna era dovuta rimanere
a casa perch soffriva di una violenta
nevralgia.
- Mi fa molta pena, poveretta; so che cosa
sia, perch ne soffro spessissimo. Anche ieri
ne fui tormentata tutto il giorno, - disse
Mascia.
- Ma come? E poteste essere cos allegra? -
disse la Contessa con evidente ammirazione.
- Come siete brava!
- Oh, no!  che sono avvezza a non ascoltarmi
troppo, - rispose Mascia con modestia.
I costumi erano finiti e i piccoli attori furono
vestiti per una prova generale. La dirigeva
Even, ma con poco entusiasmo, come
gli accadeva quando Rosanna mancava alle
riunioni.
- Metterete anche voi il vostro costume
ind? - chiese Tug alla Contessa.
- Se vi fa piacere lo metter senz'altro,
e anche Even indosser il suo.
- Oh, bene, bene! - esclam Gianni. -
Quando sar ufficiale di Marina andr a vedere
il vostro paese. Ne ho sempre avuto un
gran desiderio.
- Vi andr anch'io! - dichiar Josie,
che si appoggiava con abbandono al terribile
Murad.
- Anch'io! - disse Bobby. - Andr a
spasso sugli elefanti e ammazzer delle tigri
come quelle che sono in camera del signor
Even. -
Even gli diede un buffetto.
- A meno che qualche tigre non voglia
mangiare te, Bob.
- Io non mi lascer mangiare. Non ho
paura delle bestie grosse, io!
- Mi sembri un po' fanfarone, caro
Bobby! - disse ridendo il Conte. - Mi piacerebbe
vederti all'opera. Bisogner che facciamo
venire una tigre, magari piccina piccina,
tanto per mettere alla prova il tuo coraggio.
- L'ammazzer! - dichiar con fierezza
il bambino.
- Anch'io! - soggiunse Josie.
Even la sollev tra le braccia.
- Senti, Josetta, una tigre  pi grossa
di Murad, e molto pi cattiva. E tu avevi
una gran paura del mio povero cane.
- Ma non ho pi paura... non ho pi
paura di nulla.
- Benissimo, staremo a vedere. Intanto
venite tutti a giocare in giardino. -
La signora di Rodennec invit Mascia in
camera sua per chiederle un parere su un
certo ricamo che aveva eseguito. Mentre lo
cercava nel cassetto di un mobile, Mascia
guardava intorno con occhio indagatore.
Sembrava calcolare il valore degli oggetti
preziosi contenuti in quella stanza che il
Conte aveva fatto addobbare col lusso orientale
al quale sua moglie era abituata.
Nel voltarsi, la signora fece cadere un
braccialetto che era posato sull'orlo della
mensola del caminetto.
Mascia si precipit a raccattarlo, ed esclam
con ammirazione:
- Che stupendo lavoro di cesellatura!
E come sono incassate con arte queste
gemme.
- S,  molto bello, ed  anche un caro ricordo.
Me lo regal mio marito qualche giorno
dopo il nostro fidanzamento. Vi piacciono i
gioielli?
- Per gli altri, s; ma per me non ci tengo
affatto. Rosanna si meravigli molto l'altro
giorno quando glielo dissi; non riusciva a capirmi,
perch lei ha una vera passione per
i gioielli.
- Davvero? Non lo avrei mai creduto!...
Porta soltanto un anellino da nulla!
- Non ne ha altri!... Mio zio, con la famiglia
numerosa che ha, non  certo in grado
di comprare dei gioielli alla figlia. Ma lei
spera di averne molti quando si mariter.
L'altro giorno mi diceva, scherzando s'intende:
Io, per avere dei bei gioielli, sarei
capace di commettere un delitto!.
- Scherzava dicerto! - esclam la Contessa.
- Neppure per tutti i gioielli del
mondo Rosanna sarebbe capace di commettere
un crimine!... Ecco il ricamo, Mascia.
Ditemi il vostro parere.
-  bellissimo! Che armonia di colori!
Siete una fata.
- E voi una piccola adulatrice. Ditemi
con sincerit...
- Ma signora, vi parlo con tutta franchezza!
Del resto  mia abitudine, lo sapete
bene. -
E mentre parlava, adulando la Contessa
con lo sguardo e col sorriso, le sue dita accarezzavano
con un gesto quasi incosciente il
braccialetto rimasto ancora nelle sue mani.
La signora di Rodennec non era abbastanza
osservatrice per notare questo particolare;
ma Arvti, la cameriera che stava accoccolata
in un angolo della stanza, apparentemente
intenta a cucire, non distoglieva gli
occhi dalla ragazza, e il suo sguardo diffidente
segu il gesto della mano bianca e sottile
che posava quasi a malincuore il gioiello
sopra il caminetto.
Quando la Contessa e Mascia tornarono
nella radura del parco dove si trovavano
Even e i ragazzi, videro Tug, Michela, Marion,
Gianni, e perfino il pacifico Piero, che
circondavano Bobby e Giuseppina rossi e
confusi, canzonandoli, mentre Even sorrideva
con malizia.
- Che c'? - domand la signora.
- Diamo loro una lezioncina, - rispose
Even sottovoce; e poi, forte, soggiunse:
- Questi due eroi, che non avevano paura di
niente, sono scappati davanti a un topo che
veramente era un po' pi piccolo di una tigre.
Abbiamo avuto cos l'occasione di misurare
il loro coraggio.
- Even, non umiliarli di pi, - sussurr
la buona signora.
-  salutare. Hanno un eccessivo amor
proprio quei due bricconcelli. Ors, venite
qui, Bobby e Josie. Avete imparato che non
sta bene vantarsi troppo? Tu piangi, Josie?
Ma queste sono lacrime di rabbia e non mi
piacciono. Presto, asciughiamole. -
E chinandosi verso la piccina le pass il
fazzoletto sugli occhi; poi sed sopra una
panchina che era nella radura, e prese Giuseppina
sulle ginocchia.
- L'altro giorno mi promettesti di raccontarmi
una bella novella. Saresti disposta
a raccontarmela ora?
- S, volentieri. C'era una volta una principessa
che aveva i capelli d'oro e gli occhi
azzurri. Un giorno una cattiva strega la rap
e la imprigion in un castello in cima a una
montagna. Allora un principe, che aveva gli
occhi neri... -
Si interruppe e pieg un poco la testa per
guardare meglio Even.
- Gli somigliate straordinariamente, -
disse con seriet.
- Davvero, Josetta?
- S, e la Principessa dagli occhi azzurri
somigliava a Rosanna.
- Potrebbe darsi, - disse sempre seriamente
Even. - E allora, Josetta, che cosa
fece il Principe?
- Apr la porta del castello, mise la strega
in prigione, e ne fece uscire la povera Principessa.
Poi si sposarono e furono felici. Questa
 proprio vera, sapete? - soggiunse scotendo
la testolina.
- Non lo metto in dubbio, Josie. -
Bobby, che aveva ascoltato con molta attenzione,
disse serio serio:
- Siete voi il Principe dagli occhi neri e
sarete il marito di Rosanna. -
Even abbass un momento gli occhi, ma
poi si mise a ridere di cuore.
- Fai presto, tu, ad accoppiare la gente,
messer Bobby! Vai piuttosto a prendere Murad
che sta raspando non so che cosa laggi,
e portamelo qui.
- Vado anch'io! - grid Josie saltando
a terra. - Obbedisce pi a me che a Bobby.
- Non  vero! - protest Bobby, offeso.
- S,  vero, vedrai! Murad, vieni, piccino!
- Piccino?... Con che coraggio lo dici! -
esclam Tug. -  tre volte pi grosso di te
e lo ferisci nel suo amor proprio, povera bestia!
- Scommettiamo che non verr, - disse
Michela.
- S, verr! Murad, vieni qua, lesto, mio
grosso Murad! -
Ma n la vocetta n le braccia tese avevano
effetto su Murad che continuava a raspare
ai piedi di un albero.
- Avr scoperto dei tartufi!... - disse
Piero.
Bobby grid:
- Tartufi? Come sono buoni! Li ho mangiati
una volta. Vado ad aiutare Murad! -
E corse vicino al cane. Marion dovette accorrere
e levarlo quasi a forza di l, perch
si era messo a scavare con una alacrit pari
a quella di Murad, e aveva gi le mani imbrattate
di terra.
- Se li manger tutti lui! - grid il ragazzetto
piangendo.
- Sciocchino! Piero scherzava. Non ci
sono tartufi!
- Allora, perch raspa?
-  una abitudine che hanno i cani. Anche
Kif-Kif raspa qualche volta in giardino.
- S, ma non avevo mai visto fare cos
a Murad. Lascialo, Josie; vediamo che cosa
cerca! - disse alla bimba che tirava il cane
per il collare e cercava di trascinarlo via.
- Il signor Even ha detto di riportarglielo,
- rispose la piccina con dignit.
-  vero, Josie, - disse Even. - Ma
quello fa il recalcitrante!... Qua, Murad! -
Il cane obbed immediatamente e venne ad
appoggiare la testa sulle ginocchia del padrone,
volgendo verso Josie un paio d'occhi
che dovevano deridere, perch la bimba
esclam:
- Mi canzona, quel cattivo! Vergogna!
Non ti voglio pi bene, ecco! -
Gli volt le spalle imbronciata, con gran
divertimento di tutti.
La mattina dopo, tutta la famiglia sfil
nella camera della nonna. La vecchia signora
finiva di leggere una lettera di Francesco, il
solo che mancasse alla riunione; sarebbe arrivato
entro una diecina di giorni. Rosanna
regal alla nonna una cuffia da lei ricamata;
Mascia, una borsa da lavoro; Tug, un disegno
che aveva fatto in gran segreto e che
rappresentava Lino e Giuseppina, davvero
molto somiglianti; nel quadro non mancava
neppure Kif-Kif, il che mand in visibilio
Josie.
- Even mi ha detto che non era riuscito
male e che potevo arrischiarmi a regalartelo,
nonna, - spieg Tug.
- Infatti,  veramente grazioso, ragazzo
mio! Terr bene in vista questo ritratto dei
nostri due beniamini, e tutte le volte che lo
guarder penser a te. -
Josie tir Gianni per la manica della
giacca, e sussurr:
- Gianni, ma Beniamino era uno! Perch
la nonna dice due beniamini?
- Perch siete i due pi giovani, diamine!
- No, io sola sono la pi giovane!
- Guarda!  fiera di questo privilegio
come se si trattasse di un diritto di anzianit!
- disse ridendo il signor Arzen. -
Lino non te lo contender, puoi esserne certa,
piccinuccia!
- Oh, io non bisticcio mai! - dichiar il
docile Lino, tutto intento ad accarezzare la
nonna che gli passava dolcemente una mano
sui begli occhi senza sguardo.
Pi tardi arrivarono i tre Dornoy, recando
auguri e un mazzo di fiori. Poi fu portata
una meravigliosa corbeille di fiori dalla Villa
degli Uccelli, con i biglietti da visita dei signori
di Rodennec e del figlio.
Nel pomeriggio, tutta la famiglia Arzen,
la signorina Dornoy e i suoi nipoti, andarono
dai loro vicini. Herv e Seradi, il cameriere
ind di Even, avevano eretto una
piccola piattaforma nella radura. Su quella,
i piccoli artisti in erba, si esibirono davanti
a un pubblico indulgente del quale faceva
parte anche il buon Camlieu, felice di applaudire
i suoi cari amichetti.
Rosanna aveva fatto imparare a Josie e a
Bobby un piccolo dialogo che i due bambini
recitarono con molta grazia.
Tug fece ridere fino alle lacrime tutta l'assemblea,
compresi i servitori ind e la burbera
Maria, con un monologo comico che la
sua aria burlona rese pi esilarante che mai.
Marion, con voce monotona e fare pretenzioso,
sciorin parecchie strofe delle Orientali
che i suoi fratelli, senza rispetto per
Victor Hugo, e solo considerando la inettitudine
dell'interprete, dichiararono noiosissime.
Gianni disse una poesiola scritta da Francesco
per l'occasione, e Michela, che aveva
una bella voce, ottenne molto successo con
una canzone bretone.
Poi vennero i quadri viventi, che furono
applauditi a oltranza, in particolare l'ultimo,
nel quale erano riuniti tutti i bambini,
vestiti da ind, in pose graziosissime studiate
da Even, il regista.
Quindi rientrarono tutti nella villa dove li
attendeva un bel rinfresco. Nel frattempo, la
signora di Rodennec e suo figlio si eclissarono,
per riapparire poco dopo nei loro costumi
ind.
Lui, tutto vestito di bianco, aveva in testa
un turbante di seta vaporosa con un ricco
pennacchio di brillanti; lei indossava un
giubbetto di velluto color porpora ricamato
d'oro e una gonna di seta bianca che scopriva
intorno alle caviglie dei braccialetti
tempestati di pietre preziose. Altri braccialetti
le si attorcigliavano intorno alle braccia;
un triplo filo di perle le ricadeva sul
petto; degli spilli d'oro con brillanti fulgidissimi
trattenevano il velo che l'avvolgeva fino ai piedi.
Mai era apparsa pi bella agli Arzen che
la guardavano incantati. Anche gli occhi di
Even non erano mai stati cos brillanti, cos
affascinanti e dolci, come sotto quel turbante
bianco che ne accentuava la vellutata profondit.
Josie mormor all'orecchio di Tug:
- Non sembra una fata, la signora di Rodennec?
- Potrebbe darsi, - rispose distratto Tug,
che era occupatissimo a guardare Mascia.
La ragazza contemplava la signora e sembrava
che non potesse distogliere gli occhi
da lei. Li volse poi verso Even, o meglio
verso il suo pennacchio scintillante.
- Signora, vorreste farci vedere i vostri
gioielli? - diceva in quel momento Marion.
- Sei indiscreta, figliuola, le disse la
madre.
Ma la Contessa protest:
- Niente affatto! Posso mostrarvene qualcuno,
se alle ragazze fa piacere. -
Son il campanello e diede un ordine alla
cameriera, che riapparve poco dopo portando
un cofanetto di legno pregiato, che la signora
apr con una chiavetta d'oro.
I gioielli, in parte della famiglia della Contessa
e in parte a lei regalati dal marito,
erano meravigliosi, e furono da tutti ammirati
con esclamazioni di entusiasmo.
A Rosanna piacquero soprattutto i lunghi
spilli d'oro tempestati di diamanti e di zaffiri
di rara bellezza, che servivano per appuntare
i veli.
Mascia stava dietro alla cugina. Teneva
gli occhi bassi, come se non badasse molto ai
gioielli che passavano dall'uno all'altro.
Tug, al quale quegli oggetti preziosi non
interessavano affatto, non la perdeva di vista,
notando tra s e s tante piccole cose.
Vedeva, sotto le ciglia bionde, luccicare gli
occhi chiari mentre sfioravano con cupidigia
le gemme scintillanti. Le labbra della ragazza
si rialzavano impercettibilmente in una
certa smorfia bramosa che egli aveva osservata
in lei altre volte, e specialmente quando
si trovava alla Villa degli Uccelli.
E mentre la ragazza teneva in mano un
ciondolo di diamanti, Tug vide le sue dita
sottili, dalle unghie appuntite, serrarsi con
gesto avido sul meraviglioso gioiello.
Istintivamente Tug guard Even. Il giovane
stava seduto un po' in disparte e accarezzava
i riccioli biondi di Lino che si appoggiava
a lui con tenerezza. Sembrava si
divertisse a osservare i gesti di meraviglia e
ad ascoltare gli apprezzamenti di Giuseppina
davanti alle belle pietre lucenti. Ma
Tug sapeva ormai che il suo amico vedeva
tutto pur senza parere, e non dubit affatto
che anche lui fosse stato colpito dal gesto
significativo di Mascia.
Quando ognuno ebbe ammirato a suo agio
i gioielli, la signora di Rodennec li ripose un
po' alla rinfusa nel cofano, riservandosi di
sistemarli pi tardi. Port tutto in un salotto
vicino e rispose alla signora Arzen che si meravigliava
di non veder chiudere a chiave il
coperchio:
- Non c' da temere. Sono sicura dei miei
domestici come di me stessa. -
La giornata era di una mitezza eccezionale
e il Conte, appoggiandosi al braccio del figlio,
pot andare a sedersi sul piazzale. Tutti si
radunarono intorno a lui, all'ombra dei vecchi
castagni.
- Non sentite troppo fresco, signora Arzen? -
domand la Contessa alla nonna che
era un po' raffreddata.
- No, no, grazie, fa caldo, anzi.
- Sar meglio per che vada a prenderti
lo scialletto, nonna, - disse Rosanna alzandosi.
- Devo anche parlare un momento con
Maria per il pranzo di stasera.
- Troverai lo scialle in salotto. L'ho portato
l io stamattina, - disse Mascia.
Rosanna si era allontanata da cinque minuti
appena, quando Mascia si batt la
fronte.
- Quanto sono sciocca! Lo scialle non
l'ho portato in salotto, ma l'ho messo nel
tuo armadio, nonna, me ne ricordo ora.
E Rosanna lo cercher invano. Vado a raggiungerla.
- Poco male, bambina mia,  inutile che
tu ti muova, - disse la signora Arzen. -
Se Rosanna non lo trover in salotto andr
a cercarlo in camera.
-  molto pi semplice che ci vada io,
zia. Cercare inutilmente  sempre una cosa
noiosa. -
Cos dicendo se ne and, e appena si fu
allontanata la signorina Dornoy disse in
tono convinto:
- Com' carina quella figliuola. Ha sempre
paura di procurare scomodo e noie.
-  davvero una brava ragazza, - approv
la signora di Rodennec. - Ma anche
tutti gli altri vostri nipoti sono buoni e affezionati.
- S, certamente, e ne ringrazio il Signore! -
rispose la nonna con uno sguardo
affettuoso ai giovani visi che la circondavano.
- Ma questi di casa mi conoscono fin dalla
nascita, e li ho allevati e coccolati; mentre
l'affetto di Mascia  pi spontaneo, meno dovuto
all'abitudine, perch la povera piccina
mi conosce da poco tempo! Eppure quanto
bene mi vuole e come si sacrifica volentieri
per farmi un piacere! -
Even si morse le labbra come per frenare
una parola che stava per sfuggirgli.
Quanto a Tug, sentendosi scoppiare, si alz
e, avvicinatosi a Murad, gli prese le zampe
anteriori, se le port sulle spalle e gli dette
un bacio sul muso morbido.
- Tu sei il migliore di tutti noi, caro
mio, - dichiar all'amico - e ti voglio un
gran bene, Murad-pasci! -
Murad tir fuori la lingua e la pass delicatamente
sul naso di Tug, con gran gioia
di Josie che volle a sua volta ricevere dal
buon cane questa dimostrazione di affetto.
Poco dopo Rosanna e Mascia ricomparvero
insieme. Quest'ultima era arrivata in tempo,
poich Rosanna, indugiatasi a parlare con
Maria, non si era ancora messa alla ricerca
dello scialle.
I Rodennec e i Dornoy erano invitati quella
sera a pranzo dal notaro; un pranzo molto
intimo, per via del recente lutto degli Arzen.
Maria, che teneva in particolare considerazione
i signori della Villa degli Uccelli, aveva
preparato in loro onore pietanze raffinatissime
e fu molto soddisfatta dei complimenti
che le fece la signora di Rodennec quando,
uscendo dalla sala da pranzo per andare in
giardino, s'imbatt nella cuoca che attraversava
l'ingresso.
Venuta la sera, Tug e Gianni lanciarono
i fuochi d'artificio sotto la direzione di Even.
Il giovane aveva voluto assolutamente incaricarsi
dell'acquisto, e aveva fatto le cose
con grande larghezza. Tutto il quartiere fu
in subbuglio; i vicini si affacciavano alle
finestre per godere lo spettacolo, e Tug, sempre
buono di cuore, disse che avrebbe dovuto
chiedere al sindaco il permesso di fare i fuochi
sul piazzale della chiesa affinch tutti potessero
godere della festa.
Alla fine i Rodennec tornarono a casa loro,
e mentre il Conte, al braccio di Herv, saliva
nella sua stanza, la signora and nel salottino
per prendere il cofanetto dei gioielli.
Even raggiunse la madre mentre questa riponeva
astucci e scatole.
Voleva scambiare con lei qualche impressione
sulla serata.
- Quella famiglia mi  sempre pi simpatica,
- disse la Contessa. Vivono tutti
cos d'amore e d'accordo! E Tug! Che carattere
aperto e leale ha quel ragazzo!
- S, ed  anche un acuto osservatore.
Marion  quella che mi piace meno di tutti.
 troppo manierata e diventa sempre pi pedante.
- S, un poco, forse; ma cambier. Certo,
non sar mai bella come la sorella, e neppure
altrettanto amabile. Il nero dona molto
a Rosanna, non ti pare?
- Tutto le sta bene, mamma. -
La signora rise con una certa malizia.
- Capisco. Per te  la perfezione, e devo
convenire che sarebbe difficile trovarne un'altra
come lei. Sembra anche molto assennata.
Ma lo sar davvero?
- Come puoi dubitarne, mamma? - domand
Even un po' risentito.
- Oh, cos!... Mi pare che le piaccia molto
vestir bene e che ami il lusso.
- Non me ne sono mai accorto! Si fa i
vestiti da s, e le stanno bene perch ha un
gusto squisito, ma semplice allo stesso tempo.
Quanto a piacerle il lusso, non ho mai notato
nulla in lei che potesse farmelo pensare.
- Spero infatti che sia cos. Diamine,
dov' andato a finire quell'astuccio? Eppure
non l'ho ancora riposto!
- Che cosa cerchi, mamma?
- L'astuccio con gli spilli di zaffiri e diamanti.
Ma forse l'ho gi rimesso nel cofano.
Bisogner che tiri fuori di nuovo ogni cosa
per accertarmene. -
Ma invano la Contessa e Even cercarono
prima nel cofano, poi per tutto il salotto,
l'astuccio che poteva essere rimasto in giro.
I preziosi spilli rimasero introvabili.
- Non posso sospettare di nessuno dei
domestici, - diceva la Contessa frugando
dappertutto. - Da tanti anni sono al nostro
servizio e non  mai mancato nulla.
- No, non c' da sospettare di loro, -
disse Even corrugando preoccupato la fronte.
- Pu darsi che sia andato smarrito qui intorno.
Cercheremo meglio domani. Ma sei sicura
che fosse tra quelli che hai mostrato
oggi alle signore?
- Ne sono certissima. Ricordo anzi che
Rosanna ha ammirato molto quegli spilli.
- Me ne ricordo anch'io. Smettiamo di
cercare, ora; vedremo meglio domani. -
Even sal nella sua camera, e dopo aver
congedato Seradi, si affacci al balcone di
pietra grigia incorniciato di rose. Rimase a
lungo a pensare, con gli occhi fissi sulla casa
degli Arzen, mentre una profonda tristezza
scendeva sul suo viso.
A un tratto mormor:
- Poveretti, che dolore sar per loro
quando si accorgeranno quanto  indegna del
loro affetto! -
 
Capitolo XI.
I SOSPETTI DI MARIA.

- Maria, devo domandarti una cosa da
parte della signora di Rodennec. -
La vecchia domestica, intenta a spennare
dei polli sulla soglia della cucina, volt verso
Rosanna il viso arcigno.
- Che cosa, signorina?
- Vorresti insegnare al suo cuoco come si
fa quel piatto che le piacque tanto al pranzo
della festa della nonna? Le faresti un gran
piacere. -
Maria scosse la testa, perplessa. Era visibilmente
lusingata di questa richiesta perch
il cuoco dei signori di Rodennec era un
maestro nella sua arte; ma d'altra parte era
gelosa dei suoi segreti culinari, e in particolar
modo di quel piatto che aveva inventato
lei stessa, e che otteneva gran successo ogni
volta che i suoi padroni avevano degli invitati
a pranzo.
Rosanna conosceva bene la vecchia domestica,
sapeva di essere la sua preferita e riusciva
sempre a ottenere da lei tutto ci che
voleva.
Chinandosi un poco, le mise una mano
sulla spalla, dicendole in tono di dolce rimprovero:
- Via, sii generosa, Mariuccia, e fai questo
piacere alla signora di Rodennec che 
tanto buona e gentile.
- In quanto a questo, sono davvero persone
perbene. Potete dirle che andr da lei
quando vorr.
- Oggi nel pomeriggio, se non hai troppo
da fare?
- Va bene; oggi. E se verrete con me lo
imparerete anche voi. Cos, se un giorno o
l'altro morir senza aver nemmeno il tempo
di dire una parola, potrete cavarvela anche
senza di me.
- Che idee, Maria! Ma non chiedo di meglio
che d'impararlo, e se me lo insegni, ti
prometto di non dare la ricetta a nessuno
senza prima dirlo a te.
- Quello che mi dovete promettere,  che
non la darete mai a quel cattivo soggetto, a
quel serpente...
- Di chi vuoi parlare?
- Diamine, di quella Mascia...- brontol
la vecchia, agitando il suo pollo mezzo
spennato, come se volesse con quello ammazzare
qualcuno.
- Ma che cosa ti viene in mente!... -
esclam stupefatta Rosanna. - Sei forse impazzita?
- No davvero! E so vedere le cose, io!
Non sono come la signora, che si lascia menare
per il naso da quella strega. Come si fa
a lasciarsi ingannare cos dalle moine di una
bugiarda?
- Ma via, Maria!
- Non mi farete cambiare idea, signorina.
E la sorveglio, non abbiate paura! Figuratevi
che mi sono accorta che da qualche
tempo sparisce la cioccolata dall'armadio a
muro della cuina dove la ripongo. Dapprima
credevo che fosse Giacomo, bench
quel povero ragazzo non sia ghiotto; ma poi
ho visto bene che non  lui. Per Josie l'armadio
 troppo alto, e a Gianni la cioccolata
non piace. Ma a lei s, a lei piace, a
quella Mascia! Una mattina che era sola a
far colazione nella sala da pranzo la guardavo
attraverso la porta socchiusa; bisognava
vedere come se la gustava. Potete essere certa
che non ne lasci neppure una goccia, in
fondo alla tazza.
-  ridicolo quello che dici, e fai male a
dirlo, Maria! - la rimprover Rosanna con
severit. - Per fortuna nessuno all'infuori
di me ti ha sentita. Ti sarai sbagliata a contare
le tavolette, ecco.
- Stai a vedere che non so pi contare,
ora! O forse le avr mangiate io! Perbacco,
si sa bene, tutti possono essere accusati, qui,
fuori che lei, quella maledetta Santarellina! -
La vecchia era furibonda, e invano Rosanna
cercava di calmarla. Mentre la ragazza
si allontanava, Maria borbott:
- Si lascerebbe divorare come un agnellino
da quella perfida lupa! Sono tutti ciechi,
disgraziati, molto pi ciechi del piccolo
Lino, che non la pu soffrire! E anche Tug
ne sa qualche cosa. Spero che riusciranno a
impedirle di fare del male alla nostra Rosanna.
Ho gli occhi, io, e ho visto bene come
la guarda, a volte. Ma ti sorveglio, perfida
creatura! -
Dopo questo sfogo, Maria si rimise a spennare
il suo pollo, borbottando parole di minaccia.
Nel pomeriggio and insieme a Rosanna
alla Villa degli Uccelli.
Even, ai piedi della scalinata di pietra
grigia, sorvegliava la sistemazione di uccelli
rari nella immensa voliera che aveva dato il
nome alla villa, e che era rimasta vuota per
anni e anni.
- Venite per il famoso piatto, Maria? -
domand alla vecchia, dopo aver salutato
Rosanna. - Scendete in cucina, troverete il
cuoco. Signorina Rosanna, mi permettete di
accompagnarvi da mia madre?
- Volentieri; ma vorrei prima assistere
alla lezione di Maria, - rispose sorridendo
la ragazza.
- Ah, benissimo!... E che ne direste di
un terzo allievo, Maria?
- Se  per voi, signor mio, non dir di
no. Ma c' qualcuno che non vorrei tra i
piedi, ecco!
- Chi sarebbe? -
Rosanna le fece un impercettibile segno di
tacere; ma non era facile imporre il silenzio
a Maria quando aveva voglia di chiacchierare.
- Non vorrei confidare i miei segreti alla
signorina Mascia, - dichiar. - Ognuno ha
le sue idee, non  vero? -
Even fece un risolino.
- Ben detto, Maria. Scendiamo tutti e tre
in cucina, e state pur certa della mia discrezione.
- Che grande prova di fiducia vi d la
nostra vecchia cuoca! - disse Rosanna sottovoce
a Even, mentre scendevano nel sottosuolo.
- Ne sono lusingato. Ma perch non avete
condotto con voi la piccola Josie?
- Stamattina ha fatto i capricci ed  stata
sgarbata con la mamma che ha dovuto punirla
severamente, perch da un pezzo in qua
la cosa si ripete pi spesso.
- Davvero? E a che cosa attribuite questo
cambiamento?
- Ma... non saprei. I bambini hanno talvolta
dei brutti periodi senza che vi sia una
ragione... 
Sembrava imbarazzata e arross un poco
sotto lo sguardo attento di Even.
Il giovane non insist.
Avevano nel frattempo raggiunto la cucina
dove li attendeva il cuoco ind: era un
ometto magro e bruno, dallo sguardo intelligente,
che Maria squadr con aria di superiorit.
La vecchia cominci subito a spiegare
la confezione del suo capolavoro e poi
a eseguirlo con mano esperta. Rosanna ascoltava
e guardava con attenzione; Even guardava
Rosanna.
Maria era all'ultima fase della sua lezione,
quando la porta si apr piano piano, lasciando
apparire una testa di capelli color
del lino. La donna si ferm di botto, ed Even
non pot trattenersi dall'aggrottare le sopracciglia.
- Oh, scusate! - disse Mascia con voce
melliflua. - Giacomo mi ha detto che Maria
era qui, e siccome l'altro giorno la signora
di Rodennec espresse a Rosanna il desiderio
che il suo cuoco fosse iniziato al segreto di
un piatto delizioso, ho pensato che la lezione
ci fosse oggi. Perci sono venuta ad aggiungermi
al numero degli allievi di Maria. -
Cos dicendo, in tono mite e garbato, avanzava
verso il centro della stanza. In quell'abito
nero un po' svolazzante, dalla cui scollatura
usciva il collo bianco e sottile, con i
capelli chiari annodati con negligenza sulla
nuca, sembrava giovanissima e poteva apparire
commovente agli occhi di chi non fosse
prevenuto.
Maria, che fino a quel momento aveva fatto
la graziosa in onore di Even, per il quale
aveva una grande ammirazione, era diventata
subito arcigna.
- Non c'era bisogno che vi disturbaste,
signorina, - rispose in modo brusco. - Ho
gi finito. E poi, non sapreste che cosa farvene
della mia ricetta, voi che disprezzate
tanto le ghiottonerie. -
Una luce scaltra brillava negli occhi di Maria,
mentre il viso di Mascia si contraeva impercettibilmente.
- Non era per me che volevo imparare la
ricetta, cara Maria, - disse col suo pi soave
sorriso. - Ma avrei potuto con quella contentare
qualcuno che ci tiene, come dobbiamo
sempre fare quando si pu, non  vero, signore? -
Il suo sguardo angelico, come lo chiamava
la signorina Lazarina, non ebbe nessun
effetto su Even, che rispose con una freddezza
un po' ironica:
- Certo, signorina Mascia; ma questa
volta credo che abbiate a che fare con una fortezza
inespugnabile, perch Maria non vuole
divulgare il suo segreto.
- A voi, per...
-  un favore particolare che apprezzo
come merita, - replic lui sorridendo.
- Maria sa che io sono di quelli che mantengono
le promesse, e che il suo segreto sar
ben custodito.
- Certo che lo so, altrimenti il signor Visconte
pu essere sicuro che non gli avrei
detto una parola, - replic Maria con dignit,
investendo Mascia, sempre sorridente,
con il suo sguardo pi cupo.
- Sicch, Maria, devo proprio rinunziare
a saper fare questo meraviglioso piatto? -
disse la ragazza in tono di rimpianto scherzoso.
- Proprio cos, signorina; dovrete contentarvi
di mangiarlo, - rispose Maria con un
sorrisetto sprezzante.
Mascia non insist, e con il suo modo di
fare premuroso chiese notizie del signor di
Rodennec.
Even accompagn le ragazze nel salotto
dove la Contessa stava lavorando. Dal giorno
della festa della nonna, Rosanna aveva notato,
almeno nei suoi riguardi, un leggero
cambiamento nei modi della Contessa. Non
era freddezza, ma piuttosto una specie d'impaccio.
Vedeva, a volte, fissi su di s i grandi
occhi neri, tanto simili a quelli di Even, e le
pareva di leggervi una perplessit, un timore
di cui non riusciva a spiegarsi la ragione.
Quando si trovava con la Contessa, ci le
toglieva un poco della sua consueta naturalezza,
e l'aveva indotta, da qualche giorno,
a diradare le visite.
Quel giorno trov la signora quasi glaciale.
La cordialit di Even non riusc a cancellare
questa impressione, e trascorsi appena
dieci minuti stava per alzarsi e andarsene,
quando entr il Conte seguito da un uomo di
media et, alto e robusto, dalla fisonomia simpatica.
- Oh, le signorine Arzen! Sono felice di
incontrarvi, - disse con la solita amabilit.
- Permettetemi di presentarvi il signor Arnzof,
mio segretario, arrivato poco fa. Ma, ora
che ci penso,  quasi vostro compatriota,
signorina Mascia. -
Even, che in quel momento stava osservando
la ragazza, sorprese un lampo di inquietudine
negli occhi chiari che avvolsero
lo straniero con un rapido sguardo. Questi,
dopo una occhiata discreta alle due ragazze,
si inchin con deferenza, dicendo qualche parola
gentile.
La conversazione divenne subito generale.
Il signor Arnzof parl con Mascia della sua
patria; questa per conosceva ben poco il
paese materno, poich la vecchia zia che la
ospitava durante le vacanze non si allontanava
mai dal suo villaggio.
- In che parte della Russia si trova quel
villaggio? - chiese il signor Arnzof.
La ragazza ebbe una impercettibile esitazione
prima di rispondere.
- Nella provincia di Kiew. -
Rosanna pose fine alla visita. Il contegno
della signora di Rodennec la imbarazzava e
l'addolorava. Se ne and con Mascia, nonostante
le cortesi proteste del Conte e di suo
figlio.
Di l a poco anche il Conte usc col suo
segretario.
Even, accigliato, and a sedersi sul divano
accanto alla madre.
- Mamma, mi vuoi dire che cosa hai contro
Rosanna? - chiese in tono di profondo
rimprovero.
La madre trasal leggermente, mentre un
lieve rossore le saliva alle guance.
- Non oso parlartene, Even. Questo sospetto
mi pare cos odioso! -
Even trasal.
- Come? Tu crederesti...? - grid in un
tono di cui non pot padroneggiare la veemente
indignazione. - Quella ragazza ammirevole,
cos retta, cos delicata! Oh, come
pu passarti un solo istante questa idea per
la testa?
- S, me ne faccio un rimprovero, mi dico
che  impossibile... ma pure, la scomparsa di
quegli spilli...! Lei sola pass dal salotto per
andare a prendere lo scialle della nonna. -
Even afferr la mano della madre.
- Basta, te ne prego! Non posso sopportare
che sia sfiorata neppure dal pi piccolo
sospetto! Tu stessa lo deploreresti quando
tutto sar chiarito, quando, strappata la maschera,
si vedr chi sia la colpevole!
- Even, forse tu sai...?
- Non voglio dir niente fino a quando non
avr in mano delle prove, mamma. Ma ti supplico
di non avere pi il minimo sospetto sul
conto di Rosanna.  degna del tuo affetto
e della tua fiducia. Credi a tuo figlio che sa
ormai che cosa pensare circa il valore morale
di quelle due cugine tanto diverse l'una dall'altra.
- Vorresti dire che Mascia...?
- Studiala bene, mamma, - rispose Even
semplicemente. - Credo che allora non la
confronterai pi con Rosanna. Mi prometti
intanto di non farle pi quel viso freddo,
cara? -
La signora accarezz i capelli neri del
figlio.
- S, Even. Ho fiducia nella tua perspicacia
e voglio scacciare l'odioso sospetto che
mi  venuto, non so neppur io come. Forse
soltanto perch sapevo che a Rosanna piacciono
pazzamente i gioielli.
- Chi ti ha detto questo?
- Mascia. Anche ieri, non ricordo pi a
che proposito, lo diceva. -
Un lampo di collera attravers gli occhi di
Even.
- Che vipera si scaldano in seno quei poveri
Arzen! Credo che quella ragazza sia capace
di tutto, e a volte tremo per Rosanna,
che odia.
- Dici davvero, Even? Pino a questo
punto?
- S, fino a questo punto! Per fortuna io
sto in guardia, e Tug pure. Anche Maria 
ben lontana da averla in grazia. Ma quella
ragazza  di un'abilit e di una scaltrezza
straordinarie. Bisognerebbe poterla smascherare
agli occhi del signor Arzen e di sua madre
che sono ciechi addirittura. Sar difficile,
fino a che non vi saranno delle prove
inconfutabili. Ma intanto la povera Rosanna
soffre, come si pu facilmente vedere dal suo
aspetto che  tanto mutato in questi ultimi
tempi.
-  vero, ho notato che  dimagrita e che
ha perduta tutta la sua vivacit. Tu le vuoi
dunque molto bene, figliuolo mio?
- S, mamma, e sar mia moglie, se tu e
il babbo non avrete nulla da opporre. Ma
prima di chiedere il vostro consenso voglio
che non sussista la minima ombra su lei;
voglio che questa faccenda sia chiarita e che
i raggiri di quella briccona siano finalmente
smascherati. Allora voi stessi mi direte:
Sposala,  degna davvero di diventare nostra
figlia. -
 
Capitolo XII.
UNA SCOPERTA.

Gi da qualche giorno la salute di Rosanna
destava nei suoi serie preoccupazioni. Stava
perdendo del tutto l'appetito, aveva l'affanno
per il pi piccolo sforzo, e ogni sera le veniva
una febbretta che le durava fino al mattino.
Oltre a questo, quasi ogni pomeriggio
soffriva di atroci nevralgie. Il dottor Dornoy
aveva dapprima parlato di anemia; ma ora
confessava di non sapere a quale causa attribuire
il suo male.
Rosanna non voleva rimanere a letto e continuava
a lavorare, eccettuato nei momenti
di maggiore abbattimento. Mascia si faceva
in quattro per curarla, per risparmiarle ogni
fatica, e Rosanna, vedendo tanta devozione,
si rimproverava quel senso di repulsione che
da qualche tempo la cugina le ispirava.
La signora di Rodennec andava tutti i
giorni a trovarla, ed era con lei affettuosa
come nei primi tempi, e forse anche pi;
mentre invece, a osservarla attentamente, si
poteva notare la sua freddezza nei confronti
di Mascia.
La nonna, molto inquieta per il continuo
deperimento di Rosanna, era tornata tenera
e affettuosa con lei, e Mascia era la prima a
tirarsi in disparte davanti alla cugina, cosa
che aumentava l'ammirazione della nonna
per lei.
Tug, nel vedere la sorella cos ammalata,
diventava sempre pi cupo. Girellava per
tutti gli angoli della casa, sembrava un pellerossa
che segue una pista, e meditava a
lungo in camera sua, tenendosi la testa tra
le mani. Neppure Michela riusciva a rasserenarlo,
ed era indispettita di non essere pi
presa a sua confidente.
Una atmosfera di tristezza pesava sulla casa
e pareva propagarsi anche alla Villa degli
Uccelli dove Even si aggirava con espressione
seria e ansiosa.
Un giorno parve che Rosanna stesse un
po' meglio, e dietro le insistenze della signora
di Rodennec, and a fare un giretto
in macchina con lei e la madre. Mascia non
volle andare con loro; disse che doveva privarsi
di questo piacere avendo da finire un
pacco di abiti per i bimbi poveri assistiti
dalle dame di carit.
- E poi, preferisco restare con te, cara
nonna! - disse teneramente alla signora Arzen
quando rimase sola con lei nella stanza da lavoro.
La vecchia signora la baci con tenerezza.
- Sei sempre tanto buona e gentile, cara!
Anch'io sono felice di averti vicina; mi farebbe
piacere, per, che qualche volta tu andassi
un po' a divertirti.
- Non me ne importa, nonna. Mi basta
di vedere Rosanna contenta per essere contenta
anche io. E ora, al lavoro!... Hai trovato
quel cordoncino che cercavi?
- No, cara bambina; temo anzi che Maria,
bench lo neghi, me lo abbia buttato via
nel fare il servizio. Come dicevi giustamente
l'altro giorno, quella donna diventa sempre
pi trascurata e sgarbata.
- Ma  tanto affezionata!
- S, questo  vero, e non ci verrebbe mai
in mente di licenziarla. Fa ormai parte della
famiglia. Che cosa stai cercando, Mascia?
- Il famoso cordoncino, nonna. Avevo gi
guardato in questo cassetto, ma poteva essermi
sfuggito... no, non c' assolutamente.
Se guardassi nel tavolino da lavoro di Rosanna?
Forse l'altra sera, quando aveva tanto
mal di testa, potrebbe avercelo messo per sbaglio.
-  possibile, guarda pure. Se non lo
trovi, bisogner ricomprarlo, perch ne ho
assoluto bisogno. -
Il tavolino da lavoro di Rosanna era un
grazioso mobilino di palissandro e di legno
di rosa che le era stato regalato, anni addietro,
dalla sua madrina, morta da qualche
tempo. La ragazza, che lavorava sempre in
mezzo ai suoi, lo teneva nel salotto dove si
riunivano tutti. L'interno del mobiletto era
sempre in perfetto ordine, in modo che Rosanna
poteva trovare immediatamente quello
che cercava.
Ma Mascia non poteva esserne ugualmente
pratica, e le sue dita, dalle unghie sottili,
si diedero a spostare tutte le scatolette, tutti
gli oggetti pi minuti.
- No, non c' neppure qui. Ma forse potrebbe
essere in questo cassettino chiuso. No,
ci sono delle matasse di seta, dei gomitoli
di lana, dei... ah!... -
L'esclamazione parve le si strozzasse in
gola.
- Che succede? - chiese la nonna, inquieta.
- Niente, nonna... niente. Io... -
Ma il suo imbarazzo, la sua voce alterata,
colpirono la signora.
Si alz con tutta la sveltezza che la sua et.
le consentiva e si avvicin anche lei al tavolinetto
da lavoro.
- Si pu sapere che cosa c'? -
La ragazza, senza proferire parola, indic
il cassettino. L, in fondo, tra le matasse e i
gomitoli spostati, scintillava un oggetto. La
signora si chin e con mano tremante afferr
qualcosa... erano gli spilli di diamanti e di
zaffiri della signora di Rodennec.
La vecchia signora, allibita, si aggrapp
alla spalla di Mascia.
- Come mai si trovano qui? Non riesco a
capire.
- Neppur io. Ma non tremare cos, nonna!
Rosanna potr spiegarci come mai... li avr
trovati...
- Trovati? E dove?... Avrebbe dovuto riportarli
subito alla signora di Rodennec!
- Eppure, nonna, non pu esserci altra
spiegazione. -
Nello sguardo smarrito della vecchia signora
si leggeva una angoscia atroce. Come
rispondendo a una accusa formulata nel suo
intimo, la poveretta esclam:
- No, no,  impossibile! Non oso neppure
pensarlo! -
Mascia, triste e pensosa, la guardava con
tenera compassione. La nonna, pallida e tremante,
rimise gli spilli dove li aveva trovati,
richiuse la cassetta del tavolino da lavoro, e
disse con una voce di cui riusciva a stento a
trattenere il tremito:
- Non dire nulla a nessuno, bimba mia.
Rosanna ci spiegher tutto, ne sono certa.
E lasciami sola, ora, perch ho bisogno di
riflettere.
- Nonna, ti giuro che nessuno sapr nulla
da me. Povera Rosanna!... Oh, nonna mia,
non disperarti cos! Pensa che la tua piccola
Mascia ti vuole tanto bene! -
Cinse col braccio il collo della vecchia signora,
le dette un bacio, poi scivol via leggera
e silenziosa come un'ombra.
Rosanna e sua madre tornarono a casa
un'ora dopo. Pareva che la passeggiata avesse
fatto bene a Rosanna perch era meno pallida
e aveva gli occhi pi vivaci.
Entr sorridendo nella stanza da lavoro e
disse allegra:
- Ti porto dei fiori che la signora di Rodennec
ha clto per te sulla riva di Ervec, nonna! -
Ma il suo sorriso svan guardando il viso
severo e preoccupato che si volgeva a guardarla.
- Che hai, nonna? - domand, impensierita.
- Che c', mamma? - chiese anche la signora
Arzen, che entrava in quel momento.
La nonna esitava. Guardava perplessa il
bel viso di Rosanna, scrutava quei begli occhi
limpidi e sinceri.
- Devo chiederti una piccola spiegazione,
bambina mia, - disse con voce alterata, nonostante
tutti gli sforzi che faceva per dominarla.
- Poco fa, cercando un cordoncino nel tuo
tavolinetto da lavoro, dove credevamo che potesse essere stato
messo per sbaglio, abbiamo trovato una cosa... di cui
non so spiegarmi la presenza l... -
Scrutava con avidit la fisonomia della nipote,
ma non vi leggeva che sorpresa e un
po' di inquietudine per il tono insolito della
nonna.
- Qualche cosa? Ma cosa, nonna? -
Senza aprir bocca, la vecchia signora si
alz, apr il cassetto del tavolino, scost le
sete e le lane...
Rosanna si lasci sfuggire una esclamazione
di stupore alla quale fece eco sua madre
che si era avvicinata per guardare.-
 Gli spilli della signora di Rodennec! -
La pi intensa meraviglia appariva sul
viso di Rosanna. I grandi occhi attoniti, un
po' dilatati dalla sorpresa, si volsero alla
nonna.
- Che cosa vuol dire questo?
-  proprio quello che vorrei sapere da
te, - rispose con freddezza la nonna.
La ragazza fece un brusco movimento. Il
suo sguardo si riemp di angoscia, un rossore
scottante le sal alle guance.
- Nonna... tu... tu crederesti? - balbett
con voce strozzata.
- Non credo proprio nulla. Aspetto che
tu mi spieghi.
- Che dici, mamma? - riusc ad articolare
la signora Arzen, passato il primo momento
di stupore.
- Non dico niente. Soltanto, la presenza
di questi gioielli deve essere giustificata. -
Un grido di dolore sfugg dalle labbra pallide
di Rosanna.
- Ah, credi che sia stata io!?... Che io
abbia rubato? Oh, nonna! -
Scapp dalla stanza, sal di corsa le scale
e and a gettarsi in ginocchio davanti al suo
letto. Affondando nella coperta il viso scottante,
singhiozz disperatamente. La mamma,
che l'aveva seguita, cercava di calmarla con
parole tenere; ma la ragazza continuava a
ripetere:
-  orribile! Orribile! Chi  stato?... E la
nonna mi crede capace di una cosa simile!
E tu, mamma? Tu?...
- No, no, bambina mia, non aver paura,
io conosco bene la mia Rosanna, incapace
della minima colpa. E la nonna ti conosce
ugualmente bene. Deplora gi di averti parlato
in quel modo, ne sono sicura.
- S, ma fino a che tutto non sar chiarito,
continuer a dubitare. E quale spiegazione
posso dare se non ne so nulla? Chi ha
messo l quegli spilli? Chi?... -
Si interruppe. Il suo sguardo si era incontrato
con quello di sua madre; tutt'e due
avevano capito che lo stesso pensiero aveva
attraversato la loro mente.
- Oh, sarebbe tremendo! - mormor Rosanna.
- Spaventoso! Ma gi da qualche tempo
io tengo gli occhi aperti, perch sospetto.
Ascolta, Rosanna, voglio raccontare tutto al
babbo e confidargli le nostre supposizioni...
- E se anche lui credesse...
- Neppure per sogno! Tuo padre sa chi
sei e, te lo ripeto, la nonna stessa non ti accusa.
Su, via, mettiti a letto; hai la febbre,
povera bimba mia.
- Mamma, come faremo per restituirli?
- disse angosciata.
- Ne troveremo il modo, non angustiarti,
te ne supplico! Tutto verr messo in chiaro,
perch scopriremo la colpevole.
- Qualunque cosa accada, io non potr
mai scordare che la nonna ha potuto dubitare
di me! - disse la ragazza rabbrividendo
di dolore.
Era pallida, tremante, non si reggeva in
piedi. Finalmente, obbedendo alle insistenze
della mamma, si coric. Un'ora dopo Maria
fu mandata in tutta fretta a chiamare il dottor
Dornoy. Rosanna delirava e si lamentava
continuamente, portandosi la mano alla
testa. Quest'ultimo colpo era stato troppo
forte per il suo organismo gi indebolito.
Quando Marion e i fratelli tornarono da
scuola, ebbero la notizia che la sorella maggiore
era gravemente ammalata.
Tug fece la scala in tre salti. Invest quasi
la nonna che stava uscendo dalla camera di
Rosanna. La vecchia signora aveva le lacrime
agli occhi perch la ragazza, vedendola al suo
capezzale, era stata presa da una agitazione
cos violenta da costringerla ad allontanarsi
immediatamente.
- Che cos'ha, nonna?
- Il dottore non si  ancora pronunziato,
teme che sia una febbre cerebrale.
- Ma se stamattina stava meglio!... 
Si interruppe vedendo apparire Mascia per
la scala. Portava con precauzione una tazza
di decotto. Una luce brill sotto le ciglia rossastre
di Tug. Appena la cugina ebbe messo
piede sul pianerottolo, egli fece un balzo, afferr
la tazza, e ne bevve di un fiato il contenuto.
- Tug, ma che fai?... - esclamarono a
una voce la nonna e la nipote.
Ma Tug correva gi verso la sua camera
portando via la tazza nel cui fondo restava
ancora un po' di liquido. Si chiuse a chiave
e rifiut di aprire alla nonna, ripetendo con
ostinazione:
- Questa volta non posso obbedirti, nonna,
perdonami; puniscimi se vuoi, ma devo
fare cos. -
Un'ora pi tardi, scese piano piano in cucina,
guardandosi cautamente intorno. Maria
era sola. Le consegn la tazza incartata
ben bene e le disse all'orecchio:
- Te l'affido; vai subito a chiuderla nell'armadio
di camera tua e bada che nessuno
ti veda. Non posso tenerla io, perch non ho
un mobile da poter chiudere a chiave. Se domani
sar ammalato, farai sapere a tutti che
ho bevuto il decotto che Mascia portava a
Rosanna. -
La vecchia domestica lo guard sbalordita.
- Che cosa ti prende, ragazzo mio?
- Non importa che tu capisca, per ora.
Ma ti raccomando di portare tu stessa a Rosanna
i decotti e tutto quello di cui pu avere
bisogno.
- Signore! Ma che idee ti vengano, Tug!
E perch dovresti star male domani?
- Vedremo! - replic il ragazzo, girando
sui tacchi.
 
Capitolo XIII
LA CORRISPONDENZA DI MASCIA.

I signori di Rodennec seppero in serata
che le condizioni di Rosanna si erano aggravate.
La mattina dopo, di buon'ora, Even era
dagli Arzen e chiedeva notizie a Maria.
La vecchia, tutta sconvolta, gli disse che
la padroncina non stava n meglio n peggio;
il dottor Dornoy non diceva ancora nulla,
ma sembrava preoccupato.
- E per di pi, anche Tug si  sentito
male, stanotte! Lui che fino ad ora non aveva
mai avuto nulla!
- Tug?  strano davvero! Che ha? -
La domestica sembr un po' imbarazzata.
- Ho la mia idea, signore, ma non posso
dirla, - rispose in tono misterioso. - Per
fortuna il povero ragazzo stamani sta meglio
e vuole alzarsi.
- Ditegli che verr a trovarlo nel pomeriggio,
Maria.
- Ne sar ben contento, signor mio. -
Even se ne and pensieroso. Le reticenze
della vecchia domestica gli davano da pensare.
L'improvviso aggravarsi dell'incomprensibile
malattia di Rosanna, quel malessere
inspiegabile del fratello, erano veramente
strani.
Rientrava in casa distratto e preoccupato,
e poco manc che non si scontrasse nell'ingresso
col signor Arnzof, il segretario di suo
padre.
- Oh! Scusatemi, non vi avevo visto! -
gli disse tendendogli la mano.
Il signor Arnzof strinse la mano che gli
veniva tesa e, a sua volta, disse:
- Volevo pregarvi di concedermi un breve
colloquio.
- Con piacere. Venite pure. -
Lo precedette nelle sue stanze e lo introdusse
in un salotto arredato in stile orientale,
con pelli di tigri, oggetti preziosi e
splendidi tappeti. Invit il signor Arnzof a
sedersi.
Appariva commosso e agitato, e tir un
profondo respiro prima di parlare.
- Ecco di che cosa si tratta. Stamattina,
uscendo di casa, ho incontrato il postino che
mi ha consegnato la mia corrispondenza.
Erano soltanto giornali. Poco fa, spiegandone
uno, ho trovato una lettera che vi era
scivolata dentro. Era indirizzata alla signorina
Mascia Arzen. Nel leggere lo scritto ho
sussultato. Quella calligrafia caratteristica,
di cui non ho mai visto l'uguale, era... -
Tir un altro respiro profondo, e fin a voce
pi bassa: - Era quella di mia sorella.
- Avete una sorella? =- chiese Even sorpreso,
perch il segretario non parlava mai
della sua famiglia.
- S, signore, purtroppo!... Tatiana si
un, da giovane, a un gruppo di delinquenti,
e fu ripudiata da tutta la famiglia.
 una sciagurata che odia l'umanit, e si fa
complice, nonch esecutrice di orribili delitti.
Ho tentato a pi riprese di farle cabiar vita, ma invano. L'ho vista per l'ultima
volta due anni fa, a Mosca, in una casa poco
raccomandabile, dove sapevo di trovarla. Per
le scale, incontrai una ragazza che stava
uscendo dalla sua porta, e la vidi bene, anche
se per pochi momenti. Figuratevi la mia sorpresa
quando, l'altro giorno, riscontrai una
strana somiglianza tra la signorina Mascia e
quella ragazza. -
Even fece un balzo sulla sedia.
- Forse siamo sulla buona pista. Ma se
cos fosse, anche Mascia vi avrebbe riconosciuto!
Non si turb affatto quando le foste
presentato, bench forse passasse nei suoi
occhi un lampo di inquietudine.
- Per non compromettermi andando a trovare
Tatiana, mi ero nascosto il pi possibile
il viso con una sciarpa e col cappello.
Perci la signorina non ha potuto riconoscermi.
Non avevo detto nulla finora, pensando
che quella somiglianza potesse essere
del tutto fortuita. Ma se quella lettera  davvero
di Tatiana, e in quanto a questo non
vi  dubbio, perch quella  la sua calligrafia,
sono certo che  proprio lei la ragazza incontrata
a Mosca.
- Sicch... apparterrebbe anche lei alla
malavita?
- Certamente, altrimenti non oserebbe
corrispondere con Tatiana, ma avrebbe orrore di lei e della
sua triste vita. Ad ogni
modo, ho creduto mio dovere confidarvi la
cosa affinch giudichiate voi se sia opportuno
avvertire con cautela il signor Arzen del pericolo
che rappresenta per lui e per i suoi la
presenza di quella ragazza. Se Tatiana e lei
si scrivono, vuol dire che appartiene anche
lei a quella associazione di delinquenti.
-  terribile! S, devo avvertirlo. Ma 
una cosa molto delicata, signor Arnzof. Se
per caso la lettera non fosse di vostra sorella?
-  la sua calligrafia, ne sono certo! L'ho
confrontata con lettere sue che conservo. Eccole
qui. Guardate anche voi. -
Dopo un attento esame, Even fu costretto
a riconoscere che non c'era alcun dubbio.
- Volete lasciarmi queste lettere? Nel pomeriggio andr dal
signor Arzen e gli comunicher
la vostra scoperta. Non mi meraviglia
molto, perch gi diffidavo di quella ragazza
che non mi sembrava sincera. Ma che
dolore sar per quei poveretti una simile
scoperta!
- Lo capisco benissimo, - mormor il signor
Arnzof.
Even gli strinse con calore la mano.
- Vi ringrazio di non aver esitato a confidarmi
il vostro doloroso segreto per salvare
i miei amici ai quali sono molto affezionato.
Potete essere certo che non lo divulgher, e
neppure il signor Arzen se ne varr pubblicamente,
ve lo assicuro.
- Ne sono certo. Conosco la vostra delicatezza,
e stimo il signor Arzen un perfetto
gentiluomo. Quella Mascia, invece, non mi
piacque fin dal primo momento.
- E dire che tutti la stimano e l'ammirano!
No, non tutti, perch Tug ne diffida.
Ho saputo poco fa che anche lui  stato poco
bene.
- Davvero? E sua sorella come sta? -
Even si accigli.
- Sta male ancora.  molto strana questa
malattia che non si riesce a definire.
E ora anche Tug!... Ma no, non posso pensare... -
Il signor Arnzof croll il capo.
- Se la signorina Mascia  amica di quella
banda, tutti i sospetti sono giustificati, -
disse con tristezza.
- Che volete dire?
- Non voglio dire niente, signore, finch
non sapr con certezza di avere indovinato.
- Mi fate intravedere cose terribili! -
mormor Even impallidendo.
Nel pomeriggio Tug stava meglio. Si era
voluto alzare e stava seduto vicino alla finestra
aperta. Era palliduccio ma una luce di
trionfo gli brillava negli occhi. Sentiva di
aver compiuto il suo dovere il giorno prima,
anzi, un atto quasi eroico, e che l'opera intrapresa
da lui e dai suoi alleati aveva, grazie
al suo intervento, fatto un gran passo
innanzi.
Quella mattina, in presenza di Maria,
aveva raccontato ai genitori quello che era
accaduto a proposito della tazza del decotto.
Poi la domestica aveva solennemente consegnato
al padrone il corpo del reato.
In quel mentre era sopraggiunto il dottor
Dornoy. Il signor Arzen ebbe con lui un conciliabolo,
in seguito al quale il dottore se ne
and portando via la tazza che conteneva nel
fondo un po' di liquido.
- Credi che sia veleno, babbo?... - aveva
chiesto Tug.
- Non saprei... non oso neppure pensarlo. -
Il signor Arzen era costernato dalla rivelazione
del figlio.
Non una parola di tutto questo era stata
detta alla nonna la quale, gi molto ansiosa
per la malattia di Rosanna, aveva dovuto
mettersi a letto nel pomeriggio.
Ma mentre Tug era alla finestra a respirare
l'aria fresca di quella giornata autunnale,
il signor Arzen e sua moglie discorrevano
sottovoce nello studio. La signora esponeva
al marito tutto ci che di sospetto aveva
osservato nei riguardi di Mascia, e lo informava
del cambiamento della nonna nei suoi
rapporti con Rosanna. Gli narr poi anche il
fatto degli spilli trovati nel cassetto del tavolino
della loro figliuola! Quale mano criminale
aveva potuto nasconderli l, se non
quella di Mascia?
Il povero signor Arzen non se ne poteva
capacitare. Anche lui, come sua madre, aveva
avuto una benda sugli occhi.
- Ma  orribile! Come si pu credere una
cosa simile? - continuava a ripetere.
Fu bussato alla porta e uno degli impiegati
entr annunziando che il visconte di Rodennec
chiedeva di parlargli.
- Fatelo entrare, - disse il signor Arzen.
La signora disparve, mentre Even entrava.
Il signor Arzen gli and incontro; i due uomini
si strinsero la mano, e ciascuno not
l'aspetto sconvolto dell'altro.
- Come sta la signorina Rosanna? - domand
subito con ansia, Even.
- Sta un po' meglio da circa un'ora. Il
dottore spera che la malattia stia entrando
in una fase benigna.
- E Tug?
- Sta meglio anche lui, grazie a Dio! Ma
che notte abbiamo passato con quei due
figliuoli in quello stato!
- A che cosa attribuite il malessere di
Tug? -
Il signor Arzen ebbe un sussulto che non
sfugg all'occhio acuto di Even.
- Non saprei... forse un disturbo gastrico. -
Even non insist, ma levandosi una lettera
di tasca, la tese al signor Arzen.
- Era rimasta tra la corrispondenza del
signor Arnzof e sono venuto a portarvela.
-  per Mascia;  della sua amica russa,
- disse il notaro.
- Ha un'amica laggi?
- S, si scrivono spesso. Pare che sia la
figlia di un medico che conosceva a Bagleff,
il villaggio dove abitava sua zia. I genitori
della ragazza possedevano l una piccola tenuta
e vi passavano l'estate.
- Come si chiamavano?
- Varenine, a quanto rammento.
- Non avete mai pensato a prendere informazioni
su questa amica?
- No, mia madre aveva piena fiducia in
Mascia... e io pure.
- Scusatemi se posso parervi indiscreto,
- disse risoluto il giovane. -  soltanto la
profonda stima e l'affetto che ho per tutti voi
che mi fanno agire cos. Ecco in due parole
di che si tratta: il signor Arnzof ha creduto
di riconoscere su questa busta la calligrafia
di sua sorella, una disgraziata che vive
nell'ambiente della malavita. -
Il signor Arzen sussult.
- Non ci mancava che questa! Che abbia
ragione mia moglie?
- La signora Arzen sospetta della nipote?
- S... ha certe idee... certi sospetti... ai
quali non vorrei credere perch sono terribili.
Ma se davvero la ragazza ha delle conoscenze
di questo genere...! Sentite: sono
il suo tutore, lei  minorenne, ho dunque diritto
di aprire questa lettera. -
Even approv. Il signor Arzen apr la busta
con mano febbrile e ne estrasse un foglio
scritto in lingua straniera.
-  scritta in russo!
- Mi permettete di tradurvela? - propose
Even.
Il signor Arzen gli tese subito il foglio, ed
Even incominci:
- Credo proprio, carissima, che tu nasconda
qualche cosa alla tua amica Tatiana.
A che cosa devono servire le polverine che ti
ho mandato dietro tua richiesta? Avresti potuto
dirmi qualcosa... invece mi racconti una
storia inverosimile alla quale non credo affatto.
E le tue speranze di matrimonio con
il ricco vicino, a che punto sono? Cerca di
affrettare le cose, perch ho bisogno di denaro
e non dimentico la tua promessa. Sapr
tacere, ma voglio essere ricompensata. Siccome
non hai un soldo e i tuoi cosiddetti parenti
non sono ricchi, non ti resta che fare
un buon matrimonio. Sposa il tuo Visconte,
e soprattutto fai in modo che ti assegni una
grossa dote. Sar un bel sogno, Lydia!...
Certo la cuginetta di Natalia Vernine
non avrebbe mai osato sperare in una tale
fortuna! Cos, ora deve farne parte alle sue
compagne, e in particolare a quella brava
Tatiana che l'ha aiutata tanto. Senza di me
saresti ancora Lydia Galgoff, ossia una poveraccia
come me. Cerca di non dimenticarlo.
Rispondimi subito e dimmi qualche cosa
delle polverine. Ho un certo rimorso a questo
proposito. Farei qualunque cosa per procurarmi
una vita comoda, ma non quella;
ci sono cose che mi ripugnano, mentre so che
tu sei capacissima di compierle a sangue
freddo.
T. A.
Even aveva letto a voce bassa. Era fremente.
Quando ebbe finito, alz gli occhi e
incontr lo sguardo pieno di orrore del signor
Arzen. Erano entrambi pallidissimi.
- Ma che razza di creatura  questa? -
balbett il notaro. - E quelle polveri?... Che
Tug abbia indovinato?
- Indovinato che cosa?
- Che avvelenavano Rosanna. Gi da
qualche tempo il ragazzo aveva dei sospetti,
e per accertarsene, ieri sera volle bere il decotto
che Mascia portava a Rosanna. Stanotte
 stato male.
- Che bravo e coraggioso ragazzo! -
esclam Even, commosso. -  eroico, quanto
buono e intelligente! S, s, aveva indovinato;
ne abbiamo la prova. Quella perfida
creatura odiava la signorina Rosanna, io lo
avevo capito da un pezzo! Per toglierla dalla
sua strada, non ha esitato davanti al delitto.
- E dire che  la figlia di mio fratello! -
esclam con voce spenta il signor Arzen.
Even scosse il capo.
Ne dubito. Come mai quella Tatiana la
chiama Lydia e accenna a un segreto che esiste
tra loro? Ho il sospetto che ci sia sotto
qualche losco imbroglio.
- Oh, se cos fosse! Se costei non appartenesse
alla mia famiglia! Purch la mia povera
Rosanna... -
La voce gli mor in gola.
- Guarir! Sono sicuro che Dio vi lascer
la vostra figliuola, il tesoro della famiglia!
E per avere il diritto di proteggerla io pure,
contro l'odiosa nemica, vi chiedo, signore,
gi sicuro di avere il pieno consenso dei miei,
la mano della signorina Rosanna. -
Il signor Arzen lo guard sbalordito.
- Come? Vorreste...?
- S, ve ne prego! Ditele che ho per lei
un affetto profondo, che sapr farla felice! -
Il notaro gli afferr le mani e le strinse
con forza.
- Non lo metto in dubbio! Siete degno di
tutta la nostra stima, e non so dirvi con
quanta gioia vi affideremmo la nostra Rosanna.
Ma  ammalata, purtroppo, e se si
tratta veramente di veleno, chiss quali disturbi
potranno restarle in seguito!
- No, la faremo guarire! Parlatele pi
presto possibile... parlatene anche alla signora
Arzen. Io avvertir subito i miei genitori.
Dobbiamo fidanzarci presto, cos
quella perfida creatura, vedendo svanire le
sue speranze, forse si smascherer da s. No,
non posso credere che costei appartenga alla
vostra famiglia! Osservate tutte le allusioni
che ci sono in quella lettera, e la minaccia,
nascosta... Se lei non vorr parlare, prenderemo
informazioni per mezzo del signor Arnzof e sapremo chi 
veramente. Quella Tatiana
ha bisogno di denaro; gliene daremo
in cambio delle sue rivelazioni sulla presunta
Mascia.
- Speriamo che abbiate ragione voi! Ma
come faremo per strapparle la verit? L'incidente
provocato da Tug l'avr messa in
guardia, e star molto attenta per paura di
vedere scoperto il suo delitto. -
Parlarono a lungo. Ben presto il dottor
Dornoy, serio e preoccupato, si un a loro.
Uscendo da questo colloquio, il signor Arzen
and da sua moglie, che stava riposando in
una stanza attigua a quella di Rosanna. Di
l a poco si diresse verso la camera di Mascia.
La ragazza lavorava a un acquerello che
voleva offrire a Rosanna il giorno del compleanno,
come aveva detto pochi giorni prima
alla zia. Quando il signor Arzen entr, trasal
impercettibilmente, ma si alz con gentile
premura, ed ebbe per lui un sorriso accogliente.
- Devo parlarti, Lydia, - disse con freddezza
il signor Arzen.
La ragazza ebbe un brusco movimento e
impallid.
- Lydia? Perch mi chiami cos, zio? -
disse con voce apparentemente calma, che
non riusc tuttavia a ingannare il signor
Arzen.
- Perch questo  il tuo nome, Lydia Galgoff.
E non chiamarmi zio, perch non sono
affatto tuo parente, - soggiunse, giocando
d'audacia, perch non era affatto sicuro di
quello che stava dicendo.
Mascia impallid ancor pi. Poi, improvvisamente,
arross, e i suoi occhi chiari
espressero una dolorosa indignazione.
- Come? Rinneghi la povera orfana che
non ha altro rifugio che la tua casa? Ma che
cosa ti ho fatto, zio?
- Hai seminato la zizzania nella nostra
famiglia tanto unita prima del tuo arrivo,
poi hai cercato di staccare la nonna da Rosanna
e, per coronare la tua opera, hai tentato
di avvelenare la mia povera figliuola. -
Mascia lanci una esclamazione di orrore
perfettamente simulata.
- Come osi...! Oh,  orribile!... Come
puoi dire una cosa simile a me, che voglio
tanto bene a Rosanna e a tutti voi!
- Taci, miserabile ipocrita! - url il signor
Arzen, non potendo pi contenersi. -
Grazie a Tug, abbiamo avuto la prova del
tuo delitto. Nel liquido rimasto in fondo alla
tazza il dottor Dornoy ha trovato il veleno
che questa notte ha fatto star male Tug e che
tu somministravi a poco a poco alla mia povera
Rosanna! -
Il viso di Mascia si contrasse in una brutta
smorfia, ma subito, irrigidendosi, ella rispose
in tono di sfida:
- E chi ti dice che sia stata io? Non lo
avevo preparato io, quel decotto.
- No, ma sarebbe assurdo accusare la nostra
vecchia fedele Maria; e poich la tazza
la portasti tu stessa... Inoltre, in una lettera
giunta stamani, e che  in mano mia, si parla
di certe polverine che fanno nascere dei rimorsi
nella persona che scrive, perch ti conosce
e teme che tu te ne serva per un uso
criminale. -
Gli occhi di Mascia espressero un vero
terrore.
- Una lettera? Che lettera? - disse con
voce del tutto cambiata.
-  firmata T. A. e ci  parsa molto edificante.
Cos, abbiamo potuto appurare che
non sei altro che una avventuriera che si fa
passare per la figlia di Gustavo Arzen. -
Per un istante Mascia sembr schiacciata
sotto il peso dell'accusa lanciata dal signor
Arzen col tono di chi  sicuro di s. Ma subito
si raddrizz, arrogante, con gli occhi
lampeggianti di sordo furore.
- Questo, credi? E le prove?... Dove sono
le prove?
- Le dar a chi di dovere, non dubitare.
E la Giustizia sar informata del tuo tentativo
di avvelenamento. -
Mascia, terrea in viso, volle ancora giocare
di audacia.
- E va bene, accusami pure: ma io racconter
in che modo gli spilli della signora
di Rodennec sono stati trovati nel cassetto
del tavolino di Rosanna.
- Raccontalo pure, sciagurata!... La signora
di Rodennec parler delle tue perfide
insinuazioni, della pretesa passione di Rosanna
per i gioielli. Suo figlio dir che vide
bene il tuo sguardo di cupidigia quando i
gioielli ti furono mostrati! S, puoi ripetere
le tue menzogne davanti alla Giustizia; non
le temiamo, e ti smaschereremo, miserabile
ipocrita! -
Ci volevano avvenimenti molto gravi per
far perdere al tranquillo signor Arzen la sua
calma abituale. Ma questa volta era proprio
fuori di s. Ora non dubitava pi della colpevolezza
della sedicente Mascia ed era convinto
che quella avventuriera non aveva nessun
legame con la sua famiglia. Capiva tuttavia
quanto sarebbe stato difficile ottenere
da lei una spiegazione e una confessione. Infatti
la ragazza rispose tranquilla alla sua
minaccia:
- Va bene, la Giustizia decider, e ti pentirai
di aver trattato cos tua nipote!
- Nipote? Non sei mia nipote, no, e lo
proveremo! Intanto ti chiudo in questa
stanza perch tu non possa nuocere a nessuno. -
E aggiungendo l'atto alla parola, usc
dando un giro di chiave alla porta.
 
Capitolo XIV.
LA FINE DI UN BRUTTO SOGNO.

Quella sera stessa, la signora di Rodennec
and dal notaro per fare a nome suo e del
marito la domanda ufficiale ai genitori di
Rosanna.
Avevano esitato un poco ad aderire al desiderio
del figlio. Rosanna piaceva moltissimo
tanto a lei che al marito, ma, come il
signor Arzen stesso, erano preoccupati delle
conseguenze che il lento avvelenamento di cui
era stata vittima poteva procurare alla ragazza.
Ma avevano ceduto alle insistenze di
Even e si erano decisi a fare la chiesta tanto
desiderata dal loro figliuolo.
Gli Arzen, nel ricevere la Contessa, rinnovarono
molto lealmente le obiezioni gi fatte
al giovanotto.
- Devo dire, per, - soggiunse il signor
Arzen - che il dottor Dornoy mi ha assicurato
che con le debite cure, un trattamento
appropriato, aria aperta e distrazione, Rosanna
si rimetter perfettamente. Ma, per
mio conto, sarebbe pi ragionevole aspettare.
Non vorrei che un giorno Even potesse rimproverarci
qualcosa in proposito.
- No, non avr niente da rimproverarvi,
perch  lui che vuole cos. Il nostro caro
ragazzo deplora di essere stato, bench involontariamente,
la cagione dell'odio di Mascia per
vostra figlia. Quella indegna creatura
si era immaginata che, se non ci fosse
stata Rosanna, sarebbe riuscita a diventare
contessa di Rodennec, e non aveva trovato
nulla di meglio che cercare di sopprimere
l'ostacolo. Ora Even vuole, col suo affetto e
con le sue premure, contribuire alla guarigione
della fidanzata. -
Un quarto d'ora pi tardi, la signora di
Rodennec veniva introdotta in camera di Rosanna.
La ragazza stava meglio, quella sera; ogni
pericolo di febbre cerebrale era scongiurato.
Il visetto pallido si illumin quando la signora
di Rodennec, dopo averla baciata, le
disse che veniva a chiederle di diventare la
sua figliuola, la sposa di Even.
La ragazza obiett:
- Ma sono malata...
- Guarirai presto, cara. Even ti aiuter
a guarire. Su, via, dimmi subito di s.
- Oh, s! Sono tanto felice! - disse Rosanna
appoggiando la guancia, divenuta a un
tratto di fuoco, sulla spalla della buona signora.
Quando Tug seppe la notizia, fece un salto
sulla poltrona, nonostante la debolezza che
aveva addosso dopo il grave disturbo della
notte.
- Finalmente! Evviva mio cognato! Evviva
la nostra Rosanna!  ben degna di essere
felice. Vorrei vedere la grinta che far
quel serpente di Mascia quando lo sapr! -
Questo desiderio di Tug non pot essere
esaudito perch il giorno dopo, quando Maria
entr nella stanza per portarle la colazione,
l'uccello aveva preso il volo; Mascia
era scappata dalla finestra. Era stata una
cosa facile, perch il tetto della lavanderia
era proprio l sotto. Sapendosi ormai smascherata,
aveva giudicato pi prudente non
aspettare che la Giustizia si immischiasse
nella faccenda.
Con molta cautela venne informata di tutto
la vecchia signora Arzen, e fu per lei un
colpo terribile. Dapprima non voleva credere
a quanto le veniva detto; ma si arrese
all'evidenza leggendo la lettera di Tatiana e
apprendendo la fuga di colei che aveva creduta
sua nipote.
- Non era la figlia di Gustavo, dunque?
- Spero proprio di no, - le rispose suo
figlio - sebbene non ne abbiamo ancora sicura
conferma. Il signor Arnzof  venuto
poco fa a offrire di andar subito a cercare
sua sorella per strapparle la verit riguardo
a Mascia. Se fossi sicuro che quella ragazzaccia
non  figlia di mio fratello, l'avrei gi
denunziata.
- No, no! - disse la nonna agitatissima.
- Lasciatela andare, sciagurata, e fate che
io non senta mai pi parlare di lei!
- S, ma vorrei impedirle di nuocere ad
altri. Costei  n pi n meno che una avvelenatrice,
e se avessimo tardato ancora a scoprirlo,
povera la nostra Rosanna! -
La nonna rabbrivid; le lacrime le empirono
gli occhi e colarono gi per le guance
rugose. Si rimproverava amaramente la fiducia
che aveva riposta in quell'abile simulatrice.
Anche la signorina Lazarina cadde dalle
nuvole quando seppe la bassezza di colei che
aveva portata alle stelle. E non fu la sola a
Losbleuc, poich Mascia, con la sua aria
semplice e mite, con le sue abili adulazioni,
con tutto quell'insieme di umilt ipocrita
che la caratterizzava, si era conquistata molte
simpatie.
- A me per non  mai piaciuta, - dichiar
il dottor Dornoy. - E non ho mai capito
l'entusiasmo di mia sorella. -
La signora di Rodennec, presa dal rimorso
di aver potuto per un momento addossare a
Rosanna la responsabilit della scomparsa
degli spilli, non sapeva pi che cosa inventare
per riuscirle gradita.
La convalescenza della ragazza progrediva
a gran passi in quell'atmosfera di affetto e
di gioia serena.
Tug era diventato in famiglia una specie
di eroe, ma il bravo ragazzo non se ne inorgogliva,
e si rallegrava con semplicit della
gioia della sorella e dell'amico Even, il solo
che, oltre lui, aveva scoperto l'ipocrisia di
Mascia.
Per mezzo del signor Arnzof fu possibile
avere in seguito informazioni precise sulla
ragazza.
Era figlia di una defunta sorella della moglie
di Gustavo Arzen. Orfana dei genitori,
era stata educata insieme alla cugina, la vera
Mascia, dalla loro comune zia. L aveva conosciuto
Tatiana Arnzof, molto pi adulta
di lei, e ne aveva seguito il cattivo esempio.
Ma Tatiana stessa aveva diffidato del carattere
subdolo di quella giovinetta, e a poco
a poco ne aveva scoperto la perversit.
Una sera Mascia Arzen si era messa a letto
con una improvvisa indisposizione. Infieriva
in quel momento nella zona una febbre maligna
che mieteva molte vittime, cagionando
molte morti. Mascia dovette esserne colpita,
perch spir durante la notte.
Lydia allora ebbe un'idea; poich somigliava
moltissimo alla cugina, poteva far credere
che la morta fosse Lydia, ed entrare nei
panni di Mascia, con la speranza di essere
un giorno aiutata dall'agiata famiglia di lei;
intanto Gustavo Arzen avrebbe continuato,
pur non occupandosi della propria famiglia,
a mandare un mensile per il suo mantenimento.
Tatiana, consultata in proposito, approv
il piano. La zia, messa a parte della cosa, fu
dapprima contrariata; ma era una donna di
carattere debole, e Lydia seppe presto persuaderla.
Cos fu lasciato credere a Gustavo
Arzen che sua figlia era ancora in vita.
Poco tempo dopo, il signor Arzen aveva
avuto l'idea di occuparsi della figlia. L'aveva
chiamata in Francia e messa in un istituto
perch completasse, anche se tardi, la sua
istruzione.
Intelligente e pronta, Lydia in due anni
aveva fatto progressi sorprendenti e si era
conquistata la simpatia delle insegnanti, se
non quella delle compagne che intuivano la
sua ipocrisia. E furono le insegnanti che fecero
di lei i pi caldi elogi al signor Arzen e
a sua madre quando, dopo la morte di Gustavo,
questi pensavano di accoglierla a Losbleuc.
Tutto si spiegava, ora; e fu un vero sollievo
per gli Arzen il fatto che quella criminale non avesse nessun
legame di parentela con loro.
Il notaro si affrett a far ricercare
l'avventuriera. La polizia riusc a sapere che
si era imbarcata a Saint-Nazaire per gli Stati
Uniti; ma a Nuova York si perdevano le sue
tracce, e nessuno sent pi parlare di lei.
Il matrimonio di Even e Rosanna venne
celebrato in una bella giornata di ottobre.
Fu un grande avvenimento in paese. I signori
di Rodennec erano stati di una generosit
regale, e il buon priore rimaneva estatico
dinanzi ai bellissimi paramenti e ai vasi
sacri offerti alla sua chiesa dal futuro sposo.
Le persone intervenute furono tante che
molti dovettero restare fuori di chiesa. I giovani
sposi furono molto ammirati e formavano
una bella coppia.
La signora di Rodennec era elegantissima.
Tug raggiava di gioia; dava il braccio a
Michela, graziosissima in un vestito di seta
celeste e tutta contenta del bel braccialetto
regalatole dalla sposa.
- Bevve lui il veleno, per salvare la sorella!
- sussurrava la gente.
Tug volgeva gli occhi chiari e leali sui presenti,
senza impaccio, ma senza orgoglio. Un
vecchio cliente di suo padre, osservando la
fisonomia simpatica del ragazzo, ebbe a dire:
- Quello sar un gran galantuomo, degno
della stirpe degli Arzen. -
Il penoso ricordo della malvagia ragazza
che aveva usurpato il posto di Mascia Arzen
aleggi ancora per molto tempo sulla casa
del notaro.
Mascia aveva fatto soffrire tutti; ma il dolore
della nonna era stato il pi acerbo. N
fu alleviato se non quando la vecchia signora
pot stringere tra le braccia il bambino di
Rosanna, al quale venne posto il nome di
Tug.
Genitori e nonni avevano dichiarato di comune
accordo che Tug doveva esserne, per
merito, il padrino; la signora di Rodennec ne
fu la madrina. Tug apprezz molto questo
grande onore, e gli impegni d'uso che prese
verso il neonato gl'impegnarono il cuore.
Come disse Rosanna al marito, quello non
sarebbe stato un padrino solamente di nome,
ma avrebbe fatto tutto il suo dovere verso il
piccolo Tug se un giorno i suoi genitori gli
fossero venuti a mancare.
In una sera d'estate le due famiglie erano
riunite sul piazzale della Villa degli Uccelli.
Giuseppina, che trascurava Kif-Kif da quando
era nato quello che chiamava pomposamente
mio nipote, era in contemplazione davanti
al piccolo che dormiva tranquillamente sulle
ginocchia della mamma.
Anche Tug, seduto accanto alla sorella,
guardava il suo figlioccio. In quel momento
comparve sulla terrazza Bobby, rumoroso secondo
il solito. Tug gli fece cenno di moderarsi
e Josie gli and svelta incontro con un
dito alzato.
- Adagio. Sveglierai mio nipote! - disse
in tono severo, cos buffo che fece ridere tutti
i presenti.
Bobby, seccato, rispose con sdegno:
- Ti occupi soltanto di lui! Non si pu
pi giocare con te. Anche tu sei sciocca come
tutte le bambine!
- Rimani dunque a casa tua! - rispose
altera Josie, voltandogli le spalle. - Preferisco
mio nipote a te! -
A questa dichiarazione, il povero Bobby
perse la sua bella baldanza. Con aria disperata
guardava la piccola amica che tornava
presso il piccolino.
Rosanna se ne accrse, e sussurr alla
bambina, con un certo rimprovero:
- Fai male, Josie, a trattare cos il povero
Bobby. -
La bimba si volt di colpo e, visto il viso
afflitto del suo amichetto, con un balzo gli
fu vicina e lo abbracci.
Rosanna and a mettere a letto il piccino.
Michela, che stava in disparte a cucire ascoltando
Marion che leggeva ad alta voce per
Lino, alz la testa sentendosi chiamare da
Tug.
- Michon, mi pare che tutto il male fatto
dalla falsa Mascia sia ormai dimenticato, -
disse Tug dopo un momento di silenzio.
- S, pare anche a me. Rosanna si  rimessa
benissimo, ed  pienamente felice;
Gianni ha finalmente capito che bisogna studiare,
e Marion diventa pi sopportabile,
come diceva il signor di Rodennec a tua
madre.
-  vero, la nostra Sapienza si  finalmente
indotta a seguire l'esempio di Rosanna.
Comincia a occuparsi un poco di pi
degli altri e un po' meno di se stessa e soprattutto
della sua intelligenza. Ricordi? La
Santarellina le aveva fatto credere di avere
una mente superiore e di potersi ritenere perci
esonerata dai comuni doveri e dall'occuparsi
del prossimo. Ah, che tipaccio era
quella!
- Se non fosse stato per te, forse mi sarei
lasciata ingannare anch'io, come si lasciarono
ingannare gli altri.
- Non credo, perch tu sei osservatrice e
le stonature ti avrebbero presto messa in
guardia. Per fortuna anche Even ha avuto
buon fiuto, altrimenti quella sciagurata poteva
riuscire nel suo intento e diventare contessa
di Rodennec. Che dolore sarebbe stato
per Rosanna! E che disgrazia per Even! Non
sono stato il solo ad avere buon naso in questa
faccenda, Michon.
- Ma il tuo fiuto  stato straordinario,
Tug. La giudicasti a prima vista, appena
scese dal treno!
- S, ma non vollero credere al povero
Tug, e si sono lasciati ingannare dalle moine
della Santarellina. Ci poteva costarci caro!
Ma tutto  bene quello che finisce bene! Non
ne parliamo pi e dimentichiamo i brutti
giorni, Michon, sar meglio. -
Passeggiarono un poco chiacchierando con
la loro consueta allegria, poi tornarono tutti
a casa.
La nonna, che soleva coricarsi presto, si era
gi ritirata; il signor Arzen era nel suo studio
per finire un lavoro urgente; i bambini
erano gi a letto e Marion e Gianni stavano
studiando.
- Tug, non dimenticare di scrivere a
Francesco, stasera, - disse la signora Arzen
vedendo comparire il figlio. - Tocca a te,
questa volta; il nostro caro ufficialetto sarebbe
proprio arrabbiato se arrivando in
porto non dovesse trovare posta.
- S, scriver, stai sicura, mamma. Accompagno
Michela fino al cancello e torno
subito indietro. -
Poco dopo, infatti, Tug era seduto alla sua
scrivania.
Carissimo Francesco,
ecco le notizie della famiglia che ti raggiungeranno
laggi nei mari della Cina
dove stai navigando, felice mortale! Come
ti invidio! So bene che ci sono i rischi del
mestiere; ma non importa; la vita del marinaro
 molto pi piacevole di quella del notaro.
Ma ciascuno deve seguire senza rimpianti
la via che gli traccia la Provvidenza, come
diceva quel bravo signor Jacquet, il nostro
vecchio professore di letteratura, del quale
Gianni ti ha annunziato ufficialmente la
morte. Un galantuomo di meno sulla terra!
Ho ora il rimorso di averlo fatto arrabbiare,
qualche volta. Ma la giovent  crudele, come
ha detto non so chi, e passiamo met della
vita a deplorare quello che abbiamo fatto nell'altra
met.
Che ne dici? Forse tuo fratello sta invecchiando
e diventa filosofo? Ho ormai sedici
anni, caro mio, e una zucca piena zeppa di
idee e di riflessioni. Ci non mi impedisce
per di divertirmi, di fare degli scherzi a Michon,
a Gianni e a quel bravo ragazzo di
Piero, sempre flemmatico e pacifico.
Ora passiamo ai particolari. La nonna
sta meglio e si consola coccolando il mio bel
figlioccio che cresce magnificamente. Sono
fiero di lui, ma come puoi bene immaginare,
il suo babbo e la sua mamma ne sono ancora
pi fieri di me.
Si vogliono sempre pi bene e formano
proprio una coppia esemplare, quei due!...
Ti confido che, sebbene ormai sia tutto passato,
rabbrividisco ancora quando penso al
terribile pericolo a cui eravamo esposti tenendo
in casa nostra quella orribile Mascia!...
Qui Tug rimase con la penna sospesa. Dalla
finestra aperta entrava l'aria fresca della
sera, portando con s gli effluvi dei boschi.
Un raggio di luna rischiarava il giardino degli
Arzen e il piccolo parco della Villa degli
Uccelli. Tug, col mento appoggiato alla mano,
pensava ai giorni in cui la sedicente Mascia
viveva in seno alla famiglia Arzen, e distrattamente
sussurrava tra s e s:
E dire che a Belle-Isle le salvai la vita!
Non lo rimpiango; feci il mio dovere. E per
ringraziamento, quella avvelenava mia sorella!
Ah, che birbona!
...
.
...
FINE.